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Lavoro, "i robot cambieranno il 61% dei mestieri". LO STUDIO

I titoli di Sky TG24 delle 18 del 25 gennaio

4' di lettura

L’intelligenza artificiale sostituirà molte mansioni meccaniche e ripetitive, ma anche la gestione delle risorse umane. Secondo Deloitte, società internazionale di consulenza, dovrà aumentare anche la flessibilità e si dovrà cambiare lavoro ogni 2 o 5 anni

I robot stanno cambiando il mondo del lavoro. Secondo uno studio della società internazionale di consulenza Deloitte, entro il 2021 il 61% dei mestieri sarà ridisegnato. Intelligenza artificiale, robotica, digitalizzazione faranno sparire attività a basso valore aggiunto ma le aziende cercheranno nuovi profili professionali, spingendo verso una riconversione delle competenze. Alcune mansioni verranno totalmente affidate alle macchine, mentre ai lavoratori verrà chiesta maggiore flessibilità.

Sarà un robot ad assumerci

Il lavoro ai tempi dei robot, secondo l'analisi, vedrà cancellate alcune figure professionali e agli umani verrà chiesto di cambiare più spesso. Se fino a pochi anni fa era possibile svolgere la stessa mansione per l’intera carriera, presto – secondo quanto stima lo studio di Deloitte – occorrerà un rinnovamento professionale ogni 2 – 5,5 anni. Le stesse assunzioni verranno sempre più gestite dai robot, con i dipartimenti human resources che nei prossimi 24 mesi triplicheranno l’uso di "robotic process automation". E vi sarebbe il 90% di probabilità che entro il 2035 la gestione delle risorse umane sarà completamente automatizzata. Una macchina raccoglierà e analizzerà le candidature, somministrerà test, convocherà colloqui, invierà proposte di assunzione, classificando dati e scannerizzando profili, utilizzando fonti come Linkedin.

E si occuperanno anhe della nostra busta paga

Anche il lavoro all’interno delle aziende sarà scandito dalle macchine. La preparazione delle buste paga sarà automatizzata, così come la gestione dei premi e i percorsi formativi dei dipendenti. Il vantaggio è che il robot potrà lavorare 24 ore al giorno, sette giorni su sette, e potrà occuparsi di tutti gli adempimenti regolatori e amministrativi. Così non ci sarà più bisogno di impiegati occupati per ore a contabilizzare numeri. In generale, secondo lo studio, scompariranno tutti quei mestieri che comportano attività meccaniche e ripetitive e al lavoro umano sarà chiesta sempre più creatività e capacità di svolgere mansioni sofisticate.

Addio posto fisso

Bisognerà scordarsi il posto fisso e il tempo indeterminato. Deloitte prevede che il 40% della forza lavoro sarà "contingent", un termine che definisce l’intera fascia di lavoratori a tempo determinato, free lance, professionisti autonomi e collaboratori. Una situazione che se da un lato potrebbe spingere i singoli a ricercare sbocchi professionali sempre più affini alla propria autorealizzazione, dall’altro aumenterà la precarietà di molti posti di lavoro. Dal canto loro le aziende dovranno investire in una formazione continua per stare al passo con ogni innovazione tecnologica.

Di Cicco: "Occorrerà essere imprenditori di se stessi"

"I futuri lavoratori – ha spiegato Gianluca Di Cicco, partner di Deloitte - avranno ambizioni e aspettative radicalmente diverse rispetto ai lavoratori dipendenti di qualche anno fa: saranno fortemente interessati agli obiettivi dell'azienda, attenti alle prospettive di crescita e all'equilibrio tra lavoro e tempo libero e perché no, a divertirsi lavorando. Superata l'idea del posto stabile, punteranno a essere imprenditori di se stessi".

"5G e droni cambieranno tutto"

Per Di Cicco i cambiamenti saranno radicali: "Basti pensare al 5G, che introdurrà nuovi modelli di business e cambierà il modo di lavorare. O al commercio elettronico e all'uso dei droni al posto di postini e fattorini". E ha aggiunto: "Sempre più imprese non trovano i profili che cercano e sono pronte ad addestrare i lavoratori per stare al passo con la digitalizzazione. Le più evolute arrivano a creare proprie accademie".

"Saranno importanti le soft skills"

In conclusione lo studio aggiunge che non bisogna temere che i robot sostituiranno la forza lavoro umana, piuttosto la cambieranno e ne eleveranno la complessità. "Le componenti intellettive e creative saranno vincenti nel rapporto dell'uomo con la tecnologia – ha detto Di Cicco -. La competenza relazionale, la capacità di risolvere problemi e di gestire la complessità, le cosiddette soft skills, diventano sempre più importanti e saranno loro a fare la differenza".

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