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Crisi, nel Mezzogiorno redditi più bassi della Grecia

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Secondo il Censis, dei 505.000 posti di lavoro persi in Italia tra il 2008 e il 2012 il 60% ha riguardato il Sud: "Fra i grandi Paesi dell'Eurozona, il nostro è il Paese con le più rilevanti diseguaglianze territoriali"

La crisi degli ultimi anni ha allargato il divario Nord-Sud. Tra il 2007 e il 2012 nel Mezzogiorno il Pil si è ridotto del 10% in termini reali a fronte di una flessione del 5,7% registrata nel Centro-Nord. Inoltre sempre nel Mezzogiorno i livelli di reddito sono più bassi di quelli della Grecia: 17.957 euro contro 18.454.
A dirlo è il Censis, sottolineando anche che dei 505.000 posti di lavoro persi in Italia dall'inizio della crisi, tra il 2008 e il 2012, il 60% ha riguardato il Mezzogiorno (più di 300.000). Il Censis parla dunque di un Mezzogiorno "abbandonato a se stesso" evidenziando il forte dualismo territoriale.

"Italia Paese con più rilevanti diseguaglianze" - Fra i grandi sistemi dell'eurozona - evidenzia il rapporto 'La crisi sociale del Mezzogiorno' realizzato dal Censis nell'ambito dell'iniziativa annuale 'Un giorno per Martinoli. Guardando al futuro' - l'Italia è il Paese con "le più rilevanti" diseguaglianze territoriali.
Se si confronta il reddito pro-capite delle tre regioni più ricche e più povere dei grandi Paesi dell'area euro emerge infatti che l'Italia ha il maggior numero di regioni con meno di 20.000 euro pro-capite: 7 rispetto alle 6 della Spagna, le 4 della Francia e una sola della Germania.

Le regioni più ricche e più povere d'Europa - All'opposto, la Germania ha 10 regioni con oltre 30.000 euro pro-capite, la Francia la sola Ile-de-France, mentre l'Italia ne ha 5 e la Spagna nessuna. Il Centro-Nord con 31.124 euro di Pil per abitante è vicino ai valori dei Paesi più ricchi come la Germania, dove il Pil pro-capite è di 31.703 euro.
Inferiore alla Grecia, invece, i livelli nel Mezzogiorno. Per quanto riguarda il mercato del lavoro, il Sud "paga la parte più cospicua di un costo già insopportabile per il Paese e si conferma come un territorio di emarginazione di alcune categorie sociali, come i giovani e le donne".
Il rapporto segnala, inoltre, il rischio di deindustrializzazione, indicando che oltre 7.600 imprese manifatturiere del Mezzogiorno (su un totale di 137.000 aziende) sono uscite dal mercato tra il 2009 e il 2012, con una flessione del 5,1% e punte superiori al 6% in Puglia e Campania.

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