Myllennium Award: premiati 25 talenti italiani under 30

Economia

Presentata l'indagine annuale Ipsos "Giovani italiani e mismatch tra formazione e lavoro", dalla quale emerge che i giovani chiedono una formazione più vicina al mondo del lavoro e guardano al futuro con un approccio sempre più pragmatico

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Venticinque giovani talenti under 30 sono stati premiati ieri a Roma nel corso della XII edizione del Myllennium Award, il premio multidisciplinare promosso dal Gruppo Barletta e dalla Fondazione Barletta che sostiene il merito, l'innovazione e la creatività delle nuove generazioni italiane. Dieci le categorie premiate, dalla ricerca all'imprenditorialità, dalla cultura allo sport, dalla musica al cinema, con l'obiettivo di valorizzare progetti e percorsi capaci di generare un impatto concreto nella società.

Nel corso della cerimonia è stata inoltre presentata l'indagine annuale realizzata da Ipsos, "Giovani italiani e mismatch tra formazione e lavoro", che fotografa aspettative, criticità e prospettive delle nuove generazioni nel rapporto con il mondo dell'istruzione e dell'occupazione. Tra i dati emersi, oltre la metà dei giovani valuta positivamente il proprio percorso formativo, ma solo il 21% ritiene che gli studi preparino realmente all'ingresso nel mercato del lavoro.

Un premio per gli under 30

Giunto alla dodicesima edizione, il Myllennium Award rappresenta oggi uno dei principali riconoscimenti italiani dedicati agli under 30. Patrocinato dal Ministro per lo Sport e i Giovani, dal Ministero dell'Istruzione e del Merito, dal Ministero dell'Università e della Ricerca, dal Ministero della Cultura e dalla Regione Lazio, il premio ha raccolto in dodici anni oltre 5.700 candidature, premiato più di 380 giovani talenti e distribuito oltre 2 milioni di euro tra premi, borse di studio e opportunità di alta formazione e inserimento professionale.

"I progetti premiati in questa dodicesima edizione dimostrano quanto talento, capacità di innovare e spirito imprenditoriale siano presenti nelle nuove generazioni. Sostenere questi percorsi significa investire nel futuro del Paese. La ricerca Ipsos ci ricorda però che esiste ancora una distanza tra formazione e mondo del lavoro che istituzioni, imprese e sistema educativo sono chiamati a colmare, creando le condizioni perché i giovani possano esprimere pienamente il proprio potenziale", ha dichiarato Paolo Barletta, Presidente del Myllennium Award.

Le esperienze premiate nell'edizione 2026 testimoniano la capacità dei giovani di trasformare competenze, creatività e ricerca in progetti concreti, contribuendo allo sviluppo dell'innovazione, della cultura, dell'impresa e dell'impatto sociale.

I vincitori

Nella categoria MyBook, all’interno della sezione dedicata alla saggistica, sono stati premiati Claudia Fantucchio con Il Problema, Elana Lunardi con La forza gentile della cura nelle società contemporanee, Alice Testa con Nessuno decide: Sisifo, algoritmi e la fine della politica e Ludovica Monte con Dove si nasconde il futuro: Geopolitica del potere invisibile nell'epoca degli utenti. Nella sezione graphic novel il riconoscimento è andato a Josephine Campo con All Remains Land – Ultimo Accesso e al team composto da Elisabetta Gravina, Giorgia Guercioni, Vittoria Rocci e Manuel Terriaca con Afterimage, mentre il premio dedicato alla narrativa sportiva è stato assegnato a Elisabetta Stornaiuolo con La stessa pista.

L'innovazione tecnologica e le trasformazioni della comunicazione sono invece al centro dei progetti premiati nella categoria MyReportage. I riconoscimenti sono andati a Gloria Pessina e Alessandro Dell'Orto l’articolo il Formati Ostili. Perché l'IA della giustizia ha bisogno di un nuovo linguaggio pubblico, a Lorella Lombardo per il podcast Specchio Neurale – Viaggi sonori nell'era in cui le macchine imparano a somigliarci e a Davide Maurizi per il progetto Social Edutainment 17 secondi, il lungo silenzio di Mario Monti sulla disoccupazione.

Ampio spazio anche all'imprenditorialità e all'innovazione sociale. Nella categoria MyStartup, realizzata con il supporto della Fondazione Lottomatica in qualità di Main Partner, il riconoscimento è stato assegnato a BuiltDifferent, startup fondata da Stefano Tazio, Federico Gouthier, Matteo Anastasia e Riccardo Pirlea che opera nel settore SportTech attraverso una piattaforma che integra nutrizione e allenamento personalizzati.

La categoria MySocialImpact, sostenuta da Impre.Do SpA in qualità di Main Sponsor della sezione, ha invece premiato Accanto, startup fondata da Francesca Ferralasco e Giorgia Andrea Refolo che offre servizi educativi e pedagogici online a supporto di famiglie e caregiver.

Attraverso la categoria MyJob il Myllennium Award ha inoltre assegnato borse di studio e percorsi di alta formazione presso alcune delle più prestigiose istituzioni accademiche italiane ed europee. Tra i vincitori figurano Ymen Hdiguellou (Bologna Business School), Ginevra Pignatti Morano (Bologna Business School), Stefano Lai (ESCP Business School) e Davide Terrasi e Olivia Piccolo (Università Bocconi).

Per la categoria MyFrame il premio per il miglior cortometraggio è stato assegnato a Roberto Romano per A School Day, mentre il Premio Speciale Rai Cinema Channel è andato a Davide Borchini per Non parlare con gli sconosciuti.

Nella categoria MySport sono stati premiati Federico Lorenzo Bruno e Simone Adobati con Alteres, startup dedicata alla trasformazione digitale del sistema sportivo attraverso l’analisi dei dati, e Lorenzo Cardarelli, vincitore della borsa di studio MySport| Job. La categoria MyMusic ha premiato Daniele White con il brano Freud per la categoria Musica Pop e Sebastian Zagame, violinista, per la categoria Musica Classica.

Per la categoria MyCity ha vinto Savio Rociola con la foto Senza sport muore il futuro, mentre il vincitore di MyBricks è stato Jean Silas Tagne Wadem.

L'indagine Ipsos

L'indagine realizzata da Ipsos per il Myllennium Award 2026 su un campione di 800 ragazzi in tutta Italia tra i 18 e i 30 anni, accende i riflettori sul tema del mismatch tra formazione e lavoro, ancora percepito come un ostacolo rilevante dalle nuove generazioni. Se oltre la metà dei giovani valuta positivamente il proprio percorso di studi, soltanto il 21% si sente preparato per il mondo del lavoro e il 58% crede sia difficile entrarvi. Il mismatch scuola-lavoro resta centrale, tanto che i ragazzi ritengono utili strumenti di connessione al mondo occupazionale come corsi di formazione (69%), stage (63%) e tirocini (63%).

La scuola per i giovani resta troppo teorica (48%), mancano esperienze pratiche (30%) e un orientamento al mercato del lavoro risulta insufficiente (29%). Il 42% degli intervistati indica proprio l'esperienza sul campo come la competenza che sente maggiormente mancare, seguita da quelle economiche-finanziarie (34%), dalla conoscenza delle lingue straniere (30%) e dalle skills digitali (28%).

Cresce la distanza tra percezione e realtà. Il 63% sottostima il tasso di occupazione giovanile in Italia, il 90% ritiene che siano molti meno i laureati che trovano lavoro entro tre anni dal conseguimento del titolo, il 62% è convinto che gli stipendi di ingresso siano più bassi di quelli reali e il 57% sovrastima il fenomeno dei NEET. Uno scarto percettivo che sta riducendo le aspettative dei ragazzi e scoraggiando la ricerca di opportunità professionali.

Infatti, tra i giovani intervistati emerge un approccio fortemente pragmatico. Per il 69% il lavoro rappresenta prima di tutto uno strumento di indipendenza economica (percentuale che sale al 74% per le donne), solo il 39% associa la passione al lavoro e la crescita professionale conta per il 33%. Nella scelta del lavoro prevalgono infatti fattori come retribuzione e benefit (68%), stabilità (63%) e qualità dell'ambiente lavorativo (55%). I giovani chiedono flessibilità, soprattutto in chiave ibrida: il 33% preferisce un modello 50/50, solo il 14% punta a formule prevalentemente o totalmente da remoto.

In media la retribuzione netta mensile minima sotto la quale i giovani non accetterebbero mai un lavoro (neppure alla prima esperienza) si aggira intorno ai 970€. Più di 1 su 2 (55%) sarebbe disposto a non andare oltre i 1000€. Eppure, il denaro da solo non è l’unica motivazione, il 36% considererebbe di lasciare il posto se l’ambiente risulta conflittuale.

Il 48% si aspetta entro due anni dalla laurea di trovare lavoro, e se così non accade il 15% valuta di cercarlo all’estero, mentre il 7% sarebbe disposto a trasferirsi lontano da casa, purché restando in Italia.

Ipsos
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