Fumetti e Pride, Marco Lupoi: "A 15 anni non potevo riconoscermi in un supereroe"

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Gabriele Lippi

Dalla censura della Comics Code Authority ai coming out di Tim Drake e Jon Kent. Il fumetto supereroistico americano ha fatto passi da gigante nel riconoscimento della diversità e nella rappresentazione delle persone LGBTQIA+. Il direttore publishing di Panini Comics racconta e spiega il percorso seguito e alcune delle iniziative per il mese del Pride

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C’è stato un tempo in cui i supereroi dovevano celare il loro orientamento sessuale. Un tempo di regole ristrette e codici di censura impossibili da abbattere persino per chi possiede dei superpoteri. E allora si nascondevano, così come i loro autori, impegnati a disseminare indizi tra le vignette e le tavole, sperando che il lettore più arguto e sensibile riuscisse a cogliere ciò che alla Comics Code Authority era sfuggito. Oggi i supereroi possono essere orgogliosamente gay, così tanto che tanto Marvel quanto DC hanno preso l’iniziativa di pubblicare degli albi antologici a tema a giugno, durante il Pride Month. DC Pride e Marvel Pride arrivano anche in Italia pubblicati da Panini Comics. E il tema continua a essere d’attualità, purtroppo ancora divisivo tra i lettori. Ne abbiamo parlato con Marco Marcello Lupoi, direttore publishing di Panini Comics, già primo editor dell’etichetta Marvel Italia, e, ancora prima, lettore gay di fumetti che lo appassionavano senza rappresentarlo.

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In principio fu Northstar?
Per Marvel sì, nel senso che il primo personaggio gay della Marvel è sempre stato considerato lui. Northstar primo a fare coming out e uno dei primi in cui si intuiva fin dall’inizio pur non essendo detto esplicitamente. Ma se uno fa il filologo ne scopre tanti altri che tra le righe lo erano da prima. Sul nuovo Marvel Pride, che in Italia uscirà l’anno prossimo ma in Usa è uscito giovedì 23 giugno, c’è un editoriale che spiega tutte queste apparizioni in un periodo in cui non si poteva, spiegando come gli sceneggiatori lo lasciassero intuire. Tra questi c’era persino una coppia interraziale, un cattivo e un buono, dentro Black Panther. Tra gli X-Men ci sono sempre stati i personaggi omosessuali, Mystica e Destiny sono sempre state una coppia anche se la cosa è stata ufficializzata dopo 20 anni. Sono sottotesti di cui io non mi ero mai accorto da lettore perché la Comics Code Authority impediva di parlare di determinate tematiche.

Quindi Marvel si è mossa prima e meglio di DC?
Si sono mosse più o meno in parallelo, in modi diversi. Una primogenitura si fa fatica a fissarla. DC fece qualcosa di molto simile: inserì personaggi tipo la commissaria lesbica in Superman, poi creò Extraño, supereroe latino gay un po’ troppo flamboiant e stereotipato. Poi, se si guarda col senno del poi, che Constantine fosse un personaggio bisessuale adesso è dato per scontato, io che l’ho letto per anni non me n’ero mai accorto.

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Al di là dei supereroi, qual è la situazione nei manga? Il Giappone è più avanti o più indietro?
Entriamo in un universo sterminato. Nel mondo del manga il boys love, il fumetto per pubblico femminile con personaggi omosessuali maschili esiste da tantissimo, viene pubblicato da tutti gli editori, e ha un format preciso che prevede un amore platonico per tutto l’albo fino ad arrivare alle scene di sesso nel finale. Da uomo gay io lo leggo e mi fa ridere perché è una visione fantasticata dell’erotismo omosessuale, che segue schemi stereotipati. C’è un genere analogo per i personaggi lesbiche. Ora invece escono manga a tematica lgbt che esplorano più le relazioni tra le persone. Noi abbiamo pubblicato le due opere di Gengoroh Tagame, pensate per un pubblico di massa tanto che della prima, Il marito di mio fratello, hanno fatto pure una serie. Sono fumetti quasi educational, attraverso le relazioni dei personaggi raccontano la situazione degli omosessuali in Giappone e nel mondo. Dello stesso genere è My True Colors, che abbiamo pubblicato sempre noi. Ora che ci penso, un manga a tematica gay che abbiamo pubblicato anni fa è New York New York, uscito 20 anni fa e mai più ripubblicato. Poi c’è tutta la produzione erotica gay hardcore con svariati editori.

E il fumetto d’autore occidentale?
Il fumetto d’autore, per sua definizione, spazia dappertutto. E gli autori ci mettono loro stessi. Già venti, trenta anni fa trovavi opere autoriali col personaggio gay o lesbo, oggi è molto più presente perché ci sono tanti autori LGBT che fanno tante opere di ogni genere con dentro personaggi che LGBT. Noi pubblichiamo Nomen Omen. Giulio Macaione è un grande autore che ha fatto tanti fumetti a tematica LGBT, anche in Fucking Sakura c’è una situazione del genere all’interno di un contesto che non è specifico. E questo è quello che ci aspettiamo dalla fiction, che racconti la qualunque dove i personaggi rappresentino la varietà umana.

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Tornando ai supereroi, per anni ci si è limitati a personaggi secondari, oggi invece abbiamo addirittura un Superman bisessuale. Quando c’è stato il cambio di marcia?
Si parla di questo secolo. Abbiamo iniziato ad avere Batwoman lesbica, o scoprire che il Green Lantern orignale (Alan Scott, ndr) era sempre stato omosessuale pur avendo avuto dei figli. In Marvel, l’Uomo Ghiaccio ha lo stesso percorso retroattivo, Daken, il figlio di Wolverine è bisessuale. Fino agli ultimissimi sviluppi in casa DC, dove sia il figlio di Superman sia uno dei cinque Robin, Tim Drake, sono bisessuali. Anche il nuovo Aquaman lo è. In Marvel uno dei due figli di Visione e Scarlet Witch, Wiccan, è omosessuale e ha sposato Hulkling, il figlio del primo Capitan Marvel. Anche Ercole e Marvel Boy hanno una relazione.

Molti accusano le major del fumetto di essersi piegati al politicamente corretto. La bisessualità di Jon Kent ha destato parecchie polemiche… Per non parlare della scelta di far indossare a un vigilante LGBTQIA+ un costume da Capitan America…
La diversity nei media, negli ultimi 5 anni è diventata esplosiva. Abbiamo avuto un Dr. Who donna, ora un attore omosessuale a interpretarlo. In tutte le serie ci sono esempi del genere. Questa cosa è un trigger per tutte le persone che vorrebbero vivere in un mondo dove sono tutti bianchi, cisgender, eterosessuali. La verità è che la fiction era disallineata con la realtà, per vari motivi, anche di esportazione del prodotto. Ma la fiction non può non raccontare la realtà. Oggi sono tanti i giovani che si definiscono fluidi per orientamento e identità di genere. La letteratura ha sdoganato queste tematiche da decenni.

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C’è chi dice “meglio creare un personaggio nuovo che cambiarne uno che già esiste”. Cosa ne pensi?
Credo che non abbia senso snaturare i personaggi iconici. Non avrebbe senso rivelare che Clark Kent è bisessuale, ma quando hai il figlio di Superman, perché non può essere bisessuale o omosessuale? Batman ha avuto cinque Robin, perché non è possibile che uno di loro sia omosessuale o bisessuale? Si tratta di rispettare un po’ gli equilibri che ci sono.

Pensi che, sempre tra i lettori, tra omosessualità maschile e omosessualità femminile ci sia la stessa percezione? O la seconda è più accettata della prima?
C’è una differenza ma c’è nel mondo in generale, non solo tra i lettori di fumetti. Il mondo è governato dal patriarcato, da uomini cis, bianchi ed etero. L’omosessualità maschile è il grande peccato perché l’uomo viene meno al suo ruolo di capobranco e si femminilizza. L’omosessualità femminile viene tollerata ma solo in quanto fantasia erotica maschile. Anche nel fumetto erotico, che è sempre esistito, la sessualità rappresentata è sempre stata eterosessuale o lesbo.

Da giovane lettore, quanto ti è mancato poterti sentire rappresentato dai personaggi che leggevi e amavi?
Io facevo fatica a immaginare una cosa che all’epoca non potevo nemmeno pensare. Ma ricordo che quando sono iniziate le prime avvisaglie ho iniziato a percepire l’importanza di questo. Ricordo una storia di Ken Parker, Dritto e rovescio, dove Berardi e Milazzo parlano di omosessualità. Ricordo che divorai quel fumetto, trovandolo rivoluzionario. Ma una storia così ti capitava una volta l’anno, forse due. Siamo dovuti scivolare negli anni novanta e poi in questo secolo perché la questione diventasse più presente. Così, quando ne avevo più bisogno, a 15 anni, non potevo nemmeno immaginarlo. All’epoca ci veniva incontro un fumetto come gli X-Men, che pur non essendo un fumetto a tematiche lgbt né ora né allora, parla di diversità. E questo messaggio è così potente che ha sempre travalicato il genere.

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