Manovra, cambia web tax: imposta dal 6 al 3% e non colpisce e-commerce

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Emendamento del relatore Boccia in commissione Bilancio alla Camera: rispetto al Senato, ridotta l’aliquota per le singole transazioni digitali. Diversamente da quanto ipotizzato all'inizio, non viene allargata al commercio. Salta il meccanismo del credito d'imposta

Cambia la web tax. Con una riduzione dal 6 al 3 per cento dell'aliquota per le singole transazioni digitali. Lo prevede l'emendamento alla manovra del relatore Francesco Boccia, in commissione Bilancio alla Camera. L'imposta sulle transazioni digitali da applicare alle prestazioni di servizi effettuate tramite mezzo elettronico tra operatori economici, quindi, passa dal 6 per cento fissato al Senato al 3 per cento. Diversamente da quanto ipotizzato all'inizio, poi, non viene allargata al commercio ma sarà applicata solo alle grandi multinazionali. Nonostante ciò, “con il 3 per cento su base imponibile diversa incassiamo circa 190 milioni”, ha sottolineato il presidente della Commissione Bilancio. Boccia (Pd) ha annunciato di aver depositato dodici emendamenti, tra i quali un “pacchetto digitale” che contiene anche un intervento sul fintech, la modifica alle norme sulla spedizione postale dei pacchi e nuove regole sulla protezione dei dati digitali.

Salta il meccanismo del credito d'imposta

Con la nuova versione della web tax presentata da Boccia, relatore alla manovra, salta il meccanismo del credito d'imposta, perché la nuova imposta sulle transazioni digitali sarà prelevata con l'applicazione di una ritenuta. Si prevede una misura “salva” Pmi e start up, perché l'obbligo di versamento delle imposte scatta quando in un anno solare sono state effettuate almeno 3mila transazioni digitali. Il gettito è stimato in 190 milioni l'anno, 76 milioni in più di quanto previsto con la versione Mucchetti approvata dal Senato. La base imponibile, si legge nella relazione tecnica, è stata valutata in 6,34 miliardi, tre volte la sola base imponibile (oltre 2 miliardi) della pubblicità online, in trend di crescita medio dell'8 per cento. Alla pubblicità, infatti, vanno aggiunti gli altri servizi, che andranno individuati con un decreto del Mef entro aprile, compresi data analytics, cloud computing e sistemi di integrazione Ict. L'entrata in vigore è stabilita per il 1 gennaio 2019.

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