Istat, nel 2051 si andrà in pensione a 70 anni: gli scenari e le stime sulla popolazione

Economia
©IPA/Fotogramma

Introduzione

In futuro si andrà in pensione due anni più tardi rispetto a oggi: a dirlo è stato il presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli, nel corso dell’audizione alle commissioni Bilancio di Camera e Senato sul Psb. La stima tiene conto dell’invecchiamento della popolazione e dell’aumento dell’aspettativa di vita, oltre al deciso squilibrio tra forza lavoro e pensionati nel prossimo futuro: come sottolinea l'Istat, tali prospettive comportano “un’amplificazione dello squilibrio tra nuove e vecchie generazioni che appare guidato più dall’attuale articolazione per età della popolazione che dai cambiamenti demografici ipotizzati”.

 

In uno scenario dove la popolazione anziana è destinata ad aumentare, la popolazione in età attiva e le famiglie sono invece destinate a ridursi, anche a causa del saldo nascite-decessi ancora fortemente negativo. Tutto questo può avere un impatto sui conti pubblici: non è un caso, infatti, che il governo abbia dichiarato nel Piano strutturale di bilancio che “l’allungamento della vita lavorativa costituisce una necessità per la sostenibilità dei sistemi previdenziali. Sono allo studio incentivi alla permanenza nel mercato del lavoro”.

Quello che devi sapere

Età in salita

  • L'età di pensionamento è destinata ad aumentare ancora nei prossimi anni. Sulla base delle prospettive della speranza di via, si passerebbe dai 67 anni di oggi a 67 anni e 3 mesi nel 2027, per arrivare a 69 anni e 6 mesi nel 2051. A dirlo è stato il presidente dell’Istat Francesco Maria Chelli, nel corso dell’audizione alle commissioni Bilancio di Camera e Senato sul Psb

 

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Le ragioni

  • Ma perché questa salita? Da quello che sappiamo l’aggiornamento prende atto di un inasprimento dell’invecchiamento della popolazione e dell’aumento della speranza di vita all’età di 65 anni (parametro preso in considerazione dalla legge per gli adeguamenti biennali). La salita dell’età pensionabile dal 2027 in poi risulta in aumento anche rispetto alle stime contenute nel Rapporto della Ragioneria generale dello Stato sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico uscite a giugno, che si rifacevano a precedenti previsioni demografiche dell’Istat

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Lo squilibrio

  • A pesare, poi, potrebbe esserci anche un deciso squilibrio tra la popolazione anziana e quella in età da lavoro: secondo Chelli, le prospettive future comportano “un’amplificazione dello squilibrio tra nuove e vecchie generazioni che appare guidato più dall’attuale articolazione per età della popolazione che dai cambiamenti demografici ipotizzati”. Possibile, quindi, che la proporzione sia, all’incirca, di due terzi della popolazione in pensione contro un terzo in età da lavoro 

Saper rispondere ai fabbisogni degli anziani

  • Già nel 2031 le persone di 65 anni e più potrebbero rappresentare il 27,7% del totale secondo lo scenario mediano (dal 24,4% del 2023 e fino al 34,5% nel 2050). Per questo, come sottolinea Chelli, l’impatto sulle politiche di protezione sociale “sarà importante, dovendo fronteggiare i fabbisogni di una quota crescente (e più longeva) di anziani

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Lo scenario negativo

  • Le stime si basano su un calcolo mediano dell’Istat, dove resta importante anche il flusso di migranti, stimato in 230 mila persone fino al 2030 e in 170 mila fino al 2050. Ma c’è poi da considerare anche uno scenario negativo, che vede la popolazione italiana scendere dagli attuali 59 milioni anche più giù dei 54 milioni stimati: nel caso in cui si registrasse un crollo a 52,7 milioni la differenza tra popolazione in età da lavoro e popolazione in pensione sarebbe abissale

La stima sulle famiglie

  • Non se la passano bene nemmeno le famiglie: “In futuro si prevedono famiglie sempre più piccole e caratterizzate da una maggiore frammentazione, il cui numero medio di componenti scenderà dalle attuali 2,25 persone per famiglia a 2,18 nel 2031”, ha dichiarato il presidente dell’Istat Chelli. Aumenta, però, il numero dei nuclei familiari, che passa da 26,1 milioni nel 2024 a 26,6 milioni nel 2031, fattore che dipende anche dall’aumento delle persone sole, che a loro volta salgono da circa 9,4 milioni nel 2024 a 9,9 milioni nel 2031

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Il calo della popolazione in età attiva

  • A ciò si aggiunge il calo della popolazione in età attiva: come sottolinea l’Istat “l’aspetto probabilmente più critico, tuttavia, sarà il rapporto decrescente nel tempo tra gli individui in età attiva (15-64 anni) e quelli in età non attiva (0-14 e 65 anni e più). Già nel 2031, infatti, la popolazione di 15-64 anni potrebbe scendere al 61,5% del totale (54,4% nel 2050), registrando una flessione di 2 punti percentuali (oltre 9 nel 2050), evidenziando un quadro evolutivo con importanti ricadute sul mercato del lavoro e sul sistema di welfare

Il saldo nascite-decessi

  • Del resto, lo scenario che emerge dai dati provvisori relativi ai primi sette mesi del 2024 “non presenta inversioni di tendenza rispetto al recente passato e vede anzi amplificati gli effetti del processo demografico in corso”, ha affermato il presidente dell’Istat. Il deficit naturale, ovvero il saldo fra nascite e decessi, migliora leggermente rispetto al 2023 ma rimane in ogni caso fortemente negativo: -163mila, contro -174mila dell’anno precedente

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La ricaduta sui conti pubblici

  • Tutto questo, chiaramente, può avere delle ricadute sui conti pubblici: non è un caso, quindi, che il governo abbia dichiarato nel Piano strutturale di bilancio che “l’allungamento della vita lavorativa costituisce una necessità per la sostenibilità dei sistemi previdenziali. Sono allo studio incentivi alla permanenza nel mercato del lavoro” 

Le conseguenze

  • Ma questo cosa significa concretamente? Il bonus Maroni, per chi resta al lavoro pur avendo raggiunto i requisiti di pensione, assume un ruolo centrale e sarà presente anche nella prossima Manovra. Restano comunque confermati i canali per anticipare la pensione, come Ape sociale, Quota 103 e Opzione donna con i requisiti particolarmente stringenti varati un anno fa. Probabile, inoltre, anche un piccolo aumento per le pensioni minime nell’ordine di una decina di euro in più, oltre all’adeguamento all’inflazione di 620 euro già previsto

 

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