Tassa su affitti brevi: Consiglio di Stato respinge ricorso di Airbnb

Trentamila annunci di case in affitto tramite Airbnb sarebbero stati disattivati dopo l'entrata in vigore della tassa sugli affitti brevi (foto: archivio Getty Images)
3' di lettura

La piattaforma online chiedeva di riformare l'ordinanza del Tar del Lazio dello scorso ottobre che aveva negato la sospensione della tassa. I giudici hanno però ritenuto inammissibile la richiesta

Il Consiglio di Stato ha respinto l'istanza presentata da Airbnb sulla tassa sugli affitti brevi. La piattaforma di affitti online chiedeva di riformare l'ordinanza del Tar del Lazio del 18 ottobre 2017 che aveva negato in via cautelare la sospensione della tassa sugli affitti brevi, e di poter riproporre la richiesta. I giudici, però, hanno valutato la richiesta inammissibile in quanto avrebbe dovuto essere presentata al Tar. La tassa sugli affitti brevi prevede che gli intermediari immobiliari raccolgano le tasse dovute dai proprietari e girino i dati al fisco.

Il ricorso al Tar del 2017

Airbnb aveva impugnato di fronte al Tar del Lazio la manovra correttiva del 2017 che introduceva la cedolare secca sugli affitti brevi al 21%. In risposta al ricorso, lo scorso ottobre 2017, i giudici del tribunale amministrativo avevano affermato che, pur riservandosi di approfondire alcuni punti di rilevanza anche comunitaria, "non si palesano discriminatorie laddove esse ragionevolmente si applicano, per la parte relativa agli obblighi di versamento, solo agli intermediari che intervengono nel pagamento del canone di locazione". Airbnb aveva successivamente presentato appello contro questo pronunciamento e, il 13 dicembre, il Consiglio di Stato aveva giudicato "meritevoli di un attento apprezzamento" le questioni poste, ordinando al Tar di fissare un'udienza.

Il pronunciamento del Consiglio di Stato

In attesa dell'udienza al Tar, lo scorso 27 aprile, Airbnb è tornata a rivolgersi al Consiglio di Stato per riproporre la richiesta di sospensiva sulla base di "mutamenti delle circostanze". Ma i giudici amministrativi di secondo grado, nell'ordinanza della IV sezione presieduta da Paolo Troiano e depositata oggi, hanno respinto come "inammissibile" l'istanza, ritenendo che andasse proposta, si legge nella decisione, "davanti al giudice competente per il merito e presso cui pende la causa, ossia il Tar". Per questa ragione, essendo calendarizzata un'udienza per il prossimo ottobre, Airbnb potrà chiedere, tramite i suoi legali, un'anticipazione per fatti sopravvenuti. Ma al Tar e non al Consiglio di Stato.

Codacons a sostegno di Airbnb

Codacons ha preso posizione in merito alla vicenda, affermando che interverrà anche al Tar a sostegno di Airbnb contro la tassa sugli affitti brevi. L'associazione era già intervenuto in precedenza al Consiglio di Stato chiedendo di accogliere la richiesta della società e bocciare la tassa. In Italia - ha spiegato Codacons - 30mila annunci di case in affitto tramite Airbnb sono stati disattivati dopo l'entrata in vigore della tassa sugli affitti brevi e la società rischia una sanzione per complessivi 180 milioni di euro per non aver versato gli importi dovuti in attesa della decisione di merito del Tar del Lazio. Si tratta, scrive ancora Codacons, di una situazione "che rischia di far scomparire l'offerta di Airbnb in Italia, con un conseguente grave danno per gli utenti, le cui scelte verrebbero limitate, e con una distorsione della concorrenza in favore delle strutture ricettive tradizionali".

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