Il Brent sale ai massimi da almeno quattro anni, poi ripiega a 123 dollari mentre il Wti sale del 2,3% a 109,35 dollari. Sui mercati si teme che gli Stati Uniti possano riprendere gli attacchi all'Iran, scatenando la risposta di Teheran e facendo ripiombare il Medioriente nel caos
Oggi i prezzi del petrolio hanno raggiunto il livello più alto degli ultimi quattro anni, a causa del blocco dello Stretto di Hormuz che continua a interrompere i flussi energetici globali. Il Brent con consegna a giugno è salito del 7% a 126,41 dollari al barile, il livello più alto dall'inizio del 2022. Sui mercati si teme che gli Stati Uniti possano riprendere gli attacchi all'Iran, scatenando la risposta di Teheran e facendo ripiombare il Medioriente nel caos.
Gli aumenti
Dall'inizio del conflitto con l'Iran, alla fine di febbraio, il Brent è aumentato di oltre il 70%, con il benchmark statunitense West Texas Intermediate (Wti) che ha registrato incrementi simili. Gli operatori di mercato hanno indicato lo stallo dei negoziati tra Iran e Stati Uniti come uno dei principali fattori alla base dell'ultimo rialzo. Lo Stretto di Hormuz, un punto critico per le spedizioni globali di petrolio e gas, rimane bloccato, senza prospettive immediate di riapertura, alimentando ulteriormente le preoccupazioni sull'offerta.
Le borse asiatiche
Le borse asiatiche si mostrano quest’oggi in sofferenza sulla ripresa della corsa del prezzo del petrolio. Tokyo cede l’1,22%, mentre Shanghai tenta di agganciare la parità, cedendo lo 0,06%. Male Hong Kong con l’Hang Seng che perde l’1,51% e Seoul, con il Kospi in ribasso dello 0,82%.