Introduzione
Il regime forfettario si appresta a vivere una profonda trasformazione nel 2027, muovendosi lungo due direttrici opposte che potrebbero creare confusione ai contribuenti. Da un lato, il Governo ha inserito tra le priorità della Manovra 2027 l'innalzamento del tetto dei ricavi a 100mila euro per l'applicazione della tassa piatta al 15%, dall'altro lato c'è una scadenza normativa già fissata: l'1 gennaio il limite di reddito da lavoro dipendente o pensione compatibile con il regime scenderà da 35mila a 30mila euro. Chi possiede una doppia entrata rischia quindi l'esclusione immediata dal sistema agevolato, proprio mentre l'esecutivo ne pianifica l'allargamento
Quello che devi sapere
Promesse di ampliamento e scadenze automatiche
Sul futuro delle Partite Iva agevolate convivono oggi una riforma annunciata e un automatismo già vigente. L'aumento del tetto dei ricavi a sei cifre rappresenta una proposta politica ancora priva di un testo normativo definitivo. Questa misura dovrà superare sia il vaglio delle coperture finanziarie interne sia il controllo di Bruxelles. Al contrario, la riduzione del limite per i lavoratori dipendenti opererà in totale autonomia. La proroga della soglia più alta a 35mila euro copre infatti il solo anno in corso. Per i professionisti, questa asimmetria richiede una pianificazione strategica degli incassi di fine anno basata sulle sole regole certe, escludendo le ipotesi di lavoro.
Lavoro dipendente: il limite torna a 30mila euro
Dall'1 gennaio 2027, il limite per i redditi da lavoro dipendente e assimilati torna al suo valore ordinario di 30mila euro, stabilito originariamente dalla Legge n. 190/2014. L'incremento temporaneo a 35mila euro, introdotto per la prima volta nel 2025 e prorogato dalla Legge di Bilancio successiva (L. n. 199/2025), non è mai diventato strutturale. La verifica del requisito si effettua sui redditi percepiti nell'anno precedente. Di conseguenza, chi nel corso del 2026 supera la quota dei 30mila euro di stipendio o pensione perderà l'accesso al regime forfettario nel 2027. Restano valide le storiche eccezioni: la soglia non si applica se il rapporto di lavoro subordinato è cessato entro l'anno precedente e non si computano gli arretrati a tassazione separata.
La mappa dei parametri per il 2027
La permanenza nel regime forfettario per il 2027 è subordinata al rispetto di quattro parametri fondamentali, legati principalmente ai requisiti maturati nel corso del 2026 e all'andamento degli incassi nel 2027. La normativa prevede un doppio binario in caso di superamento delle soglie: lo sforamento del tetto d'accesso ordinario produce effetti differiti all'anno successivo, mentre il superamento del limite massimo comporta l'esclusione immediata con l'applicazione dell'Iva partire dalla fattura che determina lo sforamento. Ecco come si strutturano nel dettaglio i vincoli e le relative conseguenze fiscali:
- Reddito da lavoro dipendente o pensione: per poter accedere o rimanere nel regime agevolato, l'eventuale reddito da lavoro dipendente o da pensione percepito nel 2026 non deve superare la soglia limite di 30mila euro. Il superamento di questo importo preclude la permanenza nel regime dall'1 gennaio 2027.
- Ricavi o compensi annui: Il limite standard per l'applicazione del regime è fissato a 85mila euro di ricavi o compensi. Se nel corso del 2026 si supera questa cifra (ma si resta entro i 100.000 euro), si perde il diritto al regime agevolato e si passa al regime ordinario Irpe a decorrere dall'1 gennaio 2027.
- Spese per il personale e collaboratori: Le spese sostenute nel 2026 per lavoro dipendente, cooperatori o collaboratori non possono eccedere i 20mila euro lordi. Superare questo tetto determina l'esclusione automatica dal forfettario con effetto dall'anno successivo.
- Soglia di uscita immediata: Nel corso del 2027 opera una clausola di salvaguardia assoluta fissata a 100mila euro. Se i ricavi o compensi superano questo livello in qualsiasi momento dell'anno, si esce immediatamente dal regime forfettario. In questo caso, sorge l'obbligo di applicare l'Iva in fattura a partire dallo stesso documento che ha segnato il superamento della soglia.
L'ostacolo comunitario e il nodo della franchigia Iva
Secondo i dati della Corte dei conti, la platea dei forfettari conta oltre 2 milioni di contribuenti, di cui circa 81mila si trovano a ridosso dell'attuale tetto degli 85.000 euro. L'eventuale innalzamento a 100mila euro deve però fare i conti con la Direttiva europea 2020/285. La normativa UE sulla franchigia Iva non consente modifiche unilaterali delle soglie di esonero oltre i massimali concordati. Se il Governo italiano approvasse l'aumento del tetto solo ai fini delle imposte dirette, si creerebbe un regime ibrido:
- I contribuenti tra gli 85mila e i 100mila euro pagherebbero l'imposta sostitutiva al 15%.
- Gli stessi contribuenti sarebbero comunque obbligati ad applicare l'Iva in fattura, perdendo il vantaggio competitivo del 22% verso i clienti privati e dovendo gestire gli adempimenti amministrativi ordinari (liquidazioni periodiche e dichiarazione annuale).