Introduzione
L'aumento dei flussi turistici favorito dalle rotte a basso costo rischia di aggravare la crisi abitativa in tutta Europa. Stando a quanto emerge da un'analisi di New Economics Foundation (Nef), commissionata dal gruppo T&E, nei prossimi cinque anni il costo degli affitti è destinato a salire soprattutto in Italia, Spagna, Portogallo, Grecia e Irlanda, cinque economie Ue che più di altre dipendono dai soggiorni dei vacanzieri.
Quello che devi sapere
Affitti più cari di 250 euro in Irlanda
Secondo lo studio Nef, entro il 2031 il prezzo medio delle locazioni annue registrerà incrementi compresi tra i 130 euro dell'Italia e i 220 della Spagna. Non fa meglio l'Irlanda dove si prevedono i rincari maggiori in termini assoluti, fino a 250 euro, in cinque anni.
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Destinazioni sotto pressione
Dopo il periodo Covid, intere comunità di residenti sono scese in piazza per manifestare contro l'overtourism che soffoca i centri storici e riduce l'offerta di abitazioni in favore di permanenze brevi. Dalle Isole Baleari a Creta e Madeira: le località di mare fronteggiano il sovraffollamento più consistente di arrivi stranieri grazie a collegamenti vantaggiosi.
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Emissioni da voli in aumento
A crescere sono inoltre le emissioni di CO2 causate dai voli che secondo le stime rappresentano oltre il 52% di quelle prodotte nell'industria turistica a livello globale. Per quanto riguarda il Vecchio Continente, l'inquinamento riconducibile agli arrivi internazionali di viaggiatori via aereo è dato in aumento del 60% nel periodo 2016-2030.
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Overtourism, effetti negativi sugli stipendi
L'analisi rileva inoltre come l'aumento degli arrivi turistici tramite i voli low cost non si traduce in automatico in un miglioramento nei salari dei lavoratori impiegati nel settore. In Paesi di forte richiamo come Italia, Spagna e Francia il comparto accoglienza sconta gli stipendi reali più bassi mentre il costo dei servizi offerti continua a salire, in linea con l'inflazione.
Le ricadute sul mercato del lavoro
"Molto spesso, quando gli aeroporti si espandono, alle comunità locali vengono promessi numerosi benefici economici, ma ciò che emerge dai dati mette in discussione questa ipotesi. Sono stati creati posti di lavoro, ma i bassi salari offerti rappresentano una misera compensazione per l’aumento dei costi abitativi, le infrastrutture sovraccariche e l’inquinamento crescente", ha affermato Alex Chapman, responsabile della politica economica di New Economics Foundation.
Investimenti nell'economia generale in calo
Secondo lo studio Nef-T&E la febbrile corsa al mattone da affittare per scopi turistici affossa gli investimenti delle imprese in altri settori economici. Estendendo lo sguardo al periodo 2019-2031 i finanziamenti privati sono in calo nei principali Paesi presi in considerazione, dalla Grecia al Portogallo fino alla Spagna e all'Italia. L'economia della Penisola, in particolare, sconta in un decennio una perdita di investimenti pari a 1,1 miliardi all'anno, cento milioni in più rispetto alla principale economia iberica. Le risorse vengono stanziate per l'acquisto di immobili lasciando meno soldi da destinare a settori produttivi o innovativi, come i trasporti sostenibili (treni e veicoli elettrici) e le tecnologie dell'informazione.
Turismo aereo, investimenti in crescita
Nonostante le potenziali ricadute negative su mercato immobiliare locale e ambiente, i governi europei continuano a investire nel trasporto aereo come "leva" principale per attirare turisti. Un esempio su tutti è rappresentato dalla Spagna che ha stanziato 12,8 miliardi di euro per potenziare gli aeroporti, a partire dall'ampliamento degli scali internazionali di Madrid-Barajas e Barcellona-El Prat. Misure analoghe sono state adottate dal governo greco per incrementare di un quarto la capacità passeggeri dell'aeroporto di Atene-Eleftherios Venizelos, costo circa 1,3 miliardi di euro, e dal Portogallo per l'ingrandimento del terminal a Lisbona.
Auclair (T&E): "Contro l'overtourism serve un freno agli aeroporti"
Per Denise Auclair, responsabile della campagna “Travel Smart” di T&E, lo studio dimostra che non è possibile "separare le proteste contro il turismo dall’ondata di voli che lo sostiene". "Cercare di gestire il sovraffollamento turistico espandendo contemporaneamente gli aeroporti di Dublino, Barcellona o Lisbona è una battaglia persa", afferma la manager del gruppo per la decarbonizzazione nei trasporti secondo la quale se i governi intendono davvero garantire alloggi a prezzi accessibili e raggiungere obiettivi climatici dovrebbero "porre immediatamente un freno all’espansione degli aeroporti e riconsiderare le strategie relative al turismo e alla connettività dei trasporti".
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