Pensioni, Italia 41esima su 55 Paesi nel mondo: male la sostenibilità. Lo studio
EconomiaIntroduzione
La 18esima edizione del Global Pension Index 2026 attribuisce al nostro Paese un punteggio di 57,4 su 100: un piccolo miglioramento rispetto al 57 di un anno fa, che mantiene l’Italia nel grado C, ovvero la identifica come una Nazione con un sistema pensionistico dotato di elementi positivi ma che presenta anche criticità e carenze significative che necessitano di determinati interventi.
Quello che devi sapere
Cos’è il Global Pension Index
Il Global Pension Index 2026 è un’analisi promossa da Marsh e CFA Institute che confronta 55 sistemi pensionistici, che coprono circa il 66% della popolazione mondiale, utilizzando più di 50 indicatori di adeguatezza (Garantire prestazioni previdenziali soddisfacenti oggi, pesa per il 40%), sostenibilità (Rimanere resilienti per domani, pesa il 35%) e integrità (Ottenere la fiducia dei beneficiari, pesa per il 25%). "Il rapporto si propone di valutare e confrontare i sistemi pensionistici di tutto il mondo - si legge sul sito del CFA Institute -, individuarne i punti di forza e di debolezza e orientare i responsabili politici verso riforme che migliorino la sicurezza pensionistica, la sostenibilità e la fiducia del pubblico".
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Quali Paesi hanno il miglior sistema pensionistico?
Il Global Pension Index 2026 ha attribuito il grado A, il più alto, a Paesi Bassi (85,8), Danimarca (84,1), Islanda (84,0), Singapore (82,0), Israele (81,9) e - per la prima volta - Australia (80,6). Questo significa che tutti e sei questi Paesi hanno solide prestazioni pensionistiche, sostenibilità a lungo termine ed elevati standard di governance e regolamentazione.
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La situazione dell’Italia
Il sistema pensionistico italiano, con il suo 57,4 di punteggio, è al 41° posto su 55 Paesi nel mondo. E la sostenibilità nel lungo periodo è la principale area critica, che vede l’Italia al penultimo posto in Europa e tra gli ultimi al mondo. Il nostro Paese registra il miglior punteggio per l’integrità (78,3), 13esimo in Europa e non lontano dalla media europea di 81,8. Un po’ inferiore il giudizio sull’adeguatezza: 70,9 punti, al 14esimo posto in Europa contro una media di 75. Male invece la sostenibilità, che crolla a 27 contro una media europea di 55,1. Nel complesso, il sistema delle pensioni italiano è sotto la media europea in tutte e tre le dimensioni analizzate, insieme a Polonia e Turchia, e lo studio sottolinea che a pesare sul nostro Paese sono il debito pubblico, l'alta spesa pensionistica, la bassa crescita economica e la scarsa adesione alla previdenza complementare.
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Cosa dice il Global Pension Index 2026 sul sistema italiano
"Il sistema pensionistico italiano comprende un regime a contribuzione definita di tipo nozionale per i lavoratori e una prestazione di assistenza sociale minima, soggetta alla verifica delle condizioni economiche - spiega lo studio - Esistono inoltre forme pensionistiche complementari su base volontaria, la cui adesione è fortemente incoraggiata attraverso un meccanismo di iscrizione automatica con possibilità di recesso (opt-out), entrato in vigore il 1° gennaio 2026. Il sistema italiano garantisce un adeguato livello di sostegno minimo per le persone anziane più indigenti e un elevato tasso di sostituzione netto per diverse fasce di reddito. Esso è, peraltro, caratterizzato da un solido quadro normativo e di governance, nonché da un’efficace tutela degli aderenti e da una chiara comunicazione nei loro confronti". "Il valore dell'indice per l'Italia ha registrato un lieve incremento, passando da 57,0 nel 2025 a 57,4 nel 2026 - si legge -, principalmente grazie a un aumento della pensione minima in rapporto alla retribuzione, come rilevato dall'OCSE".
Come potrebbe migliorare il sistema pensionistico italiano?
Secondo l’analisi, il sistema pensionistico italiano potrebbe ottenere un punteggio più alto mettendo in campo misure come:
- L'estensione della copertura dei lavoratori nei regimi pensionistici complementari, incrementando così il livello dei contributi e del patrimonio accumulato;
- Il proseguimento dell'aumento del tasso di partecipazione al mercato del lavoro in età avanzata, di pari passo con l'incremento dell'aspettativa di vita;
- La limitazione dell'accesso a prestazioni erogate prima del pensionamento (fatta eccezione per le forme di sostegno al reddito che fungono da "ponte" verso la pensione);
- La riduzione del debito pubblico e della spesa pubblica per le pensioni in rapporto al PIL.
Solida progettazione del sistema e governance efficace
"I sistemi pensionistici variano da mercato a mercato, ma tutti si trovano ad affrontare la stessa sfida a lungo termine: garantire un reddito affidabile al variare dei dati demografici e dei mercati - spiega Mona Naqvi, managing director del Research and Policy Center del CFA Institute - Nessuna singola politica o decisione di investimento può raggiungere questo obiettivo. È necessaria una solida progettazione del sistema e una governance efficace, unitamente a un'attenta supervisione degli investimenti da parte di coloro che hanno un dovere fiduciario nei confronti dei risparmiatori e dei pensionati. La prova del nove sta nel verificare se queste decisioni, agendo in sinergia, siano in grado di tutelare le persone durante tutto il periodo della pensione e di rimanere valide per le generazioni future".
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