Il reato ipotizzato è il 615 ter comma 3 del codice penale, ossia intrusione in un sistema informatico di pubblico interesse. Un gruppo di hacker che si fa chiamare "iamnotavillain" ha rivendicato la violazione della banca digitale britannica sostenendo di aver ottenuto dati riservati di quasi 700 clienti dopo aver compromesso un sistema di posta elettronica certificata del ministero dell'Interno italiano
La Procura della Repubblica di Reggio Calabria ha aperto un'inchiesta sul caso dell'azienda di servizi bancari del Regno Unito Revolut alla quale hacker hanno chiesto e ottenuto dati di clienti servendosi di una e-mail istituzionale compromessa appartenente alla Prefettura di Reggio Calabria. Il reato ipotizzato è il 615 ter comma 3 del codice penale, ossia intrusione in un sistema informatico di pubblico interesse. Sul caso si è attivata anche la Direzione nazionale antimafia ed antiterrorismo che interviene quando la violazione riguarda un ente governativo. La prima informativa della Polizia postale dà conto di un'azione molto sofisticata. Si sta cercando di capire se l'email certificata della prefettura sia stata 'bucata' oppure clonata.
La rivendicazione
Un gruppo di hacker che si fa chiamare "iamnotavillain", contattato dal Financial Times tramite Telegram, ha rivendicato la violazione della banca digitale britannica Revolut, sostenendo di aver ottenuto dati riservati di quasi 700 clienti dopo aver compromesso un sistema di posta elettronica certificata del ministero dell'Interno italiano. Il gruppo ha affermato di possedere circa 147 gigabyte di dati interni delle forze dell'ordine italiane. Per mesi si sarebbero finti agenti, chiedendo alla banca indirizzi, telefoni e cronologie di transazioni.
Il Garante della Privacy
l'Autorità Garante della Privacy ha predisposto una verifica immediata su eventuali falle nella sicurezza degli accessi delle banche italiane, sia per appurare se vi siano stati altri casi di tentata infiltrazione (come nella vicenda Revolut), sia per richiamare gli istituti bancari a un controllo efficace al proprio interno. Dagli uffici dell'Autorità Garante è partita una comunicazione alla rete dei responsabili di protezione dati (Dpo) degli istituti bancari invitando a procedere ad una solerte verifica all'interno sui propri sistemi e, nel caso di falle accertate, a provvedere a prendere subito contatto con l'Autorità. L'Autorità Garante si è fatta, inoltre, promotrice di un'azione con l'Autorità omologa lituana (dove si trova la sede legale principale di Revolut), comunicando le informazioni in possesso del Garante italiano, e invitando ad uno scambio di informazioni, così da rafforzare l'azione di contrasto. Inoltre, l'Autorità si è mossa sul fronte del Ministero degli Interni per inquadrare più approfonditamente la vicenda Revolut e appurare se vi sono altre banche o istituti finanziari coinvolti, circoscrivendo il danno avvenuto e facendo emergere quanti e quali dati sono stati compromessi.