Masiero: per i suoi 80 anni, Bonelli si trasforma in media-company

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Vittorio Eboli

La più famosa casa editrice italiana di fumetti festeggia gli 80 anni con una serie di iniziative celebrative e si apparesta a cambiare pelle, entrando nel mondo delle produzioni televisive: il direttore editoriale Michele Masiero svela a SkyTg24 le mosse future della casa di Tex, Dylan Dog e decine di personaggi che hanno fatto sognare generazioni di lettori  

È raro che un intero settore editoriale si identifichi con un solo nome, un solo editore; viene in mente l’assioma gialli = Mondadori; o, per i meno giovani, almanacchi sportivi = Panini. È quanto, di fatto, avviene in Italia con i comics. Fumetti = Bonelli. Non che manchino fior di concorrenti, eh. Ma c’è poco da fare, da 80 anni c’è un nome indiscusso, entrato nella fantasia popolare quando non c’era tv o internet o videogames per sognare. Tex Willer il nostro Superman, Dylan Dog il nostro Batman, la casa editrice fondata da Gianluigi Bonelli nel 1941 come la “fabbrica delle storie” più famosa d’Italia anche se non si chiamava così, ma era talmente popolare che Audace, Daim press, Cepim, rimasero sempre sigle per addetti ai lavori: tutti dicevano, molto semplicemente, “i fumetti di Bonelli”. Così, negli anni ’80, Sergio, figlio di Gianluigi, spazzò via ogni ambiguità dando il suo nome alla più importante casa editrice di comics in Italia. In questi giorni di celebrazioni e festeggiamenti per gli 80 anni, Fumettopolis non poteva esimersi dall’omaggio, e chi meglio del direttore editoriale Michele Masiero poteva alzare il calice con noi?

 

"Tante novità in frigo, congelate dalla pandemia"

“Nonostante la crisi dell’editoria, siamo fortunati – racconta Masiero, veneto trapiantato da anni a via Buonarroti a Milano – perché anche durante i mesi più difficili della pandemia le edicole sono rimaste sempre aperte, per noi è un canale distributivo fondamentale,  rispetto ad altri settori che hanno subìto forti restrizioni possiamo ritenerci fortunati: grazie a lettori tra i più affezionati abbiamo resistito bene alla crisi”. Così gli ultimi 14 mesi; le iniziative per celebrare gli 80 anni della casa editrice dureranno settimane, potete ascoltarle – e vederle – nell’intervista rilasciata on air su Sky Tg24 (clicca qui), in queste righe con lui cerchiamo già di guardare oltre. Cosa c’è nel futuro prossimo?

“Abbiamo tante cose in ballo, perché a causa dell’epidemia negli ultimi mesi abbiamo tenuto ferme molte novità; anche perché ci sono mancati gli appoggi delle grandi manifestazioni, da Lucca Comics a Etna Comics a tutte le altre, quelle di solito sono le migliori occasioni per lanciare nuove proposte. Speriamo di poter riprendere in autunno”.

Nel frattempo, neanche un piccolo anticipo?

“Ritorna un personaggio come Nick Raider, il poliziotto che Claudio Nizzi creò a fine anni ’80, con una nuova mini serie, un ritorno a lungo richiesto dagli appassionati e molto atteso”.

 

Dai 'reboot' alle serie TV

 

Insomma ormai solo mini-serie sullo schema delle stagioni delle serie tv: non progettate più di lanciare personaggi che, perlomeno nelle intenzioni iniziali, escano ogni mese ‘all’infinito’, come Tex?

“Ci piacerebbe! Vorremmo avere serie che durano decenni, ma ormai il mercato evolve e i gusti dei lettori cambiano: i personaggi classici hanno un loro seguito, da anni, ma da un po’ lanciamo creazioni più mirate per generazioni più giovani. Difficilmente questo pubblico si avvicina a una serie dal numero, che so, 140 in poi; le nuove generazioni cercano qualcosa di più specificatamente creato per loro. E poi hanno in media una attenzione meno forte, una costanza minore nella lettura, quindi anche i fumetti vanno pensati per stagioni, come abbiamo fatto ad esempio con Dragonero”.

I Reboot , le ‘rigenerazioni’ dei personaggi come ha fatto Recchioni per Dylan Dog vanno visti in quest’ottica?

“Abbiamo fatto altre prove, oltre a Dylan, ad esempio con Mister NO Revolution, immaginando lo stesso personaggio (creato nel 1975 da Nolitta alias Sergio Bonelli) ma in scena 20 anni più tardi, non più un reduce della seconda guerra mondiale ma un reduce del Vietnam. Anche Nathan Never ha avuto diverse vite, ma in cicli da miniserie, proprio per provare a ripartire”.

Con la diminuzione dei lettori, che pare inesorabile, che futuro ha davanti il fumetto in Italia?

“Beh, tra 20 anni esisteremo ancora, perché cambiano i gusti, le tirature scendono e il mercato diventa di nicchia, certo, ma stiamo crescendo in altri segmenti: ad esempio, il mercato librario, quello ‘di pregio’, è molto solido, imparagonabile a 30 anni fa – spiega Masiero – quando il mercato dei fumetti era quasi solo da edicola, in libreria trovavi al più qualche rivista d’autore per pochi specialisti, ora la libreria è uno dei pochi settori che vanta segno più”.

E Bonelli, come festeggerà i 100 anni?

“Ci stiamo trasformando in una vera media-company, stiamo lavorando alle versioni cinematografiche dei nostri personaggi, li stiamo portando al cinema e nella serialità televisiva”.

Beh, sembrano gli annunico dei politici! Negli anni ’90 già si faceva un gran parlare dei telefilm di Dylan Dog o di Martin Mystere, e poi non se ne fece nulla.

“Vero, ma stavolta è diverso. Ci siamo dentro come co-produttori, non più dando solo licenza ad altre società: ci siamo dentro in modo creativo proprio perché vogliamo che questi progetti divengano realtà. Ci sono esempi illustri di case editrici che hanno fatto questa trasformazione in modo egregio, americane e non solo, lo stiamo facendo anche noi”.

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