Con il ritocco dell’offerta da parte dell’istituto guidato da Carlo Messina è partita un’accelerazione che sta portando gli azionisti di Mps a prendere con decisione la strada dell’Opas. I commenti degli esperti e l’attesa per l’assemblea di Mps del 29 ottobre
La settimana che si avvia verso la conclusione è stata molto importante per il cosiddetto “Risiko bancario italiano”, ovvero per i movimenti in corso nel sistema finanziario del nostro Paese, che passano in questo momento attraverso il destino di Monte dei Paschi di Siena.
Da una parte c’è Intesa Sanpaolo, guidata da Carlo Messina, che punta a conquistare Monte dei Paschi di Siena con un’offerta lanciata l’8 giugno e rafforzata proprio qualche giorno fa. Dall’altra, l’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, che qualche mese fa ha replicato con il tentativo di una doppia acquisizione di Banco Bpm e Banca Generali.
La mossa di Intesa Sanpaolo
L’ultima parte di questa partita si è aperta il 3 ottobre scorso, quando Intesa Sanpaolo ha rilanciato la propria offerta nell’ambito dell’Opas, aumentando di 25 centesimi la componente in contanti, portata a 1,25 euro per azione Mps, oltre a 1,6 euro in azioni Intesa. Un miglioramento sensibile a vantaggio degli azionisti: in caso di adesione totalitaria all’Opas, il controvalore monetario complessivo sarà quindi pari a 31,4 miliardi di euro, di cui 27,6 miliardi quanto al corrispettivo in azioni e 3,8 miliardi quanto al corrispettivo in denaro.
Tutto questo, però, a una condizione: se l’assemblea del Monte, convocata per il prossimo 29 ottobre, approverà le operazioni proposte da Lovaglio, Intesa farà decadere la propria offerta.
E quali sono le proposte di Mps? Il progetto prevede due offerte pubbliche di scambio su Banco Bpm e Banca Generali, per un valore complessivo annunciato di circa 34 miliardi di euro. Una strategia complessa, che richiede il consenso degli azionisti e presenta rilevanti rischi di esecuzione.
I giudizi degli esperti
Interpellati da testate internazionali come Reuters e The Wall Street Journal, gli esperti hanno espresso pareri abbastanza coincidenti. Gli analisti di Kepler hanno riconosciuto una logica industriale nel progetto di Lovaglio, sottolineando però l’assenza di un sostegno preventivo da parte dei principali soggetti coinvolti. Più scettica Autonomous Research, che evidenzia i rischi di realizzazione e la difficoltà di convincere gli azionisti di Mps a rinunciare al premio offerto da Intesa Sanpaolo.
Nelle settimane scorse, il Financial Times aveva promosso l’Opas dell’istituto guidato da Carlo Messina, giudicando invece non praticabile la mossa difensiva dei vertici di Mps.
Intervistato da Sky TG24, Ignazio Angeloni, economista ed ex membro del Supervisory Board della Bce, ha detto che l’offerta di Intesa Sanpaolo garantisce un futuro a Monte dei Paschi e all’intero sistema bancario italiano, nonché a risparmiatori e investitori. Qualche mese fa, invece, lo stesso Angeloni, parlando del piano di Lovaglio, lo aveva definito una “mission impossible”.
Secondo Steven Gould e Benoit Valleaux di Oddo BHF, il rilancio di Intesa sposta la pressione direttamente sugli azionisti senesi, costringendoli a scegliere tra due strategie alternative.
Le scelte degli azionisti
E infatti qualcosa è subito successo. Delfin, holding della famiglia Del Vecchio e primo socio di Mps con il 17,6%, già nella giornata del 4 ottobre ha rilasciato un comunicato con una presa di posizione forte: si è impegnata ad aderire all’Opas di Intesa Sanpaolo e a votare nell’assemblea del 29 ottobre in linea con le condizioni dell’offerta dell’istituto guidato da Carlo Messina.
A complicare ulteriormente il quadro per Lovaglio sono arrivate una serie di notizie, tutte nella giornata di giovedì 8 ottobre: prima l’opposizione di Francesco Gaetano Caltagirone, azionista con oltre il 10% del Monte, alle principali operazioni difensive; poi l’annuncio di Crédit Agricole, che ha fatto sapere che non aderirà all’offerta di Mps su Banco Bpm; infine, anche Alessandro Benetton ha fatto sapere che conferirà il suo pacchetto di azioni a Intesa Sanpaolo.
Come se non bastasse, si è aggiunta un’indiscrezione riguardante Banca Generali. Secondo Affaritaliani.it, Generali starebbe pensando di lanciare un’Opa sul 100% dell’istituto di credito del gruppo. La notizia non ha trovato conferme, ma a Trieste, sede del Leone, fanno sapere che, in ogni caso, l’orientamento è di non vendere Banca Generali. Questo toglierebbe definitivamente dal campo uno dei punti più importanti della strategia dell’amministratore delegato di Mps, Lovaglio.
I tempi
Il nodo decisivo è dunque il 29 ottobre, quando l’assemblea di Mps dovrà pronunciarsi sulle proposte dello stesso Lovaglio. Nelle ultime ore è emersa l’ipotesi di un rinvio dell’appuntamento, per dare al vertice della banca senese più tempo per studiare altre contromosse.
Su questo punto, sul Sole 24 Ore di giovedì, un articolo del docente di diritto commerciale Giovanni Barbara ha fatto notare come eventuali rinvii o dilazioni dei tempi della decisione sulle mosse difensive potrebbero rappresentare un danno per gli stessi soci del Monte, sulla base dell’articolo 104 del Testo Unico della Finanza.
Forse anche per questo tutti gli azionisti più rilevanti di Mps, come in un domino, hanno cominciato a esporsi sulle proprie intenzioni.