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Sergio Zanotti, la scomparsa, la prigionia in Siria fino alla liberazione: la storia

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3' di lettura

Il 59enne lombardo era scomparso nel 2016 dopo essere partito per un viaggio in Turchia. A novembre dello stesso anno in un filmato disse: “Da 7 mesi sono prigioniero qui in Siria”, poi un altro video nel maggio 2017. Ad aprile 2019 la liberazione e il rientro in Italia

Si è conclusa con la liberazione la misteriosa storia di Sergio Zanotti, il 59enne originario del Bresciano rapito in Siria nel 2016, il cui ritorno è stato annunciato il 5 aprile dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Una vicenda che ha ancora molti dettagli da chiarire, a partire dal sequestro - annunciato con un video diffuso in rete dal sito russo Newsfront il 15 novembre del 2016 - fino alle motivazioni del viaggio: era partito per la Turchia, nella zona di confine con la Siria, nell'aprile del 2016 per imprecisate ragioni di lavoro. Doveva star via pochi giorni, ma una volta arrivato in territorio turco se ne sono perse le tracce. Tra le ipotesi che sono circolate, anche quella che il viaggio fosse finalizzato a reperire soldi per un debito che aveva accumulato. Alle spalle due matrimoni falliti, un periodo agli arresti domiciliari e una condanna per evasione fiscale.

Il video del novembre 2016

Nel video del 15 novembre 2016, Zanotti dice di essere stato sequestrato sette mesi prima in Siria e lancia un appello al governo italiano perché lo salvi. La notizia inizia a circolare ed emerge che la ex moglie ha denunciato la sua scomparsa a maggio, quando non era rientrato dal viaggio in Turchia. Sul resto rimane il mistero: cosa ci facesse in Siria, chi lo abbia rapito e cosa voglia in cambio della sua liberazione. Nel filmato si vede l'uomo, con una lunga barba e vestito con una tunica bianca, in ginocchio all'aperto tra alcuni ulivi. Alle sue spalle un altro, vestito di nero e con il volto coperto, gli tiene puntato contro un fucile mitragliatore. In mano l'uomo inginocchiato tiene un cartello con una data, apparentemente il 15 novembre 2016: "Mi chiamo Sergio Zanotti - dice - e da sette mesi sono prigioniero qui in Siria. Prego il governo italiano di intervenire nei miei confronti prima di una mia eventuale esecuzione". Il filmato è accompagnato da un messaggio firmato "Abu Jihad": "Se il governo italiano non risponde alle nostre richieste lo uccidiamo entro tre giorni". La procura di Roma, acquisito il video, apre un fascicolo ipotizzando il reato di sequestro di persona a fini di terrorismo.

Il video del maggio 2017

A maggio del 2017 appare un nuovo video, con Zanotti sempre in ginocchio, con le manette ai polsi, una t-shirt azzurra e alle spalle due uomini armati vestiti di nero: "Oggi è il primo maggio. Mi chiamo Zanotti Sergio. Questo è il secondo richiamo che mi lasciano fare", dice. Per gli investigatori continua a trattarsi di un "sequestro", anche se definito "anomalo": non si hanno richieste di riscatto e non si conosce l'identità dei rapitori.

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