Inversione di rotta del Brent che, dopo essere salito ai massimi da almeno quattro anni (126 dollari) nella tarda serata di ieri, è sceso a 123 dollari per poi ripiegare ulterioremente. I trader continuano a guardare alla situazione in Iran dove per ora sembra accantonato il rischio di un'escalation militare
Dopo un'impennata sopra i 126 dollari nella tarda serata di ieri il petrolio inverte la rotta: il Brent cede l'1,4% a 116,4 dollari al barile mentre il Wti è piatto (-0,05%) a 106,9 dollari. Questa mattina i prezzi del petrolio avevano raggiunto il livello più alto degli ultimi quattro anni a causa del blocco dello Stretto di Hormuz che continua a interrompere i flussi energetici globali. Sui mercati si teme che gli Stati Uniti possano riprendere gli attacchi all'Iran, scatenando la risposta di Teheran e facendo ripiombare il Medioriente nel caos. I trader per il momento continuano a tenere d'occhio la situazione e l'escalation militare al momento sembra evitata: la Cnn ha infatti reso noto che gli Usa si attendono entro domani una proposta aggiornata da Teheran.
Le borse europee
Le Borse europee recuperano terreno e i future a Wall Street girano in positivo: Londra avanza dello 0,9%, Francoforte dello 0,2% mentre Milano riduce il calo allo 0,1%, Parigi allo 0,6% e i future sul Nasdaq salgono dello 0,2% e quelli sull'S&P 500 dello 0,1%. La speranza di una ripresa dei negoziati per la fine della guerra, dopo i timori di una sua ripresa, si fanno sentire anche sui prezzi dei prodotti energetici, che invertono la rotta dopo i forti rialzi registrati nella notte: il Brent gira in calo dell'1,6% a 116 dollari al barile e il Wti cede lo 0,4% a 106,5 dollari mentre il gas vede i future Ttf arretrare dello 0,8% a 46,5 euro al megawattora.
Soffre Stellantis
In ripresa anche i titoli di Stato, con i rendimenti che arretrano in attesa delle decisioni sui tassi della Bce e della Bank of England che arriveranno a breve dopo che ieri una Fed molto divisa al suo interno ha mantenuto fermo il costo del denaro. I decennali italiani cedono 3 punti base, al 3,92%, mentre lo spread con il Bund flette di un punto base a quota 83. A Piazza Affari soffre Stellantis (-7%) dopo i conti del trimestre mentre corre Prysmian (+4,1%) riaccesa dopo un avvio pesante dalle prospettive di crescita nel mercato della fibra ottica illustrate dal ceo Massimo Battaini nella conference call con gli analisti. A Milano faticano Amplifon (-2,2%) e le banche, con in testa Unicredit (-1,6%), mentre corrono le utility con A2A (+2,2%) e Terna (+1,6%).
Gli aumenti
Dall'inizio del conflitto con l'Iran, alla fine di febbraio, il Brent è aumentato di oltre il 70%, con il benchmark statunitense West Texas Intermediate (Wti) che ha registrato incrementi simili. Gli operatori di mercato hanno indicato lo stallo dei negoziati tra Iran e Stati Uniti come uno dei principali fattori alla base dell'ultimo rialzo. Lo Stretto di Hormuz, un punto critico per le spedizioni globali di petrolio e gas, rimane bloccato, senza prospettive immediate di riapertura, alimentando ulteriormente le preoccupazioni sull'offerta.