Dragon Hoops, Gene Luen Yang racconta l'epica del basket liceale americano

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Gabriele Lippi

Tunué

In una lunga graphic novel, l'autore americano di origine cinese racconta la stagione in cui i Dragon della Bishop O'Dowd Highschool di Oakland conquistarono il titolo statale in California. E di come lui, un ex ragazzo nerd che odiava lo sport, ha finito per innamorarsi della pallacanestro

Un fumettista part-time alla caccia di una nuova storia, una scuola superiore della California del Nord, un campionato di basket. A volte il blocco dello scrittore può partorire dei piccoli capolavori. Gene Luen Yang, nerd con una innata idiosincrasia per lo sport, non avrebbe mai pensato di avvicinarsi al basket se non fosse stato disperatamente a corto di idee per un nuovo graphic novel da scrivere nel tempo libero incastrato tra il lavoro alla Bishop O’Dowd High School, una scuola cattolica di Oakland, nella Bay Area californiana. E se Gene Luen Yang non fosse stato a corto di idee, se la DC lo avesse contattato anche solo qualche mese prima per affidargli il suo nuovo Superman, forse non avremmo mai avuto Dragon Hoops. E sarebbe stato un vero peccato.

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Tra stelle mancate e futuri All Star

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Chiamatela serendipità, se volete, sta di fatto che il più improbabile dei connubi che si potessero immaginare, quello tra un padre di famiglia occhialuto e smilzo con una passione genuinamente infantile per i supereroi e un gruppo di ragazzi muscolosi intorno ai due metri di altezza, ha generato una piccola gemma. Dragon Hoops (Tunué, 448 pagine, 24,90 euro) è un graphic novel che racconta la stupenda cavalcata con cui i Dragon della Bishop O’Dowd High School è arrivata a conquistare il suo primo e finora unico campionato statale della California, mostrando l’avvio promettente della parabola sportiva di due stelle Nba mancate (Ivan Rabb e Paris Austin) e incrociando per qualche tavola le gesta di futuri All Star (in una sola vignetta sono ritratti Joel Embiid, D’Angelo Russell e un’allora ancora liceale Ben Simmons).

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Disegni caricaturali, testi realistici

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Lo stile grafico è caricaturale, non riuscitissimo per ammissione dello stesso autore, che a più riprese, nel libro, confessa di non essere un grande caricaturista. Quello narrativo, al contrario, combina perfettamente la precisione tecnica e storica e la parte più emotiva. Sembra quasi di vederlo, Gene Luen Yang, un tempo completamente disinteressato allo sport, impegnare le ore libere in approfondite ricerche sulle origini della pallacanestro e la sua evoluzione, tanto al maschile quanto al femminile, ripescare negli almanacchi delle squadre liceali e collegiali i giocatori diventati poi professionisti, persino appassionarsi, un po’ alla volta, a questo splendido gioco che è impossibile non amare.

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Tra temi razziali e vicende personali

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In Dragon Hoops si intrecciano temi razziali (non solo quelle della comunità afroamericana, ma anche quelle della comunità asiatica) e vicende personali, i sogni e le ambizioni di ragazzi diversi, la consapevolezza del loro potenziale, in positivo come in negativo, la straordinaria maturità che riescono a raggiungere come atleti e uomini. Emerge la storia di un coach, Lou Richie, che, dopo aver dovuto abbandonare il sogno di una carriera da professionista per un infortunio al ginocchio rimediato sfidando per soldi un passante a una gara di corsa sul marciapiede, ha una sola grande ossessione: conquistare il primo campionato statale allenando la squadra con cui ha solo sfiorato quel traguardo da giocatore, venendo scippato del tiro della vittoria da un fischio arbitrale controverso quasi quanto il gol di Turone. Fa da sfondo e infine trova sfogo il conflitto interiore dell’autore, indeciso se raccontare o meno la vicenda dello storico ex coach dei Dragon, Mike Phelps, caduto in disgrazia dopo aver ricevuto accuse di molestie sessuali.

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Un omaggio al potere dello sport

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Trattandosi di un fumetto sul basket, il confronto con Slam Dunk è quasi automatico. Ma se il capolavoro di Takehiko Inoue è l’ode di un appassionato alla palla a spicchi, Dragon Hoops è più un omaggio al potere dello sport in senso assoluto, a come sia capace di avvincere, con le sue storie, anche i neofiti e i profani, a come riesca a radicarsi in chiunque abbia l’occasione di avvicinarglisi e sfiorarlo da vicino. E non è un caso che la storia non si chiuda con la vittoria del campionato dei Dragon ma con Gene Luen Yang che monta un canestro nel cortile di casa per giocare con la moglie e i figli, chiudendo un cerchio che si era aperto con il ragazzino occhialuto e smilzo che nelle prime pagine veniva sgridato dai compagni di scuola perché non riusciva nemmeno a fermare un passaggio.

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