La Commissione Ue accusa Amazon: sfrutta i dati dei venditori

Economia

Vittorio Eboli

L'antitrust Ue contro il colosso dell'e-commerce, che userebbe a proprio vantaggio i dati delle aziende che si appoggiano alla sua piattaforma, per vendere al meglio i suoi, di prodotti; e favorirebbe le vendite dei commercianti che utilizzano i suoi servizi di logistica e consegna, a discapito degli altri

Istituzioni contro giganti hi-tech, nuovo capitolo. Dopo che a fine ottobre il dipartimento di Giustizia americano ha avviato un’azione su Google con l’accusa di “soffocare la concorrenza a danno dei consumatori”, ora da questa parte dell’Atlantico è la volta dell’antitrust europeo a muovere contro Amazon.

I fascicoli sono due, così sintetizzabili.

Prima accusa: usa dati riservati dei concorrenti

Accusa numero uno (frutto di un anno e mezzo di indagini in Francia e Germania): Amazon usa a suo vantaggio dati riservati dei concorrenti. In pratica, per spingere i suoi prodotti, trae vantaggio dall’analisi della massa di dati che le altre società che si appoggiano sulla piattaforma gli forniscono. Amazon ha diritto ovvio di vendere un prodotto identico a quello di un altro rivenditore sulla sua piattaforma a un prezzo inferiore, ma non può stabilire le sue strategie sfruttando dati riservati dell’altro rivenditore a cui ha accesso. Esempio: il numero di prodotti ordinati, i margini, il numero di visite degli utenti. Così, scrive la Commissione, può permettersi ottime offerte perchè le basta osservare i dati di vendita del concorrente.

Seconda accusa: favorisce le aziende che usano i suoi servizi

Accusa numero due (da esplorare in una nuova indagine estesa a tutta l’Unione): Amazon favorisce le aziende che usano i suoi servizi. In pratica, favorisce le proprie offerte al dettaglio e le offerte di venditori tra virgolette amici, ossia che utilizzano i servizi di logistica e consegna di Amazon. Esempio: i criteri usati per selezionare le aziende evidenziate nello spazio Buy Box (quello che permette di acquistare da venditori terzi con un solo clic, e che genera la maggior parte delle vendite). Amazon replica, dicendosi "in disaccordo con le affermazioni di Bruxelles", ma per ora non entra nel dettaglio delle accuse. Che, se provate, porterebbero a una multa fino al 10% del fatturato (che nel 2019 è stato di 280 miliardi circa). 

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