Dazi, Trump sostiene il boicottaggio contro la Harley-Davidson

Economia
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Il presidente ha definito "fantastico" il tentativo di alcuni consumatori di sabotare la leggendaria azienda di Milwaukee. Il colosso aveva annunciato di voler spostare parte della produzione all'estero per non essere penalizzata dalla guerra dei dazi fra Usa e Ue

Continuano le tensioni a distanza fra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e la casa motociclistica Harley-Davidson. In un tweet pubblicato domenica 12 agosto, il presidente ha definito "fantastico" che i clienti del leggendario marchio possano boicottare gli acquisti di moto made in Usa, se l'azienda confermasse la volontà di trasferire all'estero alcune delle sue produzioni.

Trump: "Boicottano Harley? Grande!"

Nel suo tweet, pubblicato come di consueto dalla sua pagina personale, Donald Trump ha scritto: "Molti proprietari di @harleydavidson pianificano di boicottare l'azienda se la produzione si sposta all'estero. Grande! Molte altre compagnie stanno venendo nella nostra direzione, compresi i concorrenti di Harley. Una mossa davvero brutta! Gli Stati Uniti avranno presto condizioni di parità, o anche migliori". Le tensioni tra l'amministrazione Trump e la Harley-Davidson hanno fermentato per mesi, per poi esplodere quando l'azienda ha dichiarato di voler delocalizzare parte della sua produzione fuori dagli Stati Uniti per evitare di perdere fatturato nel mercato europeo. Un rischio economico che la stessa azienda aveva paventato dopo l'esplosione della guerra dei dazi fra Usa e Ue iniziata dall'imposizione, da parte di Trump, di pesanti tariffe alle importazioni di acciaio e all'alluminio, nel tentativo di sostenere la produzione nazionale. Mossa alla quale Bruxelles aveva risposto promettendo di aumentare le tariffe su un elenco di merci importate dagli Stati Uniti, comprese le motociclette Harley.

Harley-Davidson al centro di una guerra commerciale

L'azienda con sede a Milwaukee, in Wisconsin, ha subito risposto al problema lamentando perdite di fatturato fino a 100 milioni di dollari all'anno. Un'opzione non sostenibile dal punto di vista di Harley che si è impegnata ad aumentare il carico produttivo nelle sue fabbriche già presenti in Australia, Brasile, India e Thailandia in modo da evitare le tariffe addizionali sui motocicli venduti nell'Ue. Una fetta di mercato importante per il colosso delle due ruote vista la crescita dell'interesse straniero per le sue moto, al quale è corrisposta un'improvvisa diminuzione della domanda interna. Trump ha accusato Harley di utilizzare le tariffe di ritorsione europee come "una scusa" per spostare la produzione all'estero. Il presidente, facendo eco a un alto sindacato degli operai della Harley, ha affermato che la compagnia aveva in programma di spostare alcune operazioni in Thailandia prima che le tariffe fossero annunciate. Un'accusa fondata e riconosciuta da Harley, la quale ha però precisato che spostare più produzione all'estero era "l'unica opzione sostenibile" di fronte a una guerra commerciale che l'azienda ha deciso di non voler fare pagare ai propri clienti maggiorando i prezzi delle moto.

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