Tech Economy, perché il governo cinese è così duro contro i propri giganti tech

Economia

Lorenzo Borga

©Getty

Immaginate se Uber, che vale miliardi di dollari, da un giorno all’altro non potesse essere più scaricata sugli smartphone. È ciò che è accaduto a Didi, la Uber cinese che conta 550 milioni di utenti. La seconda puntata di Tech Economy

A inizio luglio Didi - un'app cinese per prenotare un'auto con conducente per brevi tratte - si era quotata a Wall Street raggiungendo un valore di 70 miliardi di dollari. Ciò significa che era entrata nei listini della borsa americana, la più importante al mondo, per riuscire a ottenere altri finanziamenti e poter crescere ulteriormente. Ma è allora che il governo cinese ha bloccato tutto, per paura che l’azienda e i dati dei suoi utenti potessero finire in mano americana. Ha così vietato i download dell’app dagli store, continuando a farla funzionare per chi l’aveva già scaricata. Ovviamente ne è seguita una perdita miliardaria per l'azienda e per chi ci aveva investito, anche tra gli occidentali.

Biden: attenti a Hong Kong

E questa è solo l’ultima tappa della lotta tecnologica tra Stati Uniti e Cina, che ha coinvolto le borse finanziarie nelle ultime settimane. Il presidente americano Biden ha messo in guardia le aziende Usa sulla quotazione alla borsa di Hong Kong (dove sono negoziate le azioni di centinaia di imprese americane), sempre più vicina alla Repubblica Popolare cinese.

Governo cinese vs big tech

Mentre quella di Didi è solo l’ultima delle società cinesi a cui il governo ha deciso di mettere i bastoni tra le ruote. Molte hanno dovuto decidere di ritardare la quotazione a New York. Come Bytedance, l'azienda che ha lanciato Tik Tok: secondo il Wall Street Journal avrebbe deciso di rinviare il debutto nella borsa americana proprio per paura di ritorsioni del governo cinese. Che in effetti nelle ultime settimane è sempre stato piuttosto ruvido contro le big tech nazionali. Con Alibaba, il colosso dell’e-commerce cinese guidato da Jack Ma, se l’è presa alla fine dell’anno scorso quando ne ha bloccato la quotazione a Shangai e Hong Kong della divisione dedicata ai pagamenti digitali. Alibaba è poi stata anche multata per quasi 3 miliardi di dollari per questioni di antitrust. Tanto che il fondatore, Jack Ma, è perfino scomparso per diversi mesi. Mentre alle altre aziende, come We Chat che è la Whatsapp cinese, e alla stessa ByteDance sono stati lanciati degli avvertimenti. Ovviamente dietro queste scelte non c’è solo l’economia, ma anche molta politica: la dittatura cinese ha paura di perdere il controllo dei dati dei cittadini che utilizzano questi servizi tecnologici. E come insegna la storia recente dell’Occidente, se le informazioni personali di centinaia di milioni di persone finiscono nelle mani di privati che le possono controllare, il potere politico deve iniziare a temere ripercussioni. Il regime cinese, evidentemente, se ne è accorto.

 

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