Banca Carige, perché una banca viene venduta per 1 euro: la spiegazione

Economia

Almeno due offerte sono arrivate per comprare Banca Carige, in crisi da circa dieci anni. Ma gli acquirenti non vogliono spendere per risanare l'istituto, ora gestita dal Fondo Interbancario.

In tre (almeno) per una banca. É la situazione in cui si trova Banca Carige, istituto bancario di Genova e 16esima banca italiana per valori patrimoniali. Da anni si trova in una crisi profonda, da quando nel 2012 segnò il primo bilancio in negativo, prima delle indagini di Banca d'Italia da cui emerserò diversi illeciti.

Carige

Bper (ex Banca popolare dell'Emilia Romagna) si è detta ufficialmente interessata a comprarla per 1 euro, ma richiede allo stesso tempo che la banca venga ricapitalizzata per un miliardo di euro, in modo da risanare il bilancio e poter iniziare (quasi) da zero. Ma l'azionista di riferimento - il Fondo interbancario (a cui partecipano tutte le banche private), che aveva salvato l'istituto bancario nel 2019 - ha per ora rifiutato l'offerta. Tanto che ne sarebbero state recapitate altre due: dalla francese Credit Agricole e dal Fondo Cerberus. Entro lunedì il consiglio di amministrazione del Fondo Interbancario dovrebbe decidere a quale proposta dare la priorità e l'esclusiva.

Ma perché a 1 euro?

Il valore di 1 euro è sostanzialmente simbolico, non si potrebbe infatti vendere a 0. Lo stesso era accaduto anche per la vendita delle banche venete a Intesa San Paolo. Banca Carige infatti - ha spiegato Andrea Resti (Bocconi) a Sky TG24 Business - è come se fosse un'azienda "che ha in magazzino una merce, in questo caso crediti, il cui valore è difficilissimo da stimare. É abbastanza difficile capire quanti di questi possano infatti essere incassati negli anni a venire: il rischio di insolvenza dei debitori è piuttosto consistente". Guarda nel video l'intero intervento del professore Andrea Resti.

 

Recupera invece qui sotto l'intera puntata di Sky TG24 Business del 7 gennaio 2021, in cui sono stati ospiti anche Angelo Drusiani (Edmond de Rothschild) e Guido Maria Solari (Bergs&More).

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