Addizionali Irpef, Salerno e Roma più care, Milano paga la metà. I dati Uil

Economia
©IPA/Fotogramma

Introduzione

Salerno e Roma sono le città nelle quali si pagano più addizionali Irpef se si ha un reddito da 40.000 euro, subito seguite da Avellino e Napoli. Per i redditi da 20.000 euro l'anno è invece Vibo Valentia a vincere lo scettro del caro addizionali. Questo è il quadro fotografato dalla Uil che, nello studio realizzato dal Servizio Stato sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali, Immigrazione, ha messo in luce la disparità del peso fiscale in Italia. Ecco cosa è emerso

Quello che devi sapere

Disomogeneità nella fiscalità locale

  • Il peso del fisco in Italia non è omogeneo. A dirlo è lo studio, realizzato dal Servizio Stato sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali, Immigrazione della Uil, diretto dal segretario confederale Santo Biondo. L’analisi offre una panoramica comparativa dell'ammontare delle addizionali Irpef effettivamente pagate dagli italiani, suddivise per Regione e per Comune capoluogo di Provincia
  • Ciò che ne emerge è che sono Salerno e Roma le città nelle quali si pagano più addizionali Irpef se si ha un reddito da 40.000 euro, subito seguite da Avellino e Napoli: tutte sopra i 1.400 euro di prelievo. Per i redditi bassi, attorno ai 20.000 euro l'anno, è invece Vibo Valentia a vincere lo scettro del caro addizionali

Disparità tra città

  • Il report della Uil evidenzia quindi come cittadine e cittadini con il medesimo reddito paghino addizionali Irpef, comunali e regionali nettamente diverse, a seconda del territorio in cui abitano
  • Analizzando più nel dettaglio i dati relativi alle città metropolitane, sommando l'addizionale comunale a quella regionale, si evince che, in totale, un cittadino con un reddito pari a 20.000 euro, versa da un minimo di 263 euro se abita a Milano, fino a un massimo di 607 euro se invece abita a Napoli. Se la fascia di reddito, invece, è pari a 40.000 euro, si va dai 778 euro di Cagliari ai 1.452 euro di Roma

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Nel dettaglio

  • Andando ad analizzare nello specifico tutte le città capoluogo di provincia si nota che le dieci più onerose, per la fascia di reddito pari a 20.000 euro, sono: Vibo Valentia, con 686 euro; Salerno, con 627 euro; Avellino e Napoli, con 607 euro; Roma, con 606 euro; Frosinone, Latina e Rieti con 586 euro; Viterbo, con 576 euro e Perugia, con 570 euro
  • Per la fascia di reddito pari a 40.000 mila euro, l'ordine cambia leggermente: Salerno risulta essere la città più onerosa con 1.468 euro, seguita da Roma, con 1.452 euro; Avellino e Napoli con 1.428 euro; Frosinone, Latina e Rieti con 1.412 euro; Viterbo con 1.394 euro; Benevento e Caserta con 1.348 euro

Città che pagano solo l'addizionale regionale

  • La Uil nella sua ricerca inoltre sottolinea che ci sono alcuni cittadini con un reddito pari a 20.000 euro che, risiedendo in determinate città, pagano solo l'addizionale regionale in quanto quella comunale è pari a zero. Queste città sono: Mantova, Milano, Bolzano, Trento, Firenze ed Enna. Se il reddito sale a 40.000 euro hanno questo trattamento solo i cittadini di Trento e Bolzano

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Uil: obiettivo mettere in luce disparità

  • L'obiettivo, spiega la Uil, è quello di fornire uno strumento chiaro e immediato per comprendere quanto pesa la fiscalità locale sul cittadino medio italiano, evidenziando le differenze territoriali con riferimento alle fasce reddituali più esposte. "Ribadiamo con forza che, mai come in questa fase storica densa di trasformazioni anche sociali, il sistema fiscale del nostro Paese deve essere lo strumento principale per affermare condizioni di equità e di solidarietà, necessarie a irrobustire la coesione sociale nazionale”, ha commentato il segretario confederale della Uil, Santo Biondo

Segretario Uil: “Imposte troppo spesso usate per compensare tagli dei

  • Nello studio portato avanti dalla Uil, ha aggiunto ancora il segretario Biondo, “abbiamo evidenziato importanti disomogeneità territoriali che, in un quadro di fiscalità nazionale non marcatamente progressivo, rischiano di amplificare le disuguaglianze sociali ed economiche, tra persone, territori e generazioni. Troppo spesso, inoltre, queste imposte sono utilizzate per compensare i tagli lineari dei governi alla spesa corrente verso i territori, senza un corrispondente miglioramento nei servizi pubblici. Il risultato è che i cittadini, in particolare quelli a reddito medio-basso, pagano di più per ricevere meno"

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Segretario Uil: “Serve riforma per maggiore equità”

  • "Occorre una riforma della fiscalità locale che introduca criteri di maggiore equità e progressività, con una protezione per le persone fragili, così come l'Italia si è impegnata a fare nel Pnrr. E' importante anche prevedere una 'clausola' sociale all'autonomia fiscale, affinché l'utilizzo del prelievo locale sia trasparente e tracciabile rispetto al finanziamento dei servizi di cittadinanza quali sanità, istruzione, diritto allo studio, trasporto pubblico e assistenza. Infine bisogna irrobustire la funzione di sussidiarietà e perequazione dello Stato, per garantire livelli essenziali di servizi su tutto il territorio nazionale. La giustizia fiscale è il primo pilastro per costruire la coesione sociale di una comunità in cui si riconosca il valore del lavoro, si proteggano i più deboli e si rafforzi il patto sociale tra cittadini e istituzioni, anche e soprattutto a livello territoriale"

M5S contro fisco Meloni: “Promessa taglio Irpef sul ceto medio mai rea

  • "Complici alcuni articoli di giornale, oggi è possibile registrare lo stato dell'arte della riforma fiscale del Governo Meloni, scritta dal suo fedelissimo viceministro Leo, presentata come 'rivoluzionaria'. Abbiamo una delega, 14 decreti legislativi attuativi, 2 decreti correttivi e 22 provvedimenti di secondo livello. A cosa hanno portato? Al nulla cosmico”. Lo comunicano in una nota i parlamentari M5S delle Commissioni finanze di Camera e Senato. “La realtà è che la tasse aumentano. La pressione fiscale è aumentata dell'1,2% nel 2024; è ulteriormente aumentata dello 0,5% nel primo trimestre del 2025; la promessa di tagliare le accise non è stata mantenuta; la promessa di tagliare l'Irpef sul ceto medio non è stata realizzata; è aumentata l'Iva su infanzia e prodotti per l'igiene femminile; sono aumentate le tasse sui giovani che provano ad acquistare la prima casa; il taglio del cuneo fiscale ha sottratto risorse in busta paga invece di metterne; il concordato preventivo è stato un flop epocale, incapace di parlare anche a quegli autonomi a cui il centrodestra dice di voler dare una mano e invece schiaffeggia senza rispetto”

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