Lo rivela il XXIV Rapporto dell’Osservatorio civico sulla sicurezza a scuola, presentato da Cittadinanzattiva. Il numero, calcolato da settembre 2025 ad agosto 2026 è in linea con quelli registrati nell’anno precedente e si riferisce in particolare alla caduta di calcinacci ed intonaco e per i distacchi di pannelli e controsoffitti. Aumentano invece gli infortuni agli studenti dichiarati all’Inail, saliti a 80.871 nel corso del 2025, con un incremento del 3,8% rispetto al 2024
Sono 68 i crolli avvenuti nelle scuole da settembre 2025 ad agosto 2026, con un aumento degli infortuni agli studenti dichiarati all'Inail. Rispetto ai rischi naturali invece, il 44% delle nostre scuole si trova in territori ad elevata sismicità, il 19% ricade in aree a pericolosità idraulica, mentre sono 5.113 gli edifici scolastici collocati in aree a rischio frana. E solo il 7,4% delle scuole italiane dispone di sistemi di condizionamento o ventilazione.
Sono questi alcuni dei dati contenuti nel XXIV Rapporto dell'Osservatorio civico sulla sicurezza a scuola, presentato da Cittadinanzattiva.
Edifici vecchi
Rispetto ai 39.351 edifici scolastici attivi nel 2024-25, per 5.793 di essi (pari al 15%) non si conosce il dato relativo al periodo di costruzione. I restanti hanno in media 60 anni di età, e ben il 49% è stato costruito prima del 1976 , cioè prima dell’entrata in vigore della normativa antisismica. Ben oltre la metà non possiede il certificato di agibilità (23.218; 59%) né quello di prevenzione incendi (22.968; 58,36%). Nel caso del collaudo statico la percentuale è inferiore, 42,09%, ma riguarda un numero considerevole di unità strutturali, cioè di corpi dei diversi edifici (32.808).
L'amianto
Riguardo la presenza di amianto nelle scuole, ad oggi ancora non esiste un censimento nazionale unico e omogeneo. L'INAIL ha preso come termine di paragone la Lombardia, una delle pochissime regioni ad aver completato una mappatura puntuale: qui, su 5.470 edifici scolastici censiti, 1.127 (il 20,6%) contengono materiali con amianto. Proiettando questo dato sul totale degli istituti italiani costruiti tra gli anni '60 e '90, prima del divieto d'uso introdotto con la Legge 257/1992, l'INAIL stima che gli edifici scolastici potenzialmente a rischio sull'intero territorio nazionale possano essere oltre 14.000.
Rischio sismico, idraulico e idrogeologico
Dei 39.351 edifici scolastici ben 17.408, pari al 44%, insistono in zone ad elevata sismicità (1 e 2). Eppure soltanto il 4% circa ha avuto interventi di adeguamento e di miglioramento sismici; più incoraggianti i dati relativi agli edifici progettati secondo la normativa sismica che sono 13.379, pari al 17% del totale.
Rispetto al rischio idraulico, 7.543 ricadono in aree da moderata ad elevata pericolosità: si tratta del 19,2% del campione, quasi un edificio su cinque, con un interessamento di oltre 1 milione e 340mila studenti. La distribuzione territoriale non è uniforme: Emilia-Romagna e Toscana presentano le incidenze più elevate (valore P4), mentre il profilo della sola P3 (elevata pericolosità) porta in primo piano Liguria, Emilia-Romagna e Calabria.
Rispetto al rischio idrogeologico i dati - ricavati dell’incrocio tra l’Anagrafe dell’edilizia scolastica e la Mosaicatura nazionale ISPRA relativa alle aree a pericolosità da frana PAI – mostrano che 5.113 edifici, ossia il 13% del totale con un impatto su quasi 465 mila alunni - ricadono nelle classi P4, P3, P2 e P1 (pericolosità da molto elevata a moderata) oppure nelle Aree di attenzione. La Toscana presenta 1.056 edifici esposti e la Campania 1.046.
I crolli e le denunce per infortuni
Nell’ultimo anno 68 i crolli ed oltre 80 mila gli infortuni denunciati
Tra settembre 2025 e agosto 2026 si sono verificati 68 crolli – principalmente distacchi di intonaco o crolli veri e propri di soffitti e solai – che hanno provocato il ferimento di 12 persone (8 studenti, 4 adulti/personale scolastico) oltre che danni agli ambienti e agli arredi, interruzione della didattica, causando ingenti disagi e paura agli studenti e alle loro famiglie. Si è trattato, fortunatamente, di crolli avvenuti di notte, nel week end o in periodi di chiusura delle scuole per le festività.
Allo stesso tempo, sono aumentate del 3,8% nel 2025, raggiungendo la quota di oltre 80mila, le denunce all’Inail di infortuni agli studenti. La maggior parte di questi episodi si verifica durante lo svolgimento delle normali attività scolastiche: il 97 per cento dei casi denunciati, per l’esattezza. Solo il 3% riguarda invece il tragitto casa-scuola, gli infortuni cosiddetti “in itinere”.
E già nei primi 5 mesi di quest’anno l’Inail ha registrato 47.748 denunce di infortunio, un numero in crescita rispetto allo stesso periodo del 2025, quando le segnalazioni erano state 45.159. A preoccupare maggiormente è il capitolo degli infortuni mortali: dieci i casi denunciati entro maggio 2026, contro gli otto dell’anno precedente.
Accessibilità
Sebbene aumentino gli studenti con disabilità - nell’anno scolastico 2024-2025 sono stati quasi 377.000, circa 18.000 in più rispetto all’anno precedente (+5%) – le scuole italiane presentano ancora un grado di accessibilità abbastanza deludente per le varie disabilità. Solo il 40% è accessibile per gli alunni con disabilità motoria. La mancanza di un ascensore o la presenza di un ascensore non adatto al trasporto delle persone con disabilità rappresentano le barriere più diffuse (50%). Frequenti sono anche le scuole sprovviste di servo scala interno (37%), bagni a norma (25%) o rampe interne per il superamento di dislivelli (25%).
Ancora più critico l’accesso per le persone con disabilità sensoriali, in quanto gli ausili senso-percettivi per chi studenti con ipoacusia sono presenti solo nel 16,5% delle scuole, mentre le mappe a rilievo e i percorsi tattili, per gli alunni con cecità o ipovisione, sono presenti solo nell’1,2%. Il 9% dispone di segnaletica in Comunicazione Aumentativa Alternativa in quanto negli ultimi anni si sta affermando l’attenzione verso l’accessibilità comunicativa.
Come affrontare il caldo?
Il caldo aumenta ma non le scuole pronte a fronteggiarlo
Nonostante le promesse fatte durante e immediatamente dopo il Covid, la percentuale di sistemi di condizionamento e ventilazione nelle scuole è davvero irrisoria: ne sono dotate solo 4.457 pari al 7,42%, 1 su 13, con un leggero aumento (+490) rispetto alla rilevazione precedente. Tra le regioni più virtuose spiccano le Marche (23%). L’OMS Europa ha definito il caldo estremo una minaccia sanitaria urgente e crescente evidenziando come le infrastrutture scolastiche europee non sono state progettate per resistere alle attuali temperature, diventando “trappole di calore”.
Ancora poco significativa la presenza di impianti solari termici: solo 1.472 scuole, pari al 2,45%, ne sono dotate, anche se in aumento rispetto alle 1266 della precedente rilevazione. Investire sulla transizione ecologica anche nelle scuole significa renderle non solo sostenibili ma autosufficienti dal punto di vista energetico.
Asili nido e mense
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza finanzia 9.527 interventi. A metà giugno risultano conclusi o in collaudo il 61 per cento dei progetti previsti. La Corte dei Conti segnala però forti difficoltà burocratiche per gli enti locali ed in particolare molti Comuni necessitano di supporto per gestire bandi e cantieri.
In particolare, il quadro degli interventi completati, per le singole voci, è questo: sono state finanziate 206 nuove scuole, e di queste il 40% è giunto al termine dei lavori; dei 3.841 interventi previsti per nidi e scuole dell’infanzia, risulta completato il 50%; rispetto ai 1.993 riguardanti le mense, sì è concluso il 58%: per i 3.079 interventi di messa in sicurezza, si è arrivati al completamento del 77%: concluso il 69% dei 408 interventi relativi alle palestre.
In particolare, Cittadinanzattiva segnala che non si conosce a che punto siano il 45% degli interventi sugli asili nido ancora in fase di esecuzione e che gli altri 171 (5%) si trovano in fasi molto arretrate. Le regioni del Sud, ad eccezione della Sardegna, presentano un ritardo notevole rispetto alle altre che rischia di incidere pesantemente sull’effettiva capacità di creare nuovi posti per nido e infanzia. Di questo gruppo fa parte anche il Lazio.
Per quanto riguarda le mense, partiamo da una situazione abbastanza emergenziale: ad esserne dotate è appena un edificio su tre, o poco più, ossia 14.362 (36%). La dotazione più bassa si registra in Sicilia (14,43%). Supera di poco questa percentuale la Campania (18,07%), seguita dalla Calabria (22,53%). Per Lazio, Abruzzo, Molise e Puglia la quota si attesta attorno a un edificio su 4. Al 13 giugno risultano 1.153 gli interventi conclusi o in fase di collaudo, pari al 58%. Undici le Regioni al di sopra del 60% per interventi già realizzati, o in fase di collaudo; quattro hanno concluso poco più della metà degli interventi conclusi e altrettante sono al 50% e al 46%.
La richiesta al Governo
"Chiediamo al Governo un piano pluriennale di adattamento climatico delle scuole e un investimento costante per l'edilizia scolastica di almeno 1 mld all'anno di cui la metà da destinare al piano clima per le scuole. È necessario, prepararsi aggiornando i piani di emergenza e rendendo obbligatorie le prove di evacuazione anche per alluvioni e terremoti", commenta Adriana Bizzarri, responsabile scuola di Cittadinanzattiva