Il 26enne Christian Matheus De Oliveira Morando ha ammesso al gip di aver ucciso Fabio Colapietro. Si è avvalsa della facoltà di non rispondere la professoressa nella cui abitazione è stato ritrovato il corpo, mentre la terza persona coinvolta ha negato di aver partecipato al delitto
C'è il drammatico ritrovamento del corpo fatto a pezzi di Fabio Colapietro, 39enne, originario di Chivasso, al centro delle cronache torinesi. Il cadavere dell'uomo è stato rinvenuto straziato e parzialmente occultato in sacchi della spazzatura. Sabato si è tenuta l'udienza di convalida per i tre fermati. Davanti al gip sono comparsi Christian Matheus De Oliveira Morando, 26 anni, originario di Chivasso e residente a Torino, la professoressa Nicole Formichetti, 47 anni, e la 22enne torinese ma di origine filippina Keith Butig, entrambe indagate per favoreggiamento e concorso nella soppressione del cadavere. L'allarme è scattato intorno alle 23 di giovedì, quando una donna residente nel quartiere Mirafiori ha chiamato il 112. “Mio figlio ha fatto del male a una persona”, ha detto. Gli investigatori, subito accorsi sul posto, hanno rintracciato la madre insieme ai suoi due figli di 26 e 22 anni, italiani di origini sudamericane. Il più grande dei due, Christian Matheus De Oliveira Morando, ha confessato agli agenti il delitto, spiegando di avere ucciso l'uomo al culmine di una colluttazione avvenuta in un appartamento dall'altra parte della città, in via Gulli 46.
L’udienza di convalida
De Oliveira Morando davanti al gip “ha ammesso l'omicidio ma non ricorda come sono andati i fatti, se non una colluttazione”, ha spiegato Wilmer Perga, il legale che lo difende. “Erano lì dal 20 sera, hanno fatto festa e assunto molti tipi di droghe, tra cui crack ed Lsd, oltre a superalcolici. Poi quando il mio assistito si è svegliato, gli hanno detto che la vittima lo aveva derubato e questo ha scatenato l'aggressione". E ancora: "Hanno cercato di eseguire delle manovre di rianimazione, ma quando hanno capito che non c'era più nulla da fare hanno pensato di nascondere il cadavere. Quindi l'idea di comprare sacchi e cemento, con l'intenzione di buttare i pezzi in un fiume o in un lago”. Successivamente, sono state interrogate anche le altre due persone coinvolte nella vicenda. A quanto si è preso la professoressa si sarebbe avvalsa della facoltà di non rispondere: "Non ha risposto al giudice perché adesso non è nelle condizioni di poter rendere dichiarazioni”, ha dichiarato Alessandro Bellina, avvocato difensore dell'insegnante di 47 anni accusata di favoreggiamento e concorso nella soppressione del cadavere. Butig avrebbe invece negato di aver partecipato al delitto, cosa che peraltro sarebbe stata confermata anche il ventiseienne durante l’interrogatorio.
Il fermato: “L’ho ucciso ma non ricordo lo strangolamento”
"Sì l'ho ucciso, ma involontariamente. Certamente non era programmato, era nell'ambito di un litigio durante un'assunzione di droghe da giorni”, avrebbe dichiarato al gip Christian Matheus De Oliveira Morando, come riferito dal suo legale. Il giudice avrebbe chiesto al fermato se avesse cinto il collo della vittima col braccio, facendo intuire una potenziale causa di decesso: "Dice che non ricorda assolutamente, poi gli hanno praticato la respirazione bocca a bocca e il massaggio cardiaco" ha riferito il difensore. "Quando hanno visto che (Fabio Colapietro, ndr) era morto, hanno deciso di nascondere il cadavere. Sono andati nei giorni successivi a comprare il telo, i sacchi, la candeggina, i guanti, il coltello, il cemento. L'hanno sezionato e lui dice che a un certo punto non ce la faceva più: esce, chiama sua madre, la fa venire lì e chiama la polizia”, ha aggiunto l’avvocato.
Il ruolo della professoressa e i tre fermi
L'abitazione del delitto, situata al quarto piano nel quartiere Borgo Vittoria, risulta affittata da circa due anni a una 47enne, originaria di Rieti. La donna è una professoressa di italiano presso l'Istituto Tommaso D’Oria di Ciriè, ma era assente da scuola dall'inizio dell'anno scolastico per non meglio precisati motivi personali. Descritta come "molto solitaria e distaccata" negli ultimi tempi, la donna - riporta Repubblica - non ha mai avuto problemi né nell'istituto, né con la giustizia, e viene descritta come riservata riguardo alla propria vita privata. Al momento dell'irruzione della polizia, la docente ha aperto la porta agli agenti, che sono stati immediatamente investiti da un fortissimo odore acre. Accanto ai sacchi contenenti i resti umani e il cemento, sono stati sequestrati diversi coltelli. Al termine degli accertamenti della Polizia Scientifica e del medico legale, la Procura ha disposto i tre fermi.
Le ipotesi al vaglio degli inquirenti
L'inchiesta, coordinata dalla pm Lea Lamonaca e condotta dalla Squadra Mobile sotto la guida del dirigente Davide Corazzini, si muove in un contesto estremamente complesso. Tra le piste al vaglio non si esclude quella di un festino a base di droga finito in tragedia. La vittima, Fabio Colapietro, era infatti nota in zona come tossicodipendente e si era allontanata da tempo dalla famiglia, gravitando spesso nella zona di Settimo Torinese. Resta da chiarire il luogo esatto del decesso: gli inquirenti devono accertare se il 39enne sia stato massacrato a colpi di bastone e coltellate all'interno dell'appartamento o se il corpo sia stato trasportato in via Gulli in un secondo momento solo per essere smembrato e occultato. La morte potrebbe risalire a circa due giorni prima del ritrovamento.
Il nodo delle frequentazioni
Il vero nodo della vicenda risiede nei complessi legami tra le persone coinvolte. La polizia sta scavando nella rete di relazioni della professoressa per capire cosa la legasse alla vittima e ai due ventenni di Mirafiori. Sotto la lente d'ingrandimento degli investigatori c'è anche la posizione di una donna trans, descritta dai vicini di casa come una presenza assidua nell'appartamento negli ultimi tempi, già sentita formalmente per chiarire la propria posizione. I dettagli da chiarire sono ancora molti e la Procura mantiene per ora il massimo riserbo.