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Sbarco sulla Luna: da David Bowie a Jimi Hendrix, le canzoni simbolo del 1969

8' di lettura

Mentre l'uomo metteva piede per la prima volta sul suo satellite, sulla Terra era pieno fermento, anche sul piano culturale e artistico. A Woodstock la controcultura raggiunse il suo apice, mentre nelle classifiche imperversavano Beatles e Rolling Stones

L’11 luglio 1969 faceva capolino nei negozi di dischi di entrambe le sponde dell’Oceano Atlantico un brano di un giovane artista che cercava il rilancio dopo le delusioni di inizio carriera. Il tempismo fu perfetto: David Bowie – forse rimasto affascinato dalla visione di 2001: Odissea nello spazio - aveva pennellato in “Space oddity” il ritratto di un astronauta – Major Tom – che fluttuava nello spazio. Nove giorni più tardi, il 20 luglio, Neil Armstrong e Buzz Aldrin furono i primi esseri umani a mettere piede sulla Luna. E quel brano sembrò la colonna sonora perfetta, tanto che la Bbc decise di utilizzarlo nei suoi servizi televisivi dedicati all’allunaggio. Ma il 1969 in campo musicale è stato anche molto altro: anno fondamentale per la musica rock, l’apice e l’inizio della fine per la controcultura hippie con il canto del cigno andato in scena nei “tre giorni di pace e musica” a Woodstock, e la lotta per i diritti civili degli afroamericani supportata da alcuni dei titoli fondamentali della black music. Nelle classifiche della Gran Bretagna spopolavano Beatles – ma anche John Lennon in versione solista - e Rolling Stones, insieme al monumento Frank Sinatra con la leggendaria “My Way”. Nelle classifiche americane irrompeva anche il rock incendiario dei Led Zeppelin e i Creedence Clearwater Revival portavano nelle chart il sound tipico del Sud degli Usa, mentre faceva capolino la black music di Sly and the family stone. Ma l’evento musicale di quell’anno memorabile fu il concerto di Woodstock, che portò alla ribalta tanti altri artisti, da Jimi Hendrix a Joe Cocker, fino agli Who. Ecco quale fu la “colonna sonora” degli storici mesi che accompagnarono lo sbarco sulla Luna (LO SPECIALE).

David Bowie - Space oddity

Due mesi dopo l’uscita, “Space oddity” arrivò al quinto posto della classifica britannica e diventò il brano con cui Bowie rilanciò la sua carriera, destinata a diventare una delle più importanti nel rock. Nonostante fosse stata scelta dalla Bbc per fare da colonna sonora all’allunaggio, in realtà nel testo di “Space oddity” qualcosa va storto e la base terrestre (“Ground control to Major Tom…”) perde il contatto con l’astronauta che finisce per vagare nello spazio. Ma questa contraddizione non impedì alla canzone di entrare nell’immaginario collettivo.

The Beatles - Come together

Il 1969 fu un anno decisamente importante anche per i Beatles e per John Lennon. Il 30 gennaio i Beatles, tre anni dopo aver detto addio ai concerti dal vivo, suonano per l'ultima volta in pubblico: con intento beffardo si esibiscono sul tetto del palazzo che ospitava la Apple (l'etichetta del gruppo) al numero 3 di Savile Row a Londra. La polizia interruppe il concerto, ma la performance sarebbe inevitabilmente entrata nella storia. Di lì a poco i Beatles avrebbero pubblicato Abbey Road, penultimo album in studio della loro carriera. Uno dei singoli tratti dal disco fu “Come together”, uscito nel settembre 1969 e una delle canzoni di maggior successo di quell’anno. Una delle linee di basso più riconoscibili di sempre e quell’andamento rock rallentato la consegnarono alla storia.

John Lennon - Give peace a chance

In quello stesso anno, John Lennon sposava Yoko Ono, spesso accusata di essere causa dello scioglimento dei Beatles. “Give peace a chance”, accreditata inizialmente sia a Lennon che a McCartney, fu scritta durante la celebre luna di miele “bed-in” di Lennon e Yoko Ono: quando un giornalista chiese loro cosa pensassero di ottenere stando a letto, Lennon rispose: “All we are saying is give peace a chance” (Tutto quello che stiamo dicendo è date una possibilità alla pace). Lennon decise di costruire intorno a quella frase una canzone. Erano mesi di fuoco, quelli dell’estate 1969, per la protesta pacifista contro la guerra nel Vietnam e “Give peace a chance” diventò un inno dei movimenti hippie e della controcultura.

Rolling Stones - Honky tonk women

In quel luglio del 1969 in cui si scrisse la storia dell’uomo con l’allunaggio, spopolava ovunque un brano dei Rolling Stones, reduci dalla scomparsa tragica del chitarrista Brian Jones. Si chiamava “Honky tonk women” e conquistò la prima posizione in classifica sia negli Usa che in Gran Bretagna. In gergo, una "honky tonk woman" è un termine utilizzato in America per indicare le ballerine da saloon che sono anche prostitute. Ma “honky tonk” è anche il genere musicale che ispira il brano, derivato dal ragtime e tipico degli Stati del Sud degli Usa.

Led Zeppelin – Whole lotta love

Nel 1969 irrompono sulla scena rock i Led Zeppelin: due album nello stesso anno, performance incendiarie, trasgressione e successo immediato. Come quello di “Whole lotta love”, dal secondo album della band capeggiata da Robert Plant e Jimmy Page: bastano i primi secondi del brano, che inizia immediatamente con un riff memorabile, a decretarne il successo. “Whole lotta love” rimase in classifica negli Usa per 15 settimane e raggiunse la quarta posizione.

Woodstock: Jimi Hendrix – Star Spangled Banner e Joe Cocker - With a little help from my friends 

Tra proteste, manifestazioni e concerti, il 1969 fu un anno segnato da raduni di massa: il più celebre fu la tre giorni di Woodstock, ospitata dal 15 al 17 agosto alla Max Yagur's Farm di Bethel, New Jersey: 500mila persone che celebrano amore e musica in una confusione totale e in modo inconsapevole anche la fine della Summer of Love. Sono numerose le performance, ininterrotte anche durante le ore notturne, rimaste nella memoria. Jimi Hendrix con la sua chitarra fa a pezzi l’inno americano, invertendone il significato: da canzone patriottica a denuncia. Uno dei gesti più provocatori mai visti su un palcoscenico musicale. Sempre a Woodstock, il bluesman Joe Cocker lasciò a bocca aperta il pubblico con una cover di “With a little help from my friends” dei Beatles. Una performance vocale che marchiò a fuoco il festival.

The Who - Pinball wizard

Sul palco di Woodstock si esibirono anche gli Who, freschi di pubblicazione del loro quarto album “Tommy”. È un’epoca di vitalità estrema per il rock, che sperimenta con metodi e forme, provoca intellettualmente, indica nuove strade per la musica leggera. “Tommy” è una delle prime opere rock della storia: una lunga composizione musicale senza soluzione di continuità con tanto di trama raccontata nei testi. “Pinball wizard” fu uno dei brani di punta del disco e raggiunse il numero 4 in Gran Bretagna.

Creedence Clearwater Revival - Proud Mary

Una macchina da singoli: questo erano i Creedence Clearwater Revival, band californiana che aveva esordito nel 1968 e nel 1969 pubblicava ben due album. Il loro stile musicale, influenzato da country, blues e rock 'n roll, è stato definito swamp rock, letteralmente "rock della palude". “Proud Mary”, con quel “rollin’ on the river” ripetuto e rimasto nella memoria, ebbe un grande successo. Si piazzò al secondo posto della classifica Usa e fu il primo di cinque singoli pubblicati dalla band che raggiunsero quella posizione nella chart.

Frank Sinatra - My Way

Impossibile non conoscere "My Way", uno dei più celebri evergreen del repertorio di Frank Sinatra e della storia. Anche il testo è rimasto scolpito nella memoria collettiva: è la storia di un uomo che traccia un bilancio della sua vita e non ha molti rimorsi poiché ha sempre vissuto, come dice il titolo, “a modo suo”. Il tema calzava a pennello per Sinatra, che non ne fu colpito. A convincerlo sembra ci abbia pensato sua figlia Nancy, che giudicava il brano appropriato per il padre che incarnava il mito americano del self-made man.

Sly & the Family Stone - Everyday people

Intanto, sul versante black, quell’anno Sly and the family stone firmano una delle prime opere di crossover ante litteram fra soul, funk e rock con “Stand!”. Nel disco c’è “Everyday people”, che raggiunse la vetta della classifica negli Usa. Il testo è un’esortazione a non fare distinzioni tra etnie, colore della pelle o gruppi sociali.

Da Mina a Celentano, le hit del 1969 in Italia

E in Italia? Mentre l’uomo sbarcava sulla Luna tra i singoli di maggior successo del 1969 c’erano due mostri sacri come Adriano Celentano con “Storia d’amore” e Mina con “Non credere”. Ma ancora maggior successo ebbe “Lo straniero” di Georges Moustaki, artista francese di origini greche. È la versione italiana di “Le meteque”, nella traduzione di Bruno Lauzi, che diventò un classico in tutta Europa e lo fece anche in Italia. Quella cantata da Celentano è una tormentata storia d’amore, che culmina con un assolo di fisarmonica: fu un singolo di successo per tutto l’anno. Con “Non credere”, brano melodico, romantico e malinconico, arriva in classifica per la prima volta da quando lavora per la sua stessa casa discografica, la PDU fondata insieme al padre alla fine del 1967.

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