Introduzione
Possibili novità con l’arrivo dello stipendio di gennaio 2026: molti lavoratori potrebbero infatti ritrovarsi con una trattenuta inattesa. Le operazioni di conguaglio fiscale, avviate già a dicembre e destinate a chiudersi entro il 28 febbraio, aprono infatti la fase dei controlli definitivi sui requisiti di reddito per i bonus IRPEF legati al taglio del cuneo e per il trattamento integrativo
Quello che devi sapere
Come funziona
Il meccanismo prevede che le agevolazioni vengano riconosciute durante l’anno sulla base di stime provvisorie, ma soltanto a consuntivo è possibile verificare se le somme percepite erano effettivamente dovute. In caso contrario, scatta l’obbligo di restituzione totale o parziale.
Per approfondire: Stipendi, in Italia salari fermi nel 2025: ai miliardari 150 mln in più al giorno
La verifica
Per questo motivo il mese di gennaio rappresenta il momento cruciale per i controlli. I datori di lavoro devono confrontare i compensi realmente corrisposti nel corso del 2025 con le soglie previste per l’accesso ai benefici fiscali. Il lavoro di verifica è doppio: da un lato occorre accertare il diritto al trattamento integrativo fino a 1.200 euro, dall’altro valutare la spettanza del nuovo bonus per il taglio del cuneo, introdotto dal 2025 con un valore massimo di 960 euro. Poiché entrambe le misure vengono anticipate sulla base di un reddito presunto, soltanto il ricalcolo di fine anno consente di stabilire l’importo corretto.
Per approfondire: Gli stipendi crescono, ma non abbastanza: l’inflazione corre più degli aumenti
Le percentuali
Per chi non supera i 20 mila euro di reddito complessivo, il beneficio si traduce in un importo mensile calcolato in percentuale:
- 7,1% per redditi fino a 8.500 euro;
- 5,3% per redditi tra 8.500 e 15 mila euro;
- 4,8% per redditi compresi tra 15 e 20 mila euro.
Cosa succede oltre la soglia dei 20 mila euro
Oltre questa soglia e fino a 40 mila euro, il contributo diretto lascia spazio a una detrazione aggiuntiva:
- mille euro per redditi tra 20 e 32 mila euro;
- un importo decrescente per chi supera i 32 mila euro, fino all’azzeramento al raggiungimento dei 40 mila euro.
Il sistema prevede una compensazione automatica tra bonus e detrazione: chi perde il contributo in busta paga può comunque beneficiare dello sconto fiscale, sempre se rientra nei limiti.
Quando scatta la restituzione del bonus IRPEF
La busta paga di questo mese diventa così lo snodo decisivo per individuare chi dovrà restituire quanto incassato in eccesso. Il punto critico è la soglia dei 32 mila euro: superato questo livello, la detrazione comincia a ridursi progressivamente e una parte del bonus percepito può risultare non dovuta. Oltre i 40 mila euro, invece, il beneficio viene annullato e l’importo va restituito integralmente. Il datore di lavoro, una volta effettuati i calcoli definitivi, trattiene solo la differenza tra quanto erogato e quanto effettivamente spettante.
Le modalità di recupero
A proposito va ricordato come l’Agenzia delle Entrate abbia chiarito le modalità operative. In base all’ammontare da recuperare, la restituzione avviene in due modi:
- per importi inferiori a 60 euro, il prelievo viene effettuato in un’unica trattenuta;
- per somme superiori a 60 euro, il recupero è suddiviso automaticamente in dieci rate mensili, a partire dallo stipendio di gennaio.
Se il datore di lavoro non dispone dei dati necessari, come ad esempio in caso di cambio di impiego, il conguaglio slitta alla dichiarazione dei redditi.
Sotto controllo anche il trattamento integrativo
Oltre al bonus per il taglio del cuneo, viene ricalcolato anche il TIR, il trattamento integrativo fino a 1.200 euro. Il beneficio spetta:
- integralmente, con 100 euro al mese, ai redditi fino a 15 mila euro;
- in misura variabile, tra 15 e 28 mila euro, come differenza tra detrazioni e IRPEF lorda.
Superata la soglia dei 28 mila euro, il bonus non è più dovuto e deve essere restituito per intero. Anche in questo caso, se l’importo supera i 60 euro, il recupero viene suddiviso in otto rate a partire da gennaio.
Doppia decurtazione possibile sullo stipendio
L’effetto combinato dei due ricalcoli può tradursi in una riduzione significativa della retribuzione. Chi supera entrambe le fasce di reddito di riferimento rischia infatti un doppio recupero, con trattenute mensili che possono arrivare a circa 60 euro. Un impatto che rende lo stipendio di questo inizio 2026 particolarmente delicato per molti lavoratori, chiamati quindi a dover fare i conti.
Per approfondire: Lavoro, ecco come cambieranno stipendi e professioni nel corso del 2026