Mercato del lavoro, la ricerca: “L’IA sta cambiando le posizioni entry-level”. Ecco come
Lo studio condotto da SAP, multinazionale leader nello sviluppo di software per le imprese, e Wakefield evidenzia come, secondo i responsabili delle risorse umane intervistati, l'intelligenza artificiale non stia rendendo irrilevanti i giovani talenti. Al contrario, ne sta trasformando l'ingresso nel mondo del lavoro, accelerando il percorso verso la piena produttività. Una trasformazione che porta con sé importanti opportunità, ma anche alcuni rischi.
L’intelligenza artificiale non sta facendo scomparire le posizioni junior nel mondo del lavoro, ma sta facendo evolvere il loro ruolo: a dirlo è una nuova ricerca di SAP - multinazionale leader nel campo dello sviluppo di software per le imprese - e Wakefield, secondo cui l’IA non starebbe rendendo irrilevanti i giovani talenti, ma anzi starebbe rimodellando le fasi iniziali della loro vita lavorativa accelerandone il percorso verso una maggiore produttività. Secondo lo studio, l’88% dei responsabili delle risorse umane afferma che l’intelligenza artificiale sta aiutando le persone a inizio carriera a entrare nel ruolo più rapidamente.
Come cambia l’ingresso nel mondo del lavoro
Su questo tema nel corso di una recente puntata di Progress, approfondimento di Sky TG24, l’amministratrice delegata di SAP Italia Carla Masperi ha detto: “La trasformazione dei ruoli e delle aspettative che ci sono sulle giovani generazioni che entrano nel mondo del lavoro va tenuta in debita attenzione. Se l'AI automatizza innanzitutto le attività più ripetitive e a basso valore aggiunto, dobbiamo considerare che proprio queste rappresentavano spesso il punto di partenza del percorso di apprendimento dei giovani talenti, attraverso il training on the job”. Dalla ricerca emerge come il 79% dei responsabili delle risorse umane intervistati riferisce che i talenti a inizio carriera ricevono strumenti di Business AI entro il primo mese di lavoro. Inoltre, l’87% si aspetta che i nuovi assunti abbiano familiarità con l’AI fin dal primo giorno o imparino a usare questi strumenti subito dopo l’ingresso in azienda.
La produttività dei neo assunti
In questo scenario, con l’intelligenza artificiale che assorbe le tradizionali attività, i giovani possono arrivare a svolgere attività significative in tempi più rapidi: il 56% del campione ha segnalato un miglioramento della fiducia in sé e il 55% ha evidenziato un aumento della produttività tra coloro che utilizzano l’AI. E, mentre i neo assunti raggiungono la piena operatività più rapidamente, a mutare sono anche anche le aspettative nei loro confronti, aumentando i rischi. Infatti i capi delle risorse umane interpellati hanno riportato una maggiore pressione sulle performance e un aumento dello sforzo mentale, mentre i nuovi assunti cercano di stare al passo con ritmi di lavoro accelerati dall’AI. Alcuni ricercatori definiscono questa dinamica “AI brain fry”, cioè l’affaticamento cognitivo derivante dalla gestione di workflow rapidi e guidati dall’intelligenza artificiale.
Quali sono i rischi nell’uso dell’IA
La ricerca ha messo in evidenza alcuni rischi di questo scenario, che coinvolgono sia i dipendenti sia le imprese. In primo luogo c’è l’uso della “shadow AI”, cioè un fenomeno in cui i giovani a inizio carriera spesso usano strumenti di IA non autorizzati quando le linee guida aziendali non sono chiare, probabilmente nel tentativo di stare al passo con il lavoro: questo problema è stato indicato dal 56% dei responsabili delle risorse umane intervistati. Poi, secondo il 44% del campione, un accesso disomogeneo agli strumenti di intelligenza artificiale aumenterebbe il rischio di turnover per i lavoratori più giovani: questi infatti potrebbero sentirsi incapaci di soddisfare le nuove aspettative di performance senza strumenti per automatizzare le attività di routine. Infine, anche se l’uso di questi tool aumenta la produttività, il 38% degli intervistati teme che i neo assunti non stiano sviluppando competenze di lungo termine come comunicazione, pensiero critico, capacità di giudizio e collaborazione.
L’impatto sul settore dei software
“Nello sviluppo del software vediamo due velocità”, ha spiegato ancora Carla Masperi. “Nel breve termine, l’AI aumenta la produttività e trasforma il modo di lavorare degli sviluppatori. Nel medio periodo, invece, sta ridefinendo le competenze richieste: ci sarà una crescente domanda di architetti, esperti di dati e professionisti in grado di orchestrare agenti intelligenti. Con l’avvento dell’Agentic AI, il valore si sposterà sempre più dalla scrittura del codice alla capacità di governare sistemi complessi”.
I consigli per evitare i rischi
In questo contesto, la ricerca ha fornito anche alcune indicazioni e linee guida rivolte alle risorse umane per navigare attraverso questi cambiamenti. Il primo consiglio è trovare nuovi modi per sviluppare competenze come comunicazione, collaborazione, pensiero critico e capacità decisionale nei neo assunti. Inoltre viene suggerito di ripensare le posizioni ‘entry level’, mettendo in chiaro le aspettative e i percorsi di apprendimento per aiutare i giovani a costruire fiducia nelle nuove tecnologie fin dall’inizio. E ancora, è necessario chiarire quali sono le aspettative e le linee guida per l’uso dell’intelligenza artificiale al fine di diminuire il problema della “shadow AI”. Infine, è necessario evitare un accesso disomogeneo agli strumenti di intelligenza artificiale: insieme alla formazione, questo aiuta a garantire che i nuovi assunti siano attrezzati per affrontare richieste urgenti senza rischiare burnout o turnover.