Elon Musk vuole ritirare Tesla da Wall Street: ecco perché

Tesla (Getty Images)
3' di lettura

Con un tweet (prima) e una lettera ai dipendenti (poi), il fondatore e Ceo della società ha indicato la possibilità di rendere privata la casa automobilistica. Obiettivo: meno vincoli e protezione dalle speculazioni di borsa

Elon Musk muove il mercato con un tweet. Il Ceo di Tesla ha ipotizzato la possibilità di privatizzare la sua società. Cioè di ricomprare (assieme ad altri soci) le quote per ritirarla da Wall Street. Le cifre sarebbero queste: acquistare ogni azione a 420 dollari, per un valore complessivo di 71,3 miliardi di dollari, che sale a 82 miliardi se si include il debito.

Perché “ricomprare” Tesla

Il principale obiettivo sarebbe mettere al riparo Tesla dalle speculazioni in borsa. Per poi passare all'incasso tra qualche anno, con un ritorno a Wall Street. L'effetto Musk si è immediatamente avvertito. In assenza di conferme, il titolo della casa automobilistica è schizzato, per poi essere sospeso dagli scambi per un'ora. A poco meno di mezz'ora dalla chiusura di Wall Street arriva il chiarimento: Musk in una mail ai dipendenti spiega come a suo avviso una privatizzazione di Tesla sarebbe la strada migliore, anche se nessuna decisione definitiva è stata ancora presa. “Sarebbe una grande opportunità” e spazzerebbe via le “distrazioni” legate agli sbalzi azionari. Musk ha anche precisato che resterebbe al comando anche fuori da Wall Street. E che la strada, ad ogni modo, è lunga perché serve il consenso degli azionisti. L'operazione non prevede nessuna fusione con SpaceX, l'altra impresa (privata) di Musk.

I vantaggi per Musk

Non è la prima volta che Musk si mostra contrariato per i movimenti della borsa. Se da una parte ha fatto la sua fortuna (spingendo Tesla a diventare una delle casa automobilistiche a maggiore capitalizzazione nonostante non produca utili e faccia uscire dalla fabbrica ancora poche auto), dall'altra Musk ha attaccato gli short seller, cioè coloro che investono puntando su un ribasso del titolo. La privatizzazione consentirebbe a Tesla di avere le mani più libere, con meno obblighi di comunicazione al mercato e meno dettagli sulla produzione delle nuove vetture. Potrebbe quindi tornare utile un periodo d'ombra, in attesa che la società diventi più solida e torni in borsa.

L'investimento saudita

Al di là del consenso degli azionisti, servono risorse. Tante risorse. E non è chiaro come Musk riesca a raccoglierle, anche perché Tesla ne ha in cassa una quantità limitata in rapporto ai progetti di crescita della società. La capacità di attrarre capitali, però, è una delle prerogative del fondatore. Che avrebbe incassato la fiducia del fondo sovrano saudita: il Public Investment Fund avrebbe acquistato una quota fra il 3 e il 5% di Tesla, sborsando circa 2 miliardi.

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