Guerra in Iran, le Borse europee bruciano 918 mld in una settimana

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I listini azionari europei hanno chiuso in perdita fra lo 0,6 e l'1%, con Milano giù dell'1,02% (e un passivo settimanale di oltre il 6%) trainati anche da una Wall Street negativa

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Guerra in Medio Oriente, mercato del lavoro Usa debole e rialzo del prezzo del petrolio hanno depresso i mercati finanziari mondiali al termine di una settimana di instabilità, rendendo un rebus le prossime mosse delle banche centrali, Fed e Bce in primis, fra rialzo dell'inflazione e rallentamento dell'economia (GUERRA IN IRAN, GLI AGGIORNAMENTI IN TEMPO REALE). Le Borse europee pagano un conto salato dopo l'inizio del conflitto. In una settimana all'insegna della volatilità, lo stoxx 600, l'indice che raggruppa i principali titoli quotati sui mercati azionari europei, ha bruciato 918 miliardi di euro. I listini azionari europei hanno chiuso in perdita fra lo 0,6 e l'1%, con Milano giù dell'1,02% (e un passivo settimanale di oltre il 6%) trainati anche da una Wall Street negativa. Lo scenario di una possibile stagflazione mette ancora più in difficoltà la Fed, stretta fra le pressioni dell'amministrazione Trump a tagliare e stimolare l'economia visti anche i dati negativi sulla disoccupazione, e quella di fare fronte all'inflazione in arrivo a seguito del balzo del petrolio.

E sulla Bce, seppure è quasi certo che non agirà nella riunione della prossima settimana, il mercato ha iniziato a scommettere su di un aumento dei tassi di almeno 25 punti base nel corso dell'anno. Decisiva, ripetono gli operatori e gli esperti, sarà la durata del conflitto contro l'Iran e soprattutto se questo fermerà per un lasso di tempo esteso il vitale traffico nello stretto di Hormuz di idrocarburi, gas e petrolio. Una lunga durata del blocco e, di conseguenza, dei rialzi del greggio e del gas via via che si esauriscono le scorte, manderà l'inflazione su un terreno di forte crescita oltre a danneggiare commerci ed export nei paesi dell'area.

Le navi petroliere ferme e il monito lanciato tramite il Financial Times dal ministro dell'energia del Qatar di un possibile stop alla produzione e spedizione di idrocarburi nel giro di poche settimane hanno mandato infatti alle stelle il prezzo del petrolio. Il Wti del Texas e il Brent del Mare del Nord hanno infranto la soglia psicologica dei 90 dollari al barile tornando ai livelli di aprile 2024. In una sola settimana il balzo delle quotazioni è stato di oltre il 30%. E alcuni analisti si spingono anche a ipotizzare una crescita in area 150 dollari se gli effetti del conflitto dovessero perdurare.

Si è mosso anche il gas dove i contratti future sul mese di aprile hanno guadagnato il 5,23% a 53,39 euro al Mwh. Livelli che, se perdureranno, fatalmente si trasmetteranno all'inflazione globale ed europea anche con una economia debole. Certo il governatore del Banco de Espana Jose Luis Escrivà (che siede nel board Bce) ritiene "molto improbabile" un rialzo dei tassi la prossima settimana e sostiene che ci vorrà tempo per valutare l'impatto sull'inflazione ma non nega che effetti ci saranno. Francoforte, che ha tenuto i tassi fermi per cinque riunioni e dalla quale ci si attendeva semmai un allentamento monetario per l'anno in corso, ora potrebbe aumentare il costo del denaro per fare fronte all'aumento dei prezzi. Per l'economia europea i rischi ci sono, spiega il presidente Abi Antonio Patuelli, tramite "l'impennata dei costi energetici (già prima rilevanti), per i forti cali dei mercati borsistici e per i rischi e i maggiori costi dei commerci internazionali".

Dall'altra parte dell'Oceano oltre all'effetto sui prezzi si guarda al deludente e inatteso dato sul mercato del lavoro. A febbraio si sono persi 92mila posti di lavoro dopo l'aumento di gennaio e il tasso di disoccupazione, di riflesso, è salito al 4,4% a febbraio dal 4,3% di gennaio, leggermente al di sopra delle aspettative di mercato del 4,3%. La Federal Reserve è così tra Scilla e Cariddi e, come scrivono gli analisti di Morgan Stanley "anche una modesta pressione sui prezzi del petrolio potrebbe dilazionare i tagli dei tassi".

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