Introduzione
Tra le ipotesi sulla riforma pensionistica 2026 c’è l’idea di trasformare il trattamento di fine rapporto (Tfr) in una rendita mensile che permetterebbe a chi ha redditi tra 1.350 e 1.650 euro netti al mese, di andare in pensione anticipata. L’opzione è possibile solo se si soddisfano determinati requisiti. Il Tfr, anche chiamato liquidazione o buona uscita, è una somma di denaro che il dipendente mette mensilmente da parte per tutta la durata del rapporto di lavoro. La quota viene poi corrisposta tutta insieme alla fine del rapporto per licenziamento, dimissioni o pensionamento. Il trattamento di fine rapporto spetta ai lavoratori che operano nelle aziende private con più di 50 unità e ai dipendenti del pubblico impiego. Mentre la stessa quota viene trattenuta presso le aziende più piccole, con meno di 50 addetti, come forma di autofinanziamento. Ma come funziona il Tfr per la pensione anticipata?
Quello che devi sapere
Cos’è la pensione anticipata contributiva
La riforma pensionistica 2026 sta pensando di estendere la possibilità di uscire dal mondo del lavoro prima di aver raggiunto i limiti di vecchiaia (oggi lo può fare chi ha contributi versati a partire dal 1996) anche a chi ha iniziato a lavorare entro il 1995, a patto di avere l’assegno ricalcolato con il metodo contributivo. La pensione anticipata contributiva scatterebbe a 64 anni, tre anni prima del requisito di vecchiaia che è di 67 anni.
Per approfondire: Pensione anticipata a 64 anni, ipotesi Tfr al posto della liquidazione: a chi converrebbe
I requisiti per la pensione anticipata contributiva
L’opzione sarebbe disponibile solo se la pensione supera un valore soglia di 3 volte l’assegno sociale, che salirà a 3,2 dal 2030 e che scende a 2,8 e 2,6 volte per le lavoratrici con uno, due e più figli. Il problema è che i dipendenti con un reddito medio fino a 1.350 euro netti al mese non potrebbero raggiungere la soglia, mentre quelli con un reddito superiore a 1.650 euro netti ne potrebbero beneficiare.
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Il Tfr per la pensione anticipata
Per chi ha redditi tra i 1.350 e i 1.650 euro netti al mese, insufficienti a superare le soglie minime, si starebbe pensando di trasformare il Tfr maturato in rendita, così da superare i valori stabiliti. L’opzione sarebbe utile anche all’Inps che, al termine dell’attività lavorativa, invece di restituire in un’unica soluzione il Tfr, erogherebbe una rendita vitalizia.
Per approfondire: Pensioni, il piano per l’uscita a 64 anni e il Tfr all’Inps. Cosa prevede
L’uscita a 64 anni
Se la somma tra Tfr trasformato in rendita e assegno ordinario superasse i 1.616 euro mensili, l’Inps potrebbe appunto autorizzare l’uscita anticipata a 64 anni ma si alza l’asticella per quanto riguarda gli anni di contributi versati che passerebbe dai 20 anni interamente nel sistema contributivo previsti nell’opzione senza toccare il Tfr, a 25 anni maturati sia interamente nel sistema contributivo sia in quello misto
Le simulazioni
Il Corriere della Sera ha calcolato alcuni possibili scenari: un lavoratore nato nel 1962, che ha iniziato a lavorare a 25 anni e con un reddito netto medio sopra 1.650 euro, potrebbe anticipare la propria pensione dai 67 anni e 2 mesi del 2029 al 2026. Analogamente potrebbero farlo i nati nel 1966 e 1970 che abbiano iniziato a lavorare entro il 1995. Guadagnerebbero poco più di tre anni.
Come si calcola la pensione
Il criterio di calcolo della pensione varia a seconda dell'anzianità contributiva maturata dal lavoratore al 31 dicembre 1995. La pensione è calcolata con il sistema di calcolo contributivo per i lavoratori privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 e per coloro la cui pensione è calcolata col suddetto sistema in base agli istituti vigenti. La pensione è calcolata con il sistema retributivo e misto (una quota con il sistema retributivo e una quota con il sistema contributivo) per i lavoratori con anzianità contributiva al 31 dicembre 1995
Come funziona il sistema retributivo
Il sistema retributivo si basa su tre elementi: l'anzianità contributiva, data dal totale dei contributi fino a un massimo di 40 anni; la retribuzione/reddito pensionabile, data dalla media delle retribuzioni o redditi percepiti negli ultimi anni di attività lavorativa, opportunamente rivalutate sulla base degli indici ISTAT fissati ogni anno; l'aliquota di rendimento, pari al 2% annuo della retribuzione/reddito percepiti entro determinati limiti stabiliti con legge per poi decrescere per fasce di importo superiore
L’importo del sistema retributivo
L'importo della pensione con il sistema retributivo si compone di due quote. La quota A è determinata sulla base dell'anzianità contributiva maturata al 31 dicembre 1992 e sulla media delle retribuzioni degli ultimi 5 anni dei lavoratori dipendenti e dei 10 anni precedenti per i lavoratori autonomi. La quota B è determinata sulla base dell'anzianità contributiva maturata dal 1° gennaio 1993 alla data di decorrenza della pensione e sulla media delle retribuzioni/redditi degli ultimi dieci anni per i lavoratori dipendenti e degli ultimi 15 anni per gli autonomi
Come funziona il sistema misto
Il sistema misto si applica ai lavoratori con meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 e a decorrere dal 1° gennaio 2012 anche ai lavoratori con un'anzianità contributiva pari o superiore a 18 anni al 31 dicembre 1995. Per i lavoratori con un'anzianità contributiva inferiore a 18 anni al 31 dicembre 1995 la pensione viene calcolata in parte secondo il sistema retributivo, per l'anzianità maturata fino al 31 dicembre 1995, in parte con il sistema contributivo, per l'anzianità maturata dal 1° gennaio 1996.
Per i lavoratori con un'anzianità contributiva pari o superiore a 18 anni al 31 dicembre 1995 la pensione viene calcolata in parte secondo il sistema retributivo, per l'anzianità maturata fino al 31 dicembre 2011 secondo le modalità descritte nel paragrafo relativo al sistema retributivo, e in parte con il sistema contributivo, per l'anzianità contributiva maturata dal 1° gennaio 2012.
Per approfondire: Tutte le notizie sulle pensioni