Un sondaggio interno e anonimo tra i membri del consiglio di amministrazione e del consiglio di sorveglianza rivela una situazione più grave del previsto. Sei manager su nove giudicano l'azienda a rischio di sopravvivenza e tutti chiedono un cambiamento radicale di strategia
I vertici di Volkswagen temono per la stessa esistenza del gruppo. È quanto emerge da un sondaggio interno e anonimo condotto tra i membri del consiglio di amministrazione e del consiglio di sorveglianza, i cui risultati sono stati resi noti per la prima volta da un'inchiesta della rivista economica "Manager magazin". Il quadro che ne esce è quello di una crisi più profonda di quanto si ritenesse finora, e arriva subito dopo una trimestrale segnata dal segno meno su quasi tutti i principali indicatori.
Il sondaggio interno
L'indagine era stata pensata per misurare la coesione del management. A rispondere, in forma anonima, sono stati i componenti dei due organi di governo dell'azienda. Il punto su cui i vertici si sono trovati più concordi riguarda la gravità della situazione: tutti la considerano estremamente critica.
"Esistenza a rischio"
Sei dei nove membri del consiglio di amministrazione interpellati hanno spinto la valutazione fino a definire l'azienda a rischio di sopravvivenza. Altri tre hanno parlato di una situazione "tesa". Nessuno ha scelto l'opzione che descriveva il quadro come "non critico".
La richiesta di una svolta
Sul fronte delle soluzioni, l'unanimità è totale: tutti e nove i consiglieri intervistati hanno invocato un cambiamento radicale di strategia. Critiche severe sono state rivolte anche all'impostazione del gruppo nei due mercati chiave della Cina e del Nord America.
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I numeri della trimestrale
I timori del board trovano riscontro nei conti del primo trimestre 2026. L'utile operativo è sceso del 14,3% a 2,5 miliardi di euro, con il margine operativo calato al 3,3% dal 3,7%, mentre gli analisti si attendevano un risultato sostanzialmente stabile. I ricavi si sono fermati a 75,7 miliardi, in calo del 2,5%, sotto le stime di 77,6 miliardi. L'utile netto è arretrato del 28,4% a circa 1,56 miliardi.
A pesare è stato soprattutto il crollo delle vendite nei mercati extraeuropei. Le consegne complessive sono scese a 2,0 milioni di unità, con un calo del 20% in Cina e del 9% in Nord America, solo in parte compensato dalla crescita in Sud America (+3%), Europa occidentale (+1%) ed Europa centrale e orientale (+7%). A gravare sui conti anche l'impatto dei dazi statunitensi, stimati in circa 4 miliardi di euro l'anno.
I tagli già in corso
Per contenere la crisi il gruppo ha avviato un piano di riduzione dei costi che inizia a dare effetti. I costi generali tagliati sfiorano il miliardo di euro e il flusso di cassa netto della divisione Automotive è tornato positivo a 2 miliardi, contro i -828 milioni dello stesso periodo del 2025. Sul piano occupazionale, è in corso una riduzione di circa 50.000 posti di lavoro in Germania entro il 2030, mentre la capacità produttiva in Cina è stata tagliata di circa 1,5 milioni di veicoli dal 2023.
Non tutte le divisioni hanno chiuso in negativo. Il Core Brand Group, che comprende Volkswagen, Skoda, SEAT e Cupra, ha migliorato l'utile operativo del 38% a 1,5 miliardi, con un margine del 4,4%. Più complicata invece la situazione di Porsche: l'utile operativo è sceso da 700 a 500 milioni di euro e il margine è calato dall'8,7% al 7%.
Il gruppo ha comunque confermato la guidance per l'anno, con ricavi previsti tra una sostanziale stabilità e una crescita fino al 3% e un margine operativo atteso tra il 4% e il 5,5%. Una previsione che, però, non tiene conto di un'eventuale escalation delle tensioni in Medio Oriente. Per il primo costruttore automobilistico europeo, l'analisi interna dei vertici arriva così in un momento già difficile.