Energie rinnovabili, tanti incentivi ma poche richieste

Economia

Simone Spina

I produttori temono i tempi lunghi della burocrazia e così scarseggiano le domande per i fondi per nuovi impianti solari ed eolici. Aumentare l'utilizzo delle fonti “verdi” è necessario per raggiungere gli obiettivi europei contro l'inquinamento. Inoltre, si ridurrebbe la dipendenza dai combustibili fossili, con ripercussioni favorevoli sulle bollette quando i prezzi di gas e petrolio salgono

Per frenare in futuro i rincari in bolletta, che in questi mesi galoppano a livelli straordinari, la soluzione potrebbe essere quella di investire di più sulle rinnovabili. Non è solo una questione di tutela dell’ambiente. Produrre più energia col sole, il vento e altre fonti diverse da quelle fossili potrebbe limitare il balzo dei prezzi.
Gli aumenti che si registrano negli ultimi tempi sono dovuti in gran parte al forte rialzo delle quotazioni del gas, con la conseguenza che produrre elettricità costa di più, con salassi a imprese e famiglie. Nuovi impianti fotovoltaici o eolici potrebbe ridurre la dipendenza dalle materie prime tradizionali.

Esistono incentivi per generare elettricità in questo modo, che però in pochi chiedono. Il meccanismo per assegnare questi denari è quello delle aste: si offre un certo quantitativo di potenza energetica da produrre, per lo più, con nuove pale e pannelli, ma in Italia poche aziende private si dimostrano interessate.
Nell’ultimo di questi bandi le domande hanno coperto meno del 25 per cento della potenza disponibile. E’ andata peggio nei mesi scorsi, con gare quasi deserte, e anche nell’intero 2020 (quando sono stati distribuiti 11,9 miliardi per le rinnovabili) le cose non sono andate meglio.

Il motivo principale di questo paradosso si concentra su una parola: burocrazia. In Italia, dove le rinnovabili coprono il 37 per cento dei consumi di elettricità, le aziende lamentano tempi lunghi (fra i 3 e i 5 anni) per le autorizzazioni e temono le proteste che nascono quando si vogliono costruire centrali.
Il governo ha cercato di snellire le procedure (col decreto Semplificazioni) e ha stanziato nuovi fondi nell’ambito del Recovery Fund, ma per molte imprese quanto fatto non è sufficiente.
L’obiettivo di avere nel 2030 il 70 per cento di energia pulita sembra lontano, così come quello di mettere al riparo le bollette dalle impennate di petrolio e gas. Anche per questo il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani ha promesso regole più semplici per le aste degli incentivi.

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