Giulio Regeni, il ricercatore ucciso protagonista del documentario Tutto il male del mondo
CronacaIntroduzione
Sono trascorsi 10 anni dalla scomparsa di Giulio Regeni, il ricercatore di 28 anni originario di Fiumicello ritrovato senza vita nei pressi del Cairo il 3 febbraio 2016, con evidenti segni di tortura, tra cui bruciature di sigarette e ferite da taglio. Ad oggi, per il suo omicidio, non sono ancora state emesse condanne definitive, mentre è in corso a Roma un processo contro quattro alti ufficiali dei servizi segreti egiziani, accusati a vario titolo di sequestro di persona pluriaggravato, lesioni personali gravissime e omicidio. La storia di Regeni è oggi protagonista anche di un documentario, dal titolo Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, diretto da Simone Manetti e scritto da Emanuele Cava e Matteo Billi.
Quello che devi sapere
Chi era Giulio Regeni
Giulio Regeni era un ricercatore universitario di 28 anni. Scomparso il 25 gennaio 2016 al Cairo, è stato trovato morto otto giorni dopo (il 3 febbraio). Il suo corpo fu trovato senza vita in un fosso di una zona alla periferia della città egiziana, con segni di torture, bruciature di sigarette e ferite da taglio. Il giovane italiano, originario di Fiumicello in provincia di Udine, si trovava al Cairo per studiare le associazioni sindacali egiziane. La sua morte resta ancora avvolta nel mistero, anche, se non soprattutto, per la mancata collaborazione giudiziaria da parte dell’Egitto, con l’ostruzionismo e i ripetuti depistaggi del regime di Al Sisi.
La storia di Regeni in un documentario
La storia di Regeni è raccontata all'interno del documentario "Giulio Regeni – Tutto il male del mondo", diretto da Simone Manetti e scritto da Emanuele Cava e Matteo Billi. Prodotta da Fandango e Ganesh Produzioni, si tratta della prima pellicola che ricostruisce la vita del ricercatore e l’orrore delle violenze subite, ripercorrendo anche la lunga battaglia giudiziaria sul sequestro, le torture e l’omicidio. Per la prima volta a raccontare la storia di Regeni, nel documentario, sono i genitori Claudio Regeni e Paola Deffendi. Accanto a loro, anche la testimonianza esclusiva della loro legale, l'avvocata Alessandra Ballerini.
L'infanzia e la passione per i viaggi
Chi lo conosceva lo ha sempre descritto come un ragazzo estremamente intraprendente: dai 12 ai 14 anni era stato sindaco dei ragazzi del suo Comune, poi aveva lasciato Fiumicello per frequentare il liceo a Trieste, al Petrarca. Successivamente aveva abbandonato il Friuli per andare a studiare all'estero: una borsa di studio, gli ultimi tre anni di liceo nel New Mexico, negli Stati Uniti, nel Collegio del Mondo Unito. Infine, l’Università in Inghilterra. Prima a Oxford dove aveva conseguito una laurea a indirizzo umanistico e poi il dottorato a Cambridge, che lo aveva portato al Cairo, a settembre del 2016. Lì faceva ricerche per una tesi sull'economia locale. Appassionato di studi sul Medio Oriente, capace di parlare arabo e inglese alla perfezione, aveva vinto due premi nel 2012 e nel 2013 al concorso internazionale ''Europa e giovani'' promosso dall'Istituto regionale per gli studi europei per ricerche e approfondimenti sul Medio Oriente. Nonostante la lontananza, era rimasto molto legato a Fiumicello. Gli amici lo ricordano sempre pronto a raccontare esperienze, eventi di una vita molto distante dal piccolo centro friulano dove vivono la mamma Paola, il papà Claudio e la sorella Irene
La passione per il giornalismo
Già durante gli anni in New Mexico, Regeni aveva sviluppato la passione per il giornalismo e dagli Stati Uniti aveva iniziato scrivere per il mensile triestino Konrad. Un interesse, quello per la cronaca, che era proseguito anche dopo, quando aveva iniziato a collaborare per diverse testate giornalistiche pur trovandosi spesso fuori dall'Italia. In alcuni articoli, scritti anche con lo pseudonimo di Antonio Druis e pubblicati dall'agenzia di stampa Nena e, postumi, dal Manifesto, aveva descritto la difficile situazione sindacale dopo la rivoluzione egiziana del 2011.