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Pil, Conte: "Mi aspetto ulteriore contrazione, poi ci riscatteremo"

3' di lettura

Il presidente del Consiglio, a fronte delle preoccupazioni dell’Upb e degli economisti, ribatte: ''Abbiamo un’economia che crescerà, se nei primi mesi di quest'anno stenteremo, ci sono tutti gli elementi per sperare in un riscatto nel secondo semestre”

"Mi aspetto un'ulteriore contrazione del Pil, nel quarto trimestre". A dirlo è il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nel giorno in cui l’Ufficio parlamentare di bilancio sottolinea che gli ultimi dati sull'andamento dell'economia "hanno accresciuto i fattori di rischio, anche nel breve termine". Inoltre, secondo il consensus raccolto da Bloomberg e basato sulle stime di 28 economisti, il Pil italiano dovrebbe contrarsi dello 0,1% nel quarto trimestre del 2018, rispetto al trimestre precedente. Ma, sull’eventualità di una recessione tecnica, il ministro dell’Economia Giovanni Tria commenta: "Non drammatizzerei".

Conte: “'Abbiamo un’economia che crescerà”

"Abbiamo dati congiunturali che non sono favorevoli - ha spiegato Conte - Non dobbiamo girare la testa, il dato positivo è che non dipende da noi: la Cina, la Germania, che è il nostro primo Paese per l'export". Secondo il presidente del Consiglio, “se nei primi mesi di quest'anno stenteremo, ci sono tutti gli elementi per sperare in un riscatto, di ripartire con il nostro entusiasmo, soprattutto nel secondo semestre, lo dice anche l'Fmi". E aggiunge: ''Abbiamo un’economia che crescerà, dobbiamo lavorare insieme, progettare gli strumenti per far crescere l'economia in modo robusto e duraturo''.

Le valutazioni dell’Upb

Nel Rapporto sulla politica di bilancio 2019, l’Upb evidenzia una serie di "criticità" nel conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, la transitorietà di una serie di interventi una tantum sulle entrate e temporanei sulle uscite, e l'"incertezza" - testimoniata dall'accantonamento di 2 miliardi a garanzia della tenuta del saldo - riguardo alla realizzabilità di misure come le dismissioni immobiliari. "La prospettiva di sostituzione delle clausole appare di realizzazione complessa", dice l’Upb sugli aumenti Iva 2020-2021. Per disinnescarli, non si dovrebbero toccare "verosimilmente" gli investimenti, che si vogliono potenziare, né le prestazioni sociali "che si aumentano tramite la manovra attuale", né i redditi da lavoro "che verranno incrementati dai rinnovi contrattuali". "Tenuto conto di tali esclusioni, la spesa residua aggredibile, rappresentata in buona parte dalla spesa sanitaria, sarebbe oggetto di riduzioni consistenti".

Le agevolazioni fiscali

Un altro ambito di intervento per evitare gli aumenti dell'Iva a partire dal prossimo anno, potrebbe però riguardare, secondo l'Upb, le cosiddette tax expenditure. Un punto, quelle delle agevolazioni fiscali, su cui l'Autorità dei conti ricorda di aver insistito per anni, ma senza grande successo, considerato che "la legge di bilancio ne proroga alcune". Un altro fattore di criticità è costituito "dal fatto che all'interno della manovra non sono quantificati gli impatti sul conto delle Amministrazioni pubbliche delle spese relative ai rinnovi contrattuali delle Amministrazioni diverse da quelle statali". Il reperimento di queste risorse rimane infatti "a carico degli enti decentrati".

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