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La Perla, sciopero contro l'esubero di 120 lavoratori a Bologna

I titoli di sky tg24 delle 18 del 25/06

2' di lettura

Il marchio storico di lingerie di lucco ha annunciato la riorganizzazione della sede: “Un piano necessario e non più rinviabile per riportare in equilibrio la gestione operativa dell'azienda”. I sindacati hanno annunciato lo stato di agitazione

Sedici ore di sciopero per protestare contro il licenziamento di oltre un centinaio di lavoratori. Sta accadendo a Bologna, dove la direzione aziendale di La Perla, marchio storico della lingerie di lusso controllato dalla società d'investimento olandese Sapinda Holdings, ha comunicato l'intenzione di procedere a un esubero di personale pari a 100-120 unità. Di conseguenza, in un'assemblea è stato dichiarato lo stato di agitazione.

Sindacati fortemente contrari

La notizia è stata resa nota dai sindacati Ficltem Cgil, Uilca Uil e Femca Cisl che hanno appreso l’intenzione dell’azienda nel corso di un incontro per aggiornamenti sull'andamento. Sindacati e Rsu hanno "dichiarato fortemente la contrarietà a tale intenzione, che metterebbe a rischio la continuità produttiva del sito di Bologna impoverendo il bagaglio professionale che ha reso la perla il marchio riconosciuto in tutto il mondo".

La Perla: “Riorganizzazione necessaria per mantenere attività a Bologna”

La Perla ha "avviato un piano di riorganizzazione aziendale che prevede la razionalizzazione di funzioni non collegate alla produzione diretta", ha fatto sapere l’azienda in una nota. Si tratta di un'operazione che "si è resa necessaria per poter garantire la continuità delle attività produttive a Bologna pianificando investimenti nello stesso sito che permettano il mantenimento di elevati livelli qualitativi e al tempo stesso una più rapida collocazione dei prodotti sui mercati internazionali". "Sin dall'acquisizione nel febbraio 2018 – si legge ancora nella nota – gli azionisti hanno destinato ingenti risorse in azioni di risanamento e rilancio del business mettendo l'azienda nelle condizioni di non uscire dal mercato, garantendo la permanenza della produzione a Bologna, sede storica dell'azienda. Il piano di riorganizzazione è necessario e non più rinviabile per riportare in equilibrio la gestione operativa dell'azienda, in sofferenza da quasi 20 anni". L'azienda conclude dicendo di aver avviato un dialogo con le parti sociali "per una costruttiva gestione del processo oggi iniziato".

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