JP Morgan, l'allarme del Ceo Jamie Dimon: "Crisi obbligazionaria globale più vicina"

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Il numero uno del colosso finanziario statunitense richiama un mix di rischi - geopolitica, petrolio, deficit - che potrebbe amplificare le turbolenze. Pur escludendo un rischio sistemico del credito privato, teme che una futura recessione del credito possa rivelarsi più grave del previsto

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Il Ceo di JPMorgan Chase, Jamie Dimon, ha lanciato un nuovo allarme sulla stabilità dei mercati finanziari, avvertendo che l'aumento del debito sovrano delle economie avanzate, Stati Uniti inclusi, potrebbe innescare una crisi del mercato obbligazionario, rendendo necessario un intervento preventivo dei policymaker prima che la situazione li costringa a farlo.

"Con l'attuale andamento, rischio crisi è concreto"

Intervenendo a una conferenza, Dimon ha affermato che "con l'andamento attuale, ci sarà una sorta di crisi obbligazionaria e poi dovremo affrontarla". Ha aggiunto, inoltre, di non temere l'eventuale gestione dell'emergenza ma "credo semplicemente che la maturità imponga di intervenire, piuttosto che lasciare che accada".

 

Un mix di rischi 

Richiamando anche l'esperienza passata, Dimon ha aggiunto che "l'attuale crescente mix di rischi" - geopolitica, petrolio e deficit pubblici - "potrebbe combinarsi in modi imprevedibili" e "non affrontare queste pressioni aumenta la probabilità che l'aggiustamento avvenga dopo un periodo di sconvolgimenti".

Le conseguenze di una crisi obbligazionaria

Una crisi sui titoli di Stato, ha spiegato, comporterebbe un'impennata dei rendimenti e un crollo della liquidità, costringendo le banche centrali a intervenire come acquirenti di ultima istanza. Dimon ha richiamato la recente crisi dei titoli di Stato britannici del 2022, quando la Bank of England fu costretta a intervenire per stabilizzare il mercato. Il numero uno di JPMorgan non ritiene che il credito privato, oggi a una cifra record di 1.700 miliardi di dollari, sia "sufficientemente elevato da rappresentare un rischio sistemico", ma ammette che "il rischio maggiore è che una recessione nel credito sia più grave del previsto". "Non abbiamo avuto una recessione del credito da così tanto tempo che, quando si verificherà, sarà peggiore di quanto si pensi", ha detto.

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