L'assemblea della società guidata dall'amministratore unico Claudio Calabi ha approvato il bilancio 2025 di Fenice: ricavi saliti a 2,7 milioni di euro e perdita contenuta in 65mila euro, dopo un drastico taglio dei costi. Dopo l'archiviazione del "pandoro gate", l'imprenditrice punta ora sul make-up
Salgono i ricavi e i conti si avvicinano al pareggio. Il gruppo Fenice, la società di Chiara Ferragni, archivia un 2025 di stabilizzazione, con un giro d'affari in crescita e i costi riportati sotto controllo. L'assemblea, riunita nei giorni scorsi, ha approvato il bilancio sotto la guida dell'amministratore unico Claudio Calabi, il manager incaricato dell'opera di contenimento delle spese.
I numeri del bilancio
Nel 2025 i ricavi sono saliti a 2,7 milioni di euro, contro i 2,1 milioni dell'esercizio precedente. La perdita si è fermata a 65mila euro, un passivo limitato reso possibile dal forte ridimensionamento dei costi, scesi anch'essi a 2,7 milioni: una cifra quasi dimezzata rispetto ai 4,9 milioni dell'anno prima. Il risultato è frutto soprattutto di un lavoro di riorganizzazione e di tagli con uscite di personale. Nel corso dell'anno Fenice ha chiuso il pre-contenzioso con la catena di profumerie Douglas, rilevandone gli attivi poi rivenduti: una voce che ha pesato in misura rilevante sui ricavi dell'esercizio.
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La ripartenza dopo il "pandoro gate"
Quello appena chiuso è l'esercizio che dovrebbe segnare il rilancio di tutte le attività, dopo il proscioglimento dell'imprenditrice, arrivato a gennaio di quest'anno, sul caso del cosiddetto "pandoro gate". Ferragni sta ora concentrando il proprio lavoro sul settore del make-up, con l'obiettivo di trasformare in contratti veri e propri le trattative in corso con potenziali clienti. Sul piano personale è inoltre diventata testimonial del marchio Guess per le linee di profumi e di jeans.
Il voto contrario di Morgese
Secondo quanto ricostruito dal Corriere della Sera, il bilancio è stato approvato con il voto contrario dell'imprenditore Pasquale Morgese, in continuità con le posizioni già espresse in passato, pur in un clima di rapporti con la società ormai meno teso. L'ex partner commerciale, scrive il quotidiano, detiene oggi una quota ridotta allo 0,2% del capitale di Fenice: non aveva infatti aderito all'aumento da 7 milioni di euro sottoscritto per intero dalla fondatrice nel marzo 2024 per mettere in sicurezza l'azienda.