Lavoro, nel 2026 4 lavoratori su 10 pronti a cambiare azienda per stipendio più alto

Economia

Presentato il Salary Guide 2026 di Hays Italia, il report annuale dedicato ai principali trend del mercato del lavoro in Italia del 2025 e le aspettative per il 2026. Dai dati emerge l’importanza dei benefit che sono spesso determinanti per accettare un nuovo ruolo (dal 49% del 2025), insieme ad ambiente di lavoro (46%) e progetti stimolanti (45%)

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Nel Salary Guide 2026 di Hays Italia, presentato oggi, emerge un mercato del lavoro dinamico, con quasi 6 aziende su 10 che prevedono un aumento dell’organico nei prossimi 12 mesi, creando importanti opportunità di mobilità. Nel report annuale dedicato ai principali trend del mercato del lavoro in Italia del 2025 e le aspettative per il 2026, si evidenzia che 4 lavoratori italiani su 10 sono pronti a cogliere tali opportunità, soprattutto per aumentare la retribuzione, di cui sono insoddisfatti: per il 63% dei professionisti, infatti, lo stipendio non è adeguato alle responsabilità ricoperte. A questo, si aggiunge anche il tema degli straordinari: li fanno 3 lavoratori su 4 e nel 49% dei casi non vengono riconosciuti. La retribuzione resta infatti un tema centrale: la RAL media annuale è di 56.360 euro, in crescita dell’1% rispetto a un anno fa, ma quasi due terzi dei lavoratori (63%) la considerano non adeguata alle responsabilità ricoperte, un dato in aumento rispetto al 57% dell’anno scorso. Inoltre, cambiare azienda oggi si conferma la principale motivazione per guadagnare di più (per il 30%), superando la crescita interna (24%). Per quanto riguarda gli straordinari, emerge che oltre tre quarti dei lavoratori svolgono lavoro extra durante la settimana, ma quasi la metà di loro (49%) dichiara di non venire remunerato. Tra i fattori più importanti per accettare un nuovo ruolo c’è il pacchetto di benefit (56%), in crescita rispetto al 49% del 2025, insieme a un buon ambiente di lavoro (46%), ruoli o progetti stimolanti (45%) e lavoro da remoto (42%).

L'indagine

L’indagine è stata condotta su un campione di circa milletrecento intervistati tra colletti bianchi e aziende. È un segnale chiaro per le imprese: oggi l’attrattività non si gioca solo sul salario, ma su un’offerta complessiva che valorizzi crescita interna, retribuzione e benefit in modo coerente con le aspettative delle persone, anche alla luce della nuova normativa europea sulla trasparenza salariale, che spingerà verso criteri retributivi più chiari e strutturati. 

L’Intelligenza Artificiale entra sempre più nella quotidianità professionale: oggi la utilizza regolarmente poco più della metà dei professionisti (52%), un’adozione che negli ultimi anni ha registrato un aumento costante. “Il 2026 non sarà un anno di attesa, ma di scelte strategiche. – commenta Chris Dottie, Managing Director di Hays Italia – In un mercato del lavoro in cui le persone valutano sempre più il pacchetto complessivo — retribuzione, benefit, qualità dell’ambiente e contenuto del ruolo — le aziende devono agire su tre fronti: trasparenza salariale, per prepararsi alla nuova normativa e rafforzare fiducia ed equità; sviluppo delle competenze, per colmare gli skill gap con percorsi chiari di crescita; e Intelligenza Artificiale, da integrare in modo responsabile per aumentare produttività e valore. Allo stesso tempo, diventa essenziale costruire percorsi di crescita chiari e sostenibili, valorizzare correttamente l’impegno richiesto e creare contesti inclusivi e flessibili. Oggi attrarre e trattenere talenti significa investire in persone, competenze e cultura: chi anticipa il cambiamento lo trasforma in un vantaggio competitivo”.

Le aspettative

Sul fronte retributivo, la Hays salary guide 2026 conferma che per molti professionisti l’aumento passa ancora dalla mobilità: la principale motivazione legata all’incremento dello stipendio è infatti il cambio di azienda (30%), seguita dalla promozione interna (24%). Guardando ai prossimi 12 mesi le aspettative risultano bilanciate: circa metà dei professionisti prevede uno stipendio invariato, mentre l’altra metà si aspetta un aumento, per lo più inferiore al 10%. La retribuzione si intreccia con le scelte di carriera: tra chi ha cambiato azienda, le motivazioni principali restano la mancanza di crescita professionale, un ruolo non abbastanza stimolante, e uno stipendio troppo basso. Guardando al 2026, la mobilità resta un’opzione concreta per una quota rilevante di professionisti (44%); mentre circa due professionisti su dieci puntano a crescere all’interno della propria organizzazione attraverso una promozione interna. Tuttavia, per oltre la metà dei rispondenti i meccanismi di crescita interna risultano ancora poco chiari o poco strutturati: nel 30% dei casi manca del tutto una struttura di promozione definita, mentre per il 23% le promozioni avvengono ma con criteri non sempre trasparenti.

Sul piano dei livelli retributivi, la Ral media nazionale rilevata è pari a 56.360 euro, in crescita dell’1% rispetto allo scorso anno. Per esperienza, la retribuzione cresce progressivamente: si parte da 40.560 euro per profili con 2–5 anni di esperienza, si sale a 59.700 euro nella fascia 5–10 anni e si arriva a 78.850 euro oltre i 10 anni. Tra i settori più remunerativi si continuano a distinguere banking (Ral media 73.100 euro) e life sciences (Ral media 70.690 euro).

Sul tema retributivo pesa anche l’avvicinarsi della nuova normativa europea sulla trasparenza retributiva; il 7 giugno 2026 scadrà il termine entro il quale l’Italia, al pari degli altri Stati membri, dovrà recepire la Direttiva UE 2023/970 sulla trasparenza salariale e sulla parità retributiva, in particolare tra uomini e donne. Questa rappresenta una svolta importante per le imprese, destinata a incidere profondamente sulla gestione delle risorse umane. A oggi, infatti, la trasparenza non è ancora una pratica diffusa: quasi otto rispondenti su dieci dichiara che la propria azienda non adotta alcuna misura concreta per rendere pubblici stipendi o criteri di aumento. Eppure, il desiderio di chiarezza è evidente: l’84% ritiene che le aziende dovrebbero essere trasparenti sulle retribuzioni e l’90% sarebbe più propenso a candidarsi se lo stipendio fosse indicato nell’annuncio.

I benefit si confermano un elemento sempre più rilevante dell’offerta complessiva. Tra quelli oggi più diffusi emergono i buoni pasto (61%), seguiti da lavoro flessibile (43%) e assicurazione sanitaria privata (40%): misure che rispondono in modo diretto alle esigenze quotidiane e che, al tempo stesso, aumentano autonomia e benessere. Guardando invece a ciò che i lavoratori vorrebbero maggiormente, la richiesta si concentra su strumenti con un impatto tangibile dentro e fuori dal lavoro: in cima ci sono assistenza sanitaria e auto aziendale (o indennità auto), seguite da buoni pasto e lavoro flessibile. Tra i desiderati compare anche l’abbonamento in palestra, segnale di quanto la dimensione del benessere stia entrando sempre più nella definizione di ciò che rende un’azienda attrattiva.

Accanto a retribuzioni e mobilità, dalla Salary Guide emerge un dato che impatta in modo sensibile sulla quotidianità delle persone: lo straordinario. Alla domanda sulle ore aggiuntive settimanali, escludendo i professionisti che non percepiscono straordinari per accordi contrattuali, 3 su 4 dichiarano di svolgere lavoro straordinario durante la settimana. E non si tratta di episodi isolati: per circa 6 dipendenti su 10 le aziende si aspettano che siano disponibili fuori dall’orario contrattuale “a volte”, “spesso” o addirittura “sempre”.

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