Fondo Monetario Internazionale: Covid, i guai delle imprese non sono finiti

Economia

Fabio Natalucci, Vicedirettore del Dipartimento Mercati Monetari e Capitali del Fondo monetario internazionale, spiega a SKYTG24 Business i rischi finanziari globali post-pandemia. IL VIDEO

Lo "spettro dell'inflazione" si aggira per l'Europa. È con questa espressione che molti analisti hanno definito la situazione attuale, quella di prezzi crescenti delle materie prime (su tutte, l'energia) e conseguente diminuzione del potere d'acquisto delle famiglie. Uno scenario con cui concorda anche il Fondo monetario internazionale (Fmi), che nel Global Financial Stability Report di ottobre, il documento con cui l'istituzione valuta le vulnerabilità chiave cui è esposto il sistema finanziario globale, scrive che "l'ottimismo che ha spinto i mercati all'inizio dell'anno è svanito a causa delle crescenti preoccupazioni sulla forza della ripresa", aggiungendo poi che "le continue interruzioni della catena di approvvigionamento hanno intensificato i timori sull'inflazione".

 

Le condizioni di credito, si legge nel report, sono migliorate nel settore aziendale in termini sia di costo che di accesso, ma restano disomogenee tra settori e Paesi. A Sky TG24 Business, Fabio Natalucci, Vicedirettore del Dipartimento Mercati Monetari e Capitali del Fmi, ha spiegato come "la profittabilità è salita, in particolare negli Stati Uniti, ma anche in Europa. Abbiamo visto una riduzione dei casi di bancarotta, anche se il quadro è differenziato: negli Stati Uniti questi sono diminuiti sia per le aziende grandi sia per quelle medio-piccole, in Europa per le aziende medio-piccole continuano a crescere".

 

A preoccupare, poi, sono i rischi di solvibilità. "Anche qui” - prosegue l'esperto – “sono presenti differenze tra settori, come quelli più colpiti dalla pandemia, per esempio i trasporti, i servizi e i consumi, e in base alle dimensioni delle aziende: rischi simili sono ovviamente più elevati per quelle più piccole". E qui, il timore più grande riguarda la graduale rimozione degli aiuti economici alle impreseche, precisa Natalucci, "va fatta in maniera tale che non ci sia una riduzione del credito disponibile per le aziende".

 

Nell'occhio del ciclone, dunque, soprattutto le piccole e medie imprese, che l’Fmi considera "particolarmente vulnerabili, dato che si affidano prevalentemente ai prestiti bancari (che potrebbero essere tagliati in caso di peggioramento delle prospettive) e sono più dipendenti sia dal sostegno fiscale diretto alle imprese sia da specifiche forme di supporto". Per questo, continua il report, "una robusta attività di fusione e acquisizione quest'anno dovrebbe supportare il consolidamento tra piccole e medie imprese".

 

La crisi d'altronde ha portato anche una spinta alle operazioni di fusione e acquisizione, come è visibile nel grafico, per via della necessità di riorganizzare e tagliare i costi delle aziende attraverso le aggregazioni. Chi insomma se lo è potuto permettere ha probabilmente fatto ottimi affari.

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Sebbene il sostegno alla politica monetaria e fiscale rimanga fondamentale per favorire la ripartenza economica in corso, dal Report emerge come questo "dovrebbe essere più mirato e adattato alle circostanze del Paese, dato il ritmo misto della ripresa. Le banche centrali dovrebbero fornire indicazioni chiare sull'orientamento futuro della politica monetaria per evitare un inasprimento ingiustificato delle condizioni finanziarie".

 

Nella puntata di SkyTG24 Business del 13 ottobre (rivedila qui), spazio anche all'educazione finanziaria con Annamaria Lusardi, economista della George Washington University e direttrice del Comitato Edufin, e alle strategie europee per combattere il rialzo dei prezzi dell'energia con Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte Sim.

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