Donne imprenditrici senza finanziamenti

Economia
"L'altra metà dell'economia, imprenditrici che crescono", il convegno in corso a Roma sull'imprenditoria femminile
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Le aziende al femminile, nell'85,5% dei casi, contano solo sulle proprie risorse e includono i familiari nella costruzione del nuovo progetto. Lo sostiene una ricerca della Cna effettuata su un campione di 101 pmi italiane

Una donna su due ha creato dal nulla una nuova impresa e, in generale, le donne imprenditrici fanno tutto da sole, puntano sulla qualità, non ricorrono a prestiti e considerano assolutamente insoddisfacenti i servizi e le azioni di sostegno. E' questo il quadro che emerge da una ricerca della Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media Impresa (Cna), effettuata su un campione di 101 piccole e medie imprenditrici associate.

Ben il 54% delle intervistate ha creato dal nulla una nuova impresa e lo ha fatto contando quasi esclusivamente sui propri capitali. Anche nella realizzazione dell'impresa tra le donne prevale il "fai da te": l'85,5% dei casi di coloro che hanno dato vita a una nuova attività, ha elaborato personalmente il progetto, e il 63,4% non ha utilizzato alcuno strumento di analisi di mercato, affidandosi soltanto alle proprie capacità e intuizioni.

Un'indicazione particolarmente interessante riguarda la presenza di familiari occupati all'interno delle imprese gestite da donne, che evidenzia chiaramente un forte radicamento o comunque un forte coinvolgimento della sfera parentale (59,4%), nell'esperienza imprenditoriale femminile. Tra le intervistate che impiegano uno o più familiari all'interno delle proprie aziende, sono i fratelli le figure più citate (66,3% dei casi), seguiti dai genitori (63,4%), dal coniuge (62,4%) e dai figli (56,4%). E' quindi il nucleo più ristretto, osserva la Cna, "a partecipare della vita e del sostegno dell'impresa, sottolineando indirettamente il ruolo sempre significativo dell'impresa familiare nella tradizione della produzione artigiana".

Le imprese femminili sembrano aver 'tenuto' durante la crisi: nessuna imprenditrice ritiene infatti che la propria impresa abbia reagito in maniera "peggiore" di analoghe realtà presenti sul territorio; al contrario il 74,4% giudica l'impatto della crisi sulla propria attività meno negativo di quello prodotto in altre aziende.

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