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Giornata contro lo spreco alimentare: cosa possiamo fare per limitarlo

Un modo per limitare lo spreco alimentare è preferire prodotti locali o a chilometro zero (foto: archivio Getty Images)
5' di lettura

In Italia oltre 15 miliardi di euro, lo 0,88% del Pil, finiscono ogni anno nella spazzatura: da una spesa ridotta alla scelta dei prodotti a chilometro zero, ecco le possibilità per arginare il fenomeno

Il 5 febbraio ricorre la Giornata di prevenzione dello spreco alimentare, ideata e istituita nel 2014 dal ministero dell'Ambiente in collaborazione con la campagna Spreco Zero dello spin off Last Minute Market. In Italia oltre 15 miliardi di euro finiscono ogni anno nella spazzatura (lo 0,88% del Pil), secondo i dati diffusi dalla Fao. Ma il trend è in miglioramento: appena l'1% degli intervistati dichiara di gettare cibo ogni giorno, mentre nelle rilevazioni 2014/2015 lo affermava circa la metà del campione. Per Coldiretti, negli ultimi anni si starebbe registrando una maggiore sensibilità sul tema da parte dei consumatori, anche se i numeri dello spreco restano ancora alti.  

I numeri dello spreco

Come si legge nel rapporto Waste Watcher 2019, lo spreco alimentare avviene principalmente tra le mura domestiche (quasi l'80%). Nelle fasi di produzione e distribuzione, invece, si spreca cibo per poco più di 3 miliardi, il 21,1% del totale. Pane e verdure fresche sono fra gli alimenti più spesso buttati, ma a pesare sulla pattumiera sono bevande analcoliche, legumi, frutta fresca e pasta. Cominciano però a sentirsi gli effetti della sensibilizzazione anti-spreco casalingo: il 65% degli intervistati provvede a un check della dispensa prima di fare la spesa, il 61% congela il cibo a rischio deperibilità e il 54% cerca di prevenire controllando la quantità di cibo ottimale prima di cucinarlo. Oltre la metà degli italiani (52%) verifica se il cibo è ancora adatto a essere consumato prima di risolversi a buttarlo e il 44% affronta il test dell'assaggio. Molti si dedicano a ricette con cibo di recupero dagli avanzi del pasto prima (48%), ma solo un italiano su tre (34%) richiede al ristoratore una bag per trasportare a casa il cibo che non è riuscito a consumare. E solo un italiano su cinque (22%) dona al vicino il cibo in eccesso a rischio spreco.

"Spreco in calo a causa della crisi"

"Visto che è prevalente lo spreco alimentare che si consuma tra le mura domestiche – spiega Lorenzo Bazzana, responsabile economico di Coldiretti - è chiaro che diventa determinante l'atteggiamento del consumatore rispetto a come acquistare e come consumare". Anche se i numeri restano alti, si starebbe registrando una maggiore sensibilità sul tema da parte dei consumatori italiani negli ultimi anni. "Sette italiani su dieci dichiarano di aver messo in atto strategie per ridurre lo spreco alimentare", spiega Bazzana, mentre secondo un'indagine Coldiretti relativa al 2017, tre italiani su quattro (il 71% del campione) avrebbero effettivamente diminuito o addirittura annullato gli sprechi. "È chiaro – continua il responsabile economico – che il discorso è scattato anche in conseguenza della crisi economica".

La scelta dei prodotti

Un ruolo chiave nella lotta agli sprechi alimentari lo gioca senza dubbio la scelta dei prodotti. Una delle strategie possibili, ad esempio, è quella di preferire cibi a chilometro zero. Fare la spesa acquistando prodotti locali, infatti, taglierebbe del 60% lo spreco alimentare, secondo un report di Coldiretti del 2018. Gli alimenti a chilometro zero, ovviamente, hanno una "shelf life" maggiore rispetto a quelli che hanno viaggiato per migliaia di chilometri, cioè mantengono le caratteristiche organolettiche necessarie per la vendita. È importante, poi, prestare attenzione a etichette e scadenze. I prodotti si distinguono tra quelli che hanno scadenze perentorie – quindi pericolosi se consumati oltre il termine - quelli che hanno un termine consigliato di conservazione e i prodotti freschi e freschissimi. In particolare su quest'ultima categoria, "il concetto dovrebbe essere quello di fare la spesa per quantità più ridotte e ripetute nel tempo", aggiunge Bazzana, per evitare un accumulo non gestibile nel tempo che rende necessario il cestinamento di questi prodotti. È preferibile, infine, seguire la stagionalità degli alimenti, tenendo conto, però, che "l'Italia ha diversi piani altitudinali e latitudinali: abbiamo una stagionalità molto più allargata rispetto ad altri Paesi". In questo caso, i numeri del rapporto Waste Watcher 2019, confermano la preferenza per la grande distribuzione: i negozi al dettaglio sono sempre meno frequentati dai consumatori (18%), così come il mercato (15%) a favore della schiacciante concorrenza di supermercati e ipermercati. Da segnalare l'avanzata degli acquisti online, praticati dall'8% degli intervistati.

Gestione della dispensa e ricette

La maggior parte degli sprechi alimentari avviene tra le mura domestiche, per cui la lotta a questo fenomeno deve necessariamente partire dalle buone abitudini a casa. E i numeri dell'ultimo rapporto della Fao confermano che qualcosa è cambiato. Bisogna prestare molta attenzione a evitare le contaminazioni incrociate non conservando vicini, ad esempio, alimenti cotti e crudi. È preferibile non tenere stipati insieme cibi che vengono consumati in tempi diversi ed è buona norma separare le diverse varietà di frutta e verdura. In un momento di crisi economica, anche "le buone pratiche di cucina della nonna", così come le ricette "anti-spreco" realizzate con gli avanzi possono rivelarsi una strategia efficace.

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