Nato l'11 aprile 1901 a Ivrea, l'imprenditore e intellettuale trasformò la Olivetti in un modello industriale internazionale, unendo tecnologia, design e attenzione sociale. Morì improvvisamente nel 1960, lasciando un’eredità ancora attuale
Imprenditore, ingegnere e intellettuale italiano tra i più importanti del Novecento, Adriano Olivetti è stato una delle figure più singolari del secolo scorso. Nato l'11 aprile di 125 anni fa, non fu solo un industriale ma anche un grande innovatore e pensatore. Il suo progetto di riforma sociale in senso comunitario, articolato attorno all’identità tra progresso materiale, efficienza tecnica ed etica della responsabilità, è oggi riconosciuto come uno tra i modelli più attuali e avanzati di sostenibilità. Nato a Ivrea, era figlio del fondatore della Olivetti. Sotto la sua guida l’azienda diventò una delle realtà industriali più innovative al mondo, famosa per soprattutto per le macchine da scrivere, ma anche calcolatrici e i primi computer.
Tra visione, imprenditoriae politica
Tra il 1932 e il 1960, come ricorda il sito della Fondazione che porta il suo nome, ha guidato al successo internazionale l’azienda di macchine per scrivere e prodotti per ufficio fondata dal padre nel 1908, rendendo il suo nome sinonimo globale di eccellenza e innovazione. A partire dalla fine della Seconda guerra mondiale Olivetti diede vita a un articolato sistema di interventi sociali, iniziative culturali e azioni politiche che riunisce all’interno di un unico progetto definito “Comunità,”, il cui simbolo è una campana. Alla base c’era l’idea di un nuovo ordinamento costituzionale, un sistema di comunità all’interno di uno Stato socialista e federalista che Olivetti descrisse nella sua opera manifesto L’ordine politico delle Comunità, elaborata durante l’esilio in Svizzera tra il 1944 e il 1945. Fu anche attivo in politica, fondando il movimento Comunità e venendo eletto in Parlamento nel 1958.
La Lettera22, un oggetto cult
La macchina da scrivere Lettera 22 è uno degli esempi più rappresentativi della visione industriale di Olivetti. Sotto la sua guida, l'azienda non puntava solo a produrre macchine efficienti, ma a creare oggetti capaci di unire tecnologia, bellezza e utilità sociale. La Lettera 22 incarnava questa filosofia: una macchina compatta, accessibile e ben progettata, pensata per semplificare il lavoro di scrittori e professionisti. Per Olivetti, infatti, l’innovazione doveva essere a misura d’uomo. Ancora oggi la Lettera 22 non è solo un prodotto di successo, ma il simbolo concreto del modello olivettiano, in cui impresa e responsabilità sociale si incontrano. Entrata nelle collezioni permanenti del MoMA di New York e premiata con il Compasso d’Oro nel 1954, la Lettera 22 venne scelta nel 1959 dall’Illinois Technology Institute come il miglior prodotto in termini di design degli ultimi 100 anni.
La morte il lascito
Olivetti morì il 27 febbraio 1960 in modo improvviso, a soli 58 anni. Si trovava su un treno diretto in Losanna quando fu colpito da un malore, probabilmente un'ischemia cerebrale. La morte inattesa suscitò grande emozione in Italia e all’estero, anche perché avvenne in un momento in cui era ancora molto attivo sia come imprenditore sia come figura pubblica. La sua scomparsa segnò profondamente il futuro della Olivetti, che negli anni successivi faticò a mantenere la stessa visione innovativa e sociale che lui aveva promosso. A 65 anni dalla sua scomparsa, Olivetti è ancora oggi ricordato come un modello di imprenditore “illuminato”, capace di coniugare innovazione, etica e attenzione alla persona, anticipando temi centrali nel dibattito contemporaneo sul ruolo sociale dell’impresa.
La Fondazione
A due anni dalla morte i familiari e i collaboratori più stretti decidono di costituire la Fondazione Adriano Olivetti con lo scopo di tutelarne la figura e l’opera attraverso una forte vocazione statutaria a trasformare il suo impegno civile, culturale e sociale in rinnovate forme progettuali. Nel 2018 il complesso di architetture industriali olivettiane di Ivrea viene riconosciuto dall’Unesco come Patrimonio Mondiale, affermando il valore universale dell’azione olivettiana incarnata nello spirito di quella idea di Comunità “materialmente più fascinosa e spiritualmente più elevata” che Adriano Olivetti continuò a costruire per tutta la vita.