Valeria Golino, la regista del quotidiano

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Valeria Golino torna regista, per la seconda volta. Dopo il successo a Cannes arriva in sala "Euforia" per parlare di relazioni umane.

Valeria Golino mi stupisce ogni volta che diventa regista, quando mette da parte quell’aspetto inevitabilmente narcisistico di ogni attore e si rimette in discussione con un occhio più puro sulla storia. In verità è capitato due volte, tanti sono i film che ha diretto fino ad ora, ma ha sempre lasciato il segno nei miei occhi e non solo. La prima volta era stata con “Miele”, ed erano 5 anni fa, questa volta è con “Euforia”. In entrambi i casi il vero protagonista è il quotidiano, in entrambi i casi tutto ruota attorno alla malattia.

Da Cannes al cinema in sala

Anche in questo film che era andato dritto a Cannes nella sezione “Un certain regard” (con grande e giustificato orgoglio della Golino), siamo a Roma e siamo alle prese con un dolore fisico che diventa naturalmente anche emotivo. Senza svelare troppo troviamo Ettore (Valerio Mastandrea) e Matteo (Riccardo Scamarcio), due fratelli che hanno fatto scelte diverse nella vita, che non si parlano da tempo e forse non si sono mai nemmeno troppo sopportati. Il primo scopre di essere malato, il secondo si offre di ospitarlo in casa durante le sedute di chemioterapia. Se Ettore è ignaro della gravità della sua condizione fisica ( o fa finta di esserlo) Matteo fa di tutto per infondergli speranza. Se Ettore è un insegnante di scuola media che si imbarazza ad andare in giro con l’autista, Matteo passa le sue serate tra cocaina, sesso improvvisato, e amiche paranoiche. In gioco, o meglio dietro la facciata, l’omosessualità di Matteo e l’innamoramento di Ettore per una sua collega. In fondo al tunnel fatto di ricordi mai digeriti del tutto, troviamo l’amore fraterno e la disperazione per l’abisso che incombe. Ecco, a parte la durata eccessiva del film e il fatto che si sente che è stato girato tra amici e con amici, aspetto che risulta un po' stucchevole, Valeria riesce ad andare dritta al punto, valorizzando anche l’interpretazione di Scamarcio che è bravo quando viene diretto da un regista che sa come dirigerlo. (Discorso a parte per Mastandrea che non ha più bisogno di grandi indicazioni e naviga in solitaria verso il porto. Chissà che prima o poi non si metta totalmente anche lui dietro la macchina da presa).

Valeria Golino, regista altruista

La Golino che sicuramente è una delle attrici più complete del nostro panorama italiano si scopre regista dolce e attenta, rigorosamente pulita e quasi formale, capace di immergersi con coraggio in quel covo di dolori irrisolti che è la “famiglia”. Brava Valeria, che ogni volta che la incontro ha un’opinione sulle cose che la circondano, ha una testa intelligente e brillante, una voce importante e gli occhi curiosi. Peccato che da Cannes ad oggi, siamo ad ottobre, siano passati troppi mesi per poter cavalcare anche in sala l’entusiasmo dell’esperienza francese. Il film è coraggioso, come sono coraggiosi i registi uomini o finalmente donne, che da attori si tolgono la maschera per raccontare una storia, che diventa la storia di molti di noi.

 

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