Sede Agenzia europea del farmaco, rush finale: Milano tra le favorite

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L'assegnazione definitiva della nuova città che ospiterà l'Ema, dopo Londra, verrà presa il 20 novembre a Bruxelles. Intanto al summit di Goteborg continuano le trattative. Il capoluogo lombardo deve battere la concorrenza di Bratislava, Copenhagen e Amsterdam

L’appuntamento è fissato per il 20 novembre. Il rush finale per stabilire la nuova sede dell'Agenzia europea del farmaco (Ema) è cominciato. Lunedì prossimo, il 20 novembre, il consiglio Affari generali si riunirà a Bruxelles e i 27 sceglieranno la città più adatta ad accogliere l'Ema dopo la decisione di Londra di lasciare l'Europa. Per l’Italia la candidata è Milano e se la dovrà vedere con altre 18 città. La concorrenza più agguerrita è quella di Bratislava, Copenhagen e Amsterdam. Se il capoluogo lombardo dovesse spuntarla, dal 2019 ospiterà l’importante istituzione europea, costretta a trasferirsi da Londra a causa della Brexit. La sede proposta da Milano è il Pirellone, dove fino a pochi anni fa risiedeva la Regione. Inevitabile, quindi, che il social summit di Goteborg, proprio in questi giorni, si stia trasformando nell'ultima occasione per i leader europei per finalizzare strategie e alleanze.

L’impatto economico

Il trasferimento della sede Ema, l’agenzia che ha tra i suoi compiti quello di valutare se un farmaco vada o meno messo in commercio, porterà con sé anche una ingente mole di denaro. Ecco perché fa gola a Milano, e non solo. Si stima che l’impatto economico sia intorno a 1,7 miliardi di euro l’anno, tenendo in considerazione anche l’indotto. Il calcolo dell’impatto economico dell’Ema tiene conto di diverse voci. Innanzitutto il budget annuale: oltre 300 milioni per la gestione ordinaria che comprende gli stipendi di 800 dipendenti che si trasferirebbero in Lombardia, magari con famiglie al seguito. Il tutto contribuirebbe ad una spesa per consumi che è calcolata in 40 milioni. Non solo. Ci saranno effetti diretti anche sulle imprese, con un incremento di 900 posti di lavoro e un giro d’affari di 30 milioni. Ma soprattutto, a beneficiare di un trasferimento dell'Ema a Milano, sarebbe il settore farmaceutico, che con la vicinanza dell’agenzia europea potrebbe attirare nuovi investimenti di gruppi esteri. E poi c’è l’aspetto turistico. L’Ema, infatti, organizza circa 500 meeting internazionali all’anno. Eventi che potrebbero portare a Milano 60mila visitatori, che riempirebbero hotel, aeroporti e ristoranti della città.

Cosa c’è da fare

Molti gli aspetti che dovranno essere messi a punto prima che il lavoro nella nuova sede possa prendere il via, spiegano dall'agenzia Ue. Tra le varie cose: il necessario ok da parte di autorità locali, Board di gestione Ema e autorità del budget Ue ai piani dell'edificio, processo questo che potrebbe richiedere tra i sei e gli otto mesi. Ma anche l'adeguamento del palazzo alle esigenze dell'Agenzia, altra procedura che si prevede possa richiedere tra i 12 ed i 15 mesi. Sotto il profilo pratico, poi, si dovranno trovare posti negli istituti scolastici per i circa 600 figli dei dipendenti dell'agenzia, bambini e giovani di età diverse con specifiche esigenze linguistiche. Inoltre da febbraio 2018 la città che ospiterà l’Ema dovrà diffondere informazioni sulle soluzioni abitative, visto che serviranno 890 alloggi di qualità, a costi accessibili, e ben collegate col trasporto pubblico.

Gentiloni: “Milano marcia in più”

Il premier Paolo Gentiloni ha più volte sottolineato come Milano abbia una “marcia in più", dato che ha una sede già pronta (il Pirellone), collegamenti e infrastrutture in grado di non far perdere un giorno di lavoro ai dipendenti dell'agenzia. Per l’Italia, la concorrenza più forte arriva da Bratislava, poi Copenaghen e Amsterdam. "Siamo totalmente e pienamente in partita", ha confermato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, assicurando di aver ottenuto nuove garanzie di voto da diversi ministri europei. Ma la corsa, come il premier sa bene, non si gioca solo sui criteri tecnici, pur necessari e fondamentali. La partita per le sedi di Ema ed Eba (Autorità bancaria europea) si è infatti presto trasformata in un confronto tra cordate europee, alcune delle quali puntano a riposizionarsi per avere un maggior peso tra i 27. Come i Paesi dell'Est europeo, che continuano a rivendicare la necessità di affidare l'Ema a chi non è già sede di altre agenzie europee, secondo un "malinteso principio di riequilibrio delle autorità europee", come lo ha più volte definito Gentiloni.

Le caselle da riempire

A Goteborg, al social summit di questi giorni, si giocherà anche un'altra partita: Ema e Eba non sono le uniche caselle da riempire. C'è anche la presidenza dell'Eurogruppo che potrà facilmente entrare in una trattativa più ampia in vista del voto del 20 novembre. Non è un caso che la Slovacchia, data tra le favorite per l'Ema assieme all'Italia, sia interessata anche alla guida dell'Eurogruppo. Ma ci possono essere "tanti altri mini-accordi", assicura una fonte europea, "che potrebbero portare anche a delle sorprese". Di certo, un accordo che facesse arretrare Bratislava, eliminerebbe un altro concorrente pericoloso per Milano dopo l'uscita di scena di Barcellona a causa della questione catalana. Restano sempre competitive Copenhagen e Amsterdam. Certo è che l'Italia, appena due giorni fa, ha incassato il nulla osta del paese di maggior peso in Europa: la Germania. O almeno del suo ministro degli Esteri. "La mia posizione personale è che Milano sia un'eccellente sede per l'Ema. E credo che abbia buone chance al secondo turno", ha detto Sigmar Gabriel, lasciando intendere un possibile voto tedesco per Milano al secondo passaggio nel caso in cui Bonn non passasse. "Ne parlerò con il governo", ha aggiunto. Lo stesso farà Gentiloni con la cancelliera Angela Merkel a Goteborg.

L’ottimismo del sindaco Sala

Anche il primo cittadino di Milano scende in campo per portare al Pirellone la sede dell’Ema. Le sensazioni del sindaco Sala sono positive. “Tanti Paesi riconoscono la qualità della nostra proposta. Sono stato a Cipro e credo che saranno dalla nostra parte. Ci preoccupa un appoggio tedesco a Bratislava, ma lo troverei assurdo perchè è una città che ha servizi infinitamente inferiori ai nostri. Ci preoccupa la proposta di Amsterdam, ma la nostra candidatura si è fatta forte in queste settimane. Ora ce la giochiamo. Io fino a stamattina ero al telefono con i vertici croati". Il verdetto lo "aspetterò lunedì in ufficio ed è possibile che si vada alla terza votazione e quindi il risultato si saprà verso le 20”, ha concluso Sala.

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