Nuovo decreto, i fondi contro il caro-bollette arrivano a 3,8 miliardi

Economia
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Il governo ha approvato un nuovo testo che prevede per il 2022 1,5 miliardi per la decontribuzione e porta a 3,8 miliardi la quota per calmierare gli aumenti delle bollette energetiche. L'obiettivo è proteggere dai rincari soprattutto le famiglie più fragili

Il governo ha approvato un nuovo decreto che prevede per il 2022 1,5 miliardi per la decontribuzione e porta a 3,8 miliardi i fondi per calmierare gli aumenti delle bollette energetiche, aggiungendo quindi circa 1 miliardo. L'obiettivo è proteggere dai rincari soprattutto le famiglie più fragili. Dopo avere più volte confermato in pubblico la disponibilità a intervenire, Mario Draghi ha varato una operazione in due step che consente di anticipare al 2021 alcune spese e liberare così nuove risorse nel 2022 che andranno, appunto, a rafforzare la dote contro gli aumenti dei prezzi di luce e gas.

3,8 miliardi contro il caro-bollette

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In tutto contro il caro-bollette per il primo trimestre dell'anno si dovrebbe arrivare quindi a uno stanziamento di 3,8 miliardi, come ha spiegato ai colleghi il ministro dell'Economia Daniele Franco, nel corso del Cdm che ha varato il decreto legge con "misure urgenti finanziarie e fiscali". In manovra ci sono 2 miliardi, cui si era già stabilito di aggiungere altri 800 milioni. Ora, grazie a questa nuova operazione contabile, si arriva a un ulteriore miliardo in più che quindi porta la dote complessiva a 3,8 miliardi. Ma per avere le cifre definitive bisognerà aspettare la scrittura dell'emendamento del governo alla manovra - atteso per l'inizio della prossima settimana in Senato - che concretizzerà l'intesa sul taglio delle tasse, la decontribuzione e l'aumento dei fondi per le bollette. Il segnale è volto a rispondere a una delle preoccupazioni crescenti tra le famiglie, che nella maggioranza si confida sia colto anche dai sindacati, che al momento confermano lo sciopero del 16 dicembre nonostante lo stop del Garante.

49 milioni per gli straordinari delle forze dell'ordine

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In consiglio dei ministri il premier porta quindi un decreto legge che utilizza diversi fondi non spesi - a partire a esempio dai 497 milioni che restano per l'assegno temporaneo per i figli dei lavoratori autonomi - per dare subito 1,4 miliardi a Rfi per gli investimenti sulla rete e 1,85 miliardi alla struttura del commissario Figliuolo per l'acquisto di vaccini e medicinali anti-Covid. Il decreto vale in tutto 3,3 miliardi e stanzia subito anche 49 milioni per gli straordinari delle forze dell'ordine impegnate sul fronte dell'emergenza.

Taglio delle tasse

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L'impiego di questi fondi "liberati", che serviranno per le bollette ma anche per confermare la decontribuzione per i redditi medio bassi per 1,5 miliardi, arriverà nei prossimi giorni attraverso l'emendamento del governo alla manovra che potrebbe anche inglobare altri temi, se si dovessero chiudere le intese di maggioranza. L'emendamento recepirà l'accordo sul taglio delle tasse, indigesto Cgil e Uil, che proprio a partire dal fisco hanno proclamato lo sciopero generale: l'intesa, raggiunta a fatica coi partiti della maggioranza, non dovrebbe subire variazioni e dovrebbe destinare a taglio e rimodulazione delle aliquote Irpef 7 miliardi e un altro miliardo alla riduzione dell'Irap.

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