Sia Sabastian Sawe che Yomif Kejelcha, i primi due atleti capaci di infrangere a Londra lo storico muro, hanno gareggiato con le Adidas Adizero Adios Pro Evo 3. La calzatura presentata il 23 aprile e messa in vendita solo due giorni dopo, è entrata nella storia già il 26 aprile, grazie a un peso record di appena 97 grammi che la rende la scarpa da gara più leggera mai prodotta dal brand tedesco. Tra le strade londinesi la sfide a cielo aperto a suon di prototipi con i competitor Nike e On
L’ultima edizione della maratona di Londra ha rappresentato un autentico spartiacque nella storia dell’atletica leggera, segnando l’epocale abbattimento del muro delle due ore. A compiere l’impresa due tra i più importanti interpreti attuali della disciplina, Sabastian Sawe e Yomif Kejelcha, che hanno riscritto i limiti dell’umano portando a termine una prestazione fino a ieri ritenuta impensabile. Gran parte dei riflettori, oltre che sugli atleti, si è accesa sulla tecnologia ai loro piedi: entrambi correvano infatti con le Adidas Adizero Adios Pro Evo 3, una calzatura che rappresenta un piccolo miracolo di ingegneria sportiva. Presentata il 23 aprile e messa in vendita solo due giorni dopo, è entrata nella storia già il 26 aprile, grazie a un peso record di appena 97 grammi che la rende la scarpa da gara più leggera mai prodotta dal brand tedesco.
Una sfida a cielo aperto tra i colossi delle scarpe da gara
Il dominio di Adidas si è esteso anche alla competizione femminile, dove Tigist Assefa ha trionfato fermando il cronometro a 2.15’40”, stabilendo il nuovo record del mondo in una gara esclusivamente femminile e confermando l'efficienza delle Pro Evo 3. La maratona londinese si è trasformata in una sorta laboratorio a cielo aperto per l’innovazione tecnica, con una sfida tra i colossi del settore a colpi di prototipi. Al terzo posto si è piazzato Jakob Kiplimo che, pur non vincendo, ha chiuso con l'incredibile tempo di 2.00’28”, scendendo sotto il precedente primato mondiale di Kelvin Kiptum (2.00’35”). Kiplimo ha gareggiato testando in anteprima il prototipo delle future Nike Alphafly 4, confermando che la rincorsa tecnologica di Nike è più viva che mai. Non è rimasta a guardare nemmeno la svizzera On, che sta scalando rapidamente le gerarchie del running d'élite. Il brand ha conquistato il secondo gradino del podio femminile con Hellen Obiri, la 'regina di New York', che ha gareggiato con le nuove Cloudboom Dev 5. Si tratta dello stesso modello che ha portato al successo il nostro Yeman Crippa alla maratona di Parigi (vinta in 2.05’16”). Performance che dimostrano come il mercato delle 'super shoes' sia ormai una battaglia globale tra brand che spingono sempre più in là il confine tra prestazione umana e supporto tecnologico.