Copenaghen "on the road", dalle bakery alle saune mobili: viaggio nell'hygge danese
Lifestyle
Introduzione
Ci sono viaggi che cominciano da un monumento. Altri che iniziano da un museo. E altri ancora che prendono il via all’interno di un cafè, tra il profumo di una girella al cardamomo e la fragranza di un panino con burro e formaggio. Il nostro viaggio a Copenaghen, nell’inverno più freddo degli ultimi 15 anni, parte proprio da una di quelle “bageri” che stanno facendo la fortuna della Capitale danese e sono una delle massime espressioni del concetto, tutto nordico, di “hygge”.
Ad accoglierci è Chiara, imprenditrice ligure che alla cannella accosta le scorze di limone e ai semi di papavero le zeste di arancia. Arrivata come apprendista “bramosa” di imparare i segreti della panificazione danese, è oggi la proprietaria di tre delle bakery con caffetteria più frequentate e apprezzate di Copenaghen. Un grande tavolo centrale che spinge a chiacchiere tra sconosciuti, sedute minimal con vista sulle casette gialle di Nyboden, piccola cucina che sforna pane e torte di fronte ai clienti e accesso diretto a uno dei negozi di arredamento più noti della città.
È da qui, dal civico 57 di Fredericiagade, che comincia il nostro viaggio alla scoperta dell’hygge danese. Un viaggio che ci porterà a cenare tra sconosciuti in una chiesa sconsacrata, a condividere i fornelli in una casa di Christiania e a sferruzzare di fronte a una bevanda calda in uno dei knit cafè della città. Ma anche ad ammirare la collezione di dipinti nella pinacoteca più importante del Paese e a immergerci nell’acqua ghiacciata dopo una sauna galleggiante nel nuovissimo quartiere di Nordhavn, definito dal New York Times la "mini-Miami danese".
Quello che devi sapere
Il concetto di hygge
Per gli svedesi è “mys”, per i tedeschi “Gemütlichkeit”, per gli olandesi “gezelligheid”. Per i danesi, semplicemente, “hygge”. Una parola che identifica il “vivere bene” e racchiude, in 5 lettere, quel concetto di “calore e intimità” che ha reso i danesi uno dei popoli più felici del mondo. Il termine deriva dal norreno antico e significa, letteralmente, “appagamento e benessere”. Apparso in Danimarca per la prima volta alla fine del XVIII secolo, è diventato parte integrante della cultura locale e identifica quell’atmosfera accogliente che consente di godere del momento presente condividendo il bello della vita con le persone care. L’inverno è la stagione hygge per eccellenza. Hygge è una tazza di caffè fumante e una candela accesa. Hygge è una serata tra amici. Hygge, ancora, è il sorseggiare un gløgg (il vin brulé locale) nell’intimità della propria casa, davanti a un camino acceso e con un buon libro tra le mani.
Dalle communal dinner ai ristoranti stellati: l’hygge a tavola
Intrinseco al concetto di hygge c’è quello di convivialità. Che sia spartire il cibo con gli amici nell’intimità della propria casa, partecipare a una Communal dinner condividendo i piatti con sconosciuti o, ancora, cenare nel calore di un ristorante stellato con la propria famiglia, l’hygge a tavola favorisce la socializzazione e rappresenta un'alternativa conviviale alla solitudine urbana. Pioniere delle cosiddette “cene comunitarie” (fællesspisning) a Copenaghen è Absalon, situato in una chiesa sconsacrata nell’elegante quartiere di Vesterbro. Il menu cambia ogni giorno per mettere in risalto ingredienti di provenienza locale trasformati in piatti a prezzi accessibili che vengono serviti al tavolo dagli stessi ospiti. Concept analogo per Kanalhuset, nel cuore del quartiere di Christianshavn (cena sociale dentro un edificio storico affacciato sul canale che oggi funziona anche come boutique hotel) e per Nordhus, nuovo centro culturale e hub sociale a Nordhavn gestito da un collettivo di giovani creativi che vivono e lavorano nello spazio. A pochi chilometri di distanza, Elizabeth (ex ballerina, cantante, percussionista e insegnante di danza africana) accoglie gli ospiti per una cena vegetariana nella sua casa “blu” di Christiania, il quartiere autogestito fondato nel 1971 da un gruppo di hippy e anarchici in una ex base militare. Come lei, sono decine in tutta Copenaghen, gli over 60 che si offrono di mettere a disposizione la propria casa per le Silver dinner, momenti conviviali in cui raccontare storie di vita davanti a un piatto di stegt flæsk o di frikadeller. Per chi non vuole rinunciare a una cucina stellata trova in Copenaghen diverse proposte capaci di unire sostenibilità e innovazione in un’ambientazione suggestiva. Stagionalità e rispetto della materia prima sono al centro dell’offerta di Alouette che vanta una Stella Michelin e una Stella Verde. Situato di fronte ai Giardini del Re, è la “casa” dello chef californiano Nick Curtin che, in un ambiente quasi atemporale, propone un menu che gli è valso la nomina della White Guide a ristorante più sostenibile di Danimarca nel 2024 e il premio della 360 Eat Guide come quinto ristorante più sostenibile al mondo. Al civico 34 di Sankt Peders Stræd, nel Quartiere Latino di Copenaghen, troviamo invece Vækst che, con una serra a due piani costruita all’interno del ristorante, regala agli ospiti la sensazione di mangiare in un giardino. Nel menu baccalà salato con ribes bianco, pomodori verdi e latticello e lattuga grigliata con ribes nero acerbo, aglio orsino e formaggio danese. Poco fuori Copenaghen il Den Gule Cottage propone un menu stagionale in un’atmosfera intima e accogliente, con arredamento vintage e luci soffuse.
Panifici, knit cafè e smørrebrød
Nell’aria profumo di burro, cannella, cumino, noce moscata e cardamomo. In vetrina, Snegl, Kanelsnegle e Fastelavnsbolle. A Copenaghen l'arte della pausa caffè è elevata a vera e propria filosofia di vita che incarna perfettamente quel senso di intimità e benessere dato dalle piccole cose in un ambiente dal design ricercato e accogliente. Negli ultimi anni la Capitale danese ha assistito a un vero e proprio boom di bakery ed è diventata una delle destinazioni più gettonate dagli amanti dei panificati e dei dolci che la scelgono per i loro food tours.
Tra le più celebri, oltre alle già citate Apotek57, Lido e Riviera dell'italiana Chiara Barla, troviamo Hart Bageri, fondata dall'ex capo pasticcere della Tartine di San Francisco, Richard Hart, e dal co-fondatore del Noma René Redzepi. Merita una menzione Sinne gas bageri, nel quartiere di Østerbro, celebre per il suo Brunsviger a base di burro e zucchero di canna, così come Andersen & Maillard (imperdibile la sua Spandauer - tartelletta alla crema), Juno the bakery (regno indiscusso dei Kardemommeboller) e Lille, nella vecchia area industriale di Refshaleøen. Per chi davanti a una bevanda calda ci vuole stare con ferri e uncinetto, i posti giusti sono Woolstock (in Jagtvej 183) e Samvaerk - Garn & Kaffe (in Stedgade 65 a Vesterbro). E per chi non vuole rinunciare a una tazza di tè il consiglio è di provare il White Temple di Perch’s Tea Room, l’istituzione reale del tè in Danimarca. Chi, invece, ai dolci preferisce uno smørrebrød (il tipico panino “aperto” danese), deve andare da Orangeriet nel parco di Kongens Have, da Cap Horn nella zona del porto e da Aamans Genbo a Carlsberg City, quartiere nato dalla trasformazione dell’ex villaggio operario della birra Carlsberg.
Centri termali, saune galleggianti e bagni nel mare ghiacciato
E proprio a Carlsberg City, in un edificio risalente al 1881, si trova AIRE Ancient Baths, un centro termale illuminato dalla luce delle candele e con un profumo di fiori d’arancio che riempie l’aria. Ma per vivere l’inverno come un vero danese, non si può prescindere da un bagno post-sauna nelle acque del porto, tra le più pulite d’Europa: è rigenerante, sociale e, soprattutto, hyggeligt (accogliente e confortevole). Lo stabilimento Sjællandsgade Bad in mattoni rossi, nella zona di Nørrebro, risale al 1917 ed è stato riportato all'eleganza originale delle sue piastrelle color crema. Ancora più antico è il Sofiebadet di Christianshavn che risale al 1909. Dopo la chiusura alla fine degli anni '90, ha riaperto in seguito alla richiesta locale e ora si colloca a metà strada tra un monumento storico e uno spazio benessere. Accanto a questi stabilimenti balneari storici si è assistito negli ultimi anni a un'ondata di saune contemporanee. La più vicina al centro è Winter Island a Vesterbro, con quattro saune galleggianti con vista sul porto, prenotazioni private e sessioni di sauna condivise. Su Refshaleøen, un'ex isola industriale un tempo soprannominata "Piccola Siberia”, CopenHot e HotTub Copenhagen dispongono di botti fumanti sullo sfondo delle vecchie gru dei cantieri navali e su Marblekirken. Il consiglio? Andateci al tramonto. Per chi all’acqua preferisce il verde, MobilSauna si trova a Banegaarden, una lussureggiante enclave di vecchi binari ferroviari vicino alla Stazione Centrale, circondata da piante ed edifici recuperati.
Andar per musei
Il 2026 è l’anno del 350esimo anniversario dalla scoperta della velocità della luce di Ole Rømer. L’astronomo danese usò le eclissi lunari su Giove per capire che la luce non viaggia in modo istantaneo. Per celebrarlo la Rundetårn di Copenaghen, la torre rotonda situata nel centro città (che è anche il più antico edificio osservatorio ancora funzionante in Europa), gli dedica la mostra AD LUCEM che racconta la storia della scoperta e del suo legame proprio con la costruzione che ospitava l’osservatorio astronomico in cui Rømer lavorò. A poche centinaia di metri di distanza, in Sølvgade, troviamo lo Statens Museum for Kunst (SMK), la Galleria Nazionale che vanta la più grande raccolta danese di opere d'arte con tele del Mantegna e di Tintoretto e diversi quadri della cosiddetta "Età d'oro" della Danimarca. Parte integrante della produzione industriale, dello stile di vita e dell'identità nazionale della Danimarca, il design è il protagonista del Designmuseum Danmark e del Centro Danese di Architettura (DAC). Il primo, ospitato in un edificio rococò del XVIII secolo, racconta la storia del design danese attraverso mostre temporanee e permanenti. Il secondo, inserito nell’avveniristico BLOX, funge da centro per l'innovazione urbana incoraggiando a riflettere sul futuro delle aree metropolitane. Il nostro viaggio nella Copenaghen hygge non poteva che concludersi al 19 di Admiralgade dove sorge The Happiness Museum, il primo museo della felicità al mondo. L'idea è di Meik Wiking, Ceo di Happiness Research Institute (il think tank che si occupa di monitorare il grado di benessere e la qualità della vita dei vari Paesi del mondo) e autore del libro "La via danese alla felicità”: 240 metri quadrati articolati in otto stanze con esperienze ludiche e interattive, mappe visuali, statistiche e informazioni scientifiche che offrono ai visitatori dati concreti per osservare quanto la politica, le imposizioni sociali e lo stile di vita ostacolino il traguardo di una vita serena.
Dall'hotel con una stanza a quello nel negozio di design: dove dormire
Scegliere l’alloggio giusto è parte dell’esperienza hygge a Copenaghen. La capitale danese consente una grande varietà di soluzioni: dagli hotel di design agli alloggi più “intimi” fino ancora agli alberghi con vista. Il Central Hotel & Café a Tullinsgade, nel quartiere di Vesterbro, è noto per essere l'unica struttura alberghiera al mondo con solo una piccola stanza situata sopra una caffetteria con un unico tavolino e 5 sedie. Intimità, calore e attenzione ai dettagli anche per il Kaj Hotel, nel quartiere di Paper Island: una houseboat di coppia che vanta una sauna privata con vista sul porto della città. A Nordhavn c’è probabilmente il primo design hotel di una sola stanza costruito all’interno di una vecchia gru per carbone: il The Krane ha tra i suoi servizi un’auto di cortesia e una spa di lusso riservata ai suoi clienti. Ristorante italiano e vista a 360 gradi su Copenaghen per l’Hotel Otillia a Carsberg City, ex spazio industriale riconvertito in struttura ricettiva. Riconversione in hotel anche per Audo. In quello che era un magazzino mercantile di Nordhavn c’è oggi uno spazio multifunzionale che unisce hotellerie (10 camere), bar e negozio di arredo.