Pincio: "Il primo comandamento di Instagram? Non produrrai contenuti all'infuori di te"

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Filippo Maria Battaglia

Foto di Alessandro Vasari

Lo scrittore e traduttore firma uno dei sedici interventi raccolti in "Che chi faccio qui?", un libro che si interroga su come è cambiato il nostro rapporto con le parole e le immagini dopo l'irruzione dei social network. L'intervista

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Il punto di partenza, peraltro omai assodato, è che - complici i social - negli ultimi due decenni il rapporto tra parole immagini è stato rivoluzionato. Meno scontate, invece, le conseguenze e le prospettive di quel cambiamento. A provare a dare una risposta sono ora sedici scrittori in "Che ci faccio qui?", un'antologia per le cure di Maria Teresa Carbone pubblicata da Italo Svevo (pp. 240, euro 20).

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"Non è detto che quando si parla del mondo l'obiettivo sia sempre quello di apparire belli o perfetti - racconta uno di quegli scrittori, Tommaso Pincio, a 'Incipit', la rubrica di libri di Sky TG24 - Nei secoli scorsi l'arte e la letteratura ci hanno spesso messo davanti ad autori e artisti che hanno cercato di mostrarsi sgradevoli.  Il punto è che oggi tutto ciò, in luoghi come Instagram, è di fatto impossibile. Anche quando si cerca di provocare, il  social riesce infatti a inglobare il contenuto in una cornice di bellezza, così come è impossibile produrre qualcosa che non riguardi noi stessi".

"Ovviamente bisogna chiarirsi sull’effettivo significato di bellezza - nota Pincio - Non vedo molta differenza tra il poeta che cerca qualità estetiche in uno scorcio metropolitano e una ragazza che fotografa se stessa dopo avere indossato un vestito e predisposto un set che esaltino la sua avvenenza". Prima di aggiungere che "su Instagram il primo, se non unico comandamento, è che non produrrai mai altro contenuto all'infuori di te".

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