Questi i nuovi dati dell'Osservatorio “Giovani e Sessualità” di Durex, giunto alla sua 9° edizione e realizzato con Skuola.net su un campione di 15.000 giovani tra gli 11 e i 24 anni
Ora che le scuole sono iniziate, si attendono i risultati delle novità introdotte. In particolare, quella che riguarda l'introduzione del consenso informato per le attività di educazione sessuo-affettiva. Con l'entrata in vigore della cosiddetta legge Valditara, infatti, è obbligatorio che i genitori vengano informati rispetto a questo tipo di lezioni. In questi mesi, è rimasto acceso il dibattito sul tema, soprattutto dopo che sono state raccolte oltre 575 mila firme per un referendum volto ad abrogare questa nuova normativa. Intanto, una nuova ricerca ribadisce quanto i giovani ritengano importante ricevere nozioni di educazione affettiva e sessuale a scuola.
L'indagine su 15 mila giovani
La nona edizione dell'Osservatorio "Giovani e Sessualità" di Durex conferma infatti un dato ormai consolidato: 9 giovani italiani su 10 continuano a chiedere l'introduzione dell'educazione affettiva e sessuale a scuola. Un orientamento rimasto stabile nel tempo che ha visto anche aumentare la percentuale di adulti favorevoli: circa 9 su 10, sia tra i genitori che tra gli insegnanti. L'indagine, realizzata con Skuola.net tra marzo e giugno 2026 su un campione di oltre 15 mila giovani tra gli 11 e i 24 anni, sottolinea il progressivo, e costante, abbassamento dell’età del primo approccio alla sessualità. Quasi 1 giovane su 2, infatti, dichiara di aver avuto il primo rapporto sessuale tra gli 11 e i 16 anni: di questi, oltre 1 su 10 afferma di averlo avuto prima dei 13 anni.
Comportamenti a rischio
I giovani sono anche esposti a maggiori rischi, considerando che oltre il 32% non ha utilizzato il preservativo durante il primo rapporto sessuale, una quota che sale a quasi il 70% tra gli 11 e i 13 anni.
Ad aggravare la situazione, è anche la mancanza di riferimenti educativi autorevoli. Oltre la metà dei giovani cerca informazioni su sesso e contraccezione principalmente online, spesso per evitare l'imbarazzo del dialogo.
Il ruolo della scuola
In questo quadro diventa fondamentale la presenza della scuola. Quasi la metà dei ragazzi spiega di non aver mai affrontato questi temi in classe e, tra chi lo ha fatto, solo il 21% ha considerato gli incontri effettivamente utili.
Nonostante, o forse proprio per questo, quasi tutti loro vorrebbero l'attivazione di seri percorsi - anche obbligatori - di educazione sessuale e affettiva a scuola: soprattutto chiedendo che a occuparsene non siano gli insegnanti, ma medici, psicologi ed esperti qualificati. L'Osservatorio evidenzia inoltre gli effetti positivi di questo tipo di percorsi. Rispetto agli studenti che non vi hanno partecipato, quelli che lo hanno fatto, mostrano comportamenti più consapevoli: registrano una minore incidenza di rapporti completamente non protetti (14,5% contro 18,5%), si sentono più sicuri nel chiedere al partner di utilizzare il preservativo (82,5% contro 73,2%) e dichiarano meno frequentemente di non sapere come usarlo correttamente (7,2% contro 12,6%). In questo contesto, Durex rinnova il proprio impegno con "A Luci Accese", il programma di educazione affettiva e sessuale attivo a Milano dal 2023: per l'anno scolastico 2026-2027, i percorsi verranno attivati nelle scuole secondarie di primo grado che sceglieranno di aderire volontariamente.
Il commento dell'esperto
"I dati continuano a restituirci l'immagine di una generazione che cresce in un contesto profondamente diverso rispetto al passato. Bambini e adolescenti entrano sempre prima in contatto con contenuti, modelli e stimoli legati all'affettività e alla sessualità, soprattutto attraverso il digitale e i social media, ma questo anticipo delle esperienze e delle esposizioni non è sempre accompagnato da un'adeguata crescita delle competenze emotive e relazionali", dichiara Filippo Nimbi, psicologo e sessuologo clinico, Professore associato di Psicologia Clinica presso l’università eCampus e Presidente Eletto della European Federation of Sexology. "Colpisce quanto sia forte e trasversale la richiesta che arriva direttamente dai giovani: poter contare su spazi sicuri di ascolto e confronto, in famiglia, a scuola e nei contesti educativi. Non chiedono solo informazioni dal punto di vista biologico o sanitario, ma strumenti per comprendere il consenso, le relazioni, il rispetto reciproco, la gestione delle emozioni e dei rischi legati all'universo digitale. In un momento storico in cui il tema dell'educazione affettiva e sessuale è al centro del dibattito pubblico, questi dati ci ricordano che investire sulla formazione non significa incoraggiare comportamenti precoci, ma offrire ai ragazzi gli strumenti necessari per compiere scelte più consapevoli, sicure e rispettose di sé e degli altri".