Marco Peano: “La provincia? Una lente di ingrandimento in cui tutto è a vista”

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Filippo Maria Battaglia

Lo scrittore ed editor firma il suo secondo romanzo per Bompiani. "Chi abita lontano dai grandi centri compie una scelta coraggiosa e radicale -  dice durante "Incipit", la nostra rubrica di libri - Qui il tempo si muove molto più lentamente, eppure la comunità contadina che racconto vede sui propri corpi una accelerazione che sembra quasi stridere con il trascorrere naturale dei giorni"

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Il libro di questa settimana si intitola "Morsi", l'ha scritto Marco Peano, è pubblicato da Bompiani ed è in gran parte ambientato in un paese piemontese, Lanzo Torinese, durante le vacanze di Natale di 25 anni fa. Ha per protagonisti due ragazzi che dovranno fare i conti con un episodio letteralmente spaventoso, ma è in realtà, e innanzitutto, un romanzo sulla crescita e dunque sul cambiamento. "Raccontare la fine degli anni Novanta significa anche raccontare la coda di un’epoca irripetibile come tutte, certo, ma soprattutto un’idea di adolescenza che non è più replicabile", spiega Peano nella nuova puntata di "Incipit", la rubrica di Sky TG24 dedicata ai libri (qui le puntate precedenti).

"La provincia? Una scelta coraggiosa e radicale"

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"Chi sceglie di rimanere in provincia compie una scelta coraggiosa e radicale - dice Peano, che di mestiere fa l'editor di narrativa italiana  - Qui il tempo si muove molto più lentamente, eppure la comunità contadina che descrivo vede sui propri corpi, e sulle facce segnate dalla fatica e dal lavoro, un'accelerazione che sembra quasi stridere con il trascorrere naturale dei giorni. La provincia è come se fosse una grande lente di ingrandimento in cui tutto è più riconoscibile e tutto è a vista, e quindi anche per questo non è forse così esotica e dorata come siamo portati a  credere".

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