Garlasco, Sempio a Porta a Porta: non vivo più, sto chiuso in casa. Condanna Stasi giusta
CronacaPer il nuovo indagato nell'inchiesta sull'omicidio di Chiara Poggi non c'è stato alcun errore giudiziario nei confronti dell'ex fidanzato condannato a 16 anni: "Ci sono cose che non mi convincono nel racconto alternativo che lo vedrebbe innocente. Mi sembra che siano più logiche per come sono state spiegate ai tempi". E ancora: "Spero di riuscire a risolvere tutto in udienza preliminare, di non dover affrontare un vero e proprio processo con tutti i vari gradi"
L'impronta 33 sul muro della casa di Garlasco in cui è stata uccisa Chiara Poggi "non è attribuibile né a me né a nessun altro". Di questo è convinto Andrea Sempio, intervistato a 'Porta a Porta'. "Qualora non riuscissimo a convincere un giudice di questa cosa, e quindi diventa 'la 33 è di Sempio', va bene" - aggiunge l'indagato nella nuova inchiesta - "ma è su un muro in un punto in cui ci sono impronte di altre persone. Oggi, da quello che ho visto dall'ultima consulenza" dei pm "non si arriva a dire che è insanguinata. Si arriva a dire che non si può escludere che non ci fosse il sangue. A me non serve sapere però cosa non si può escludere, serve una certezza". "Si vive a fatica", ha poi confessato a proposito del suo stato d'animo nel corso di queste settimane. "Io dico che oggi non sto vivendo perché la mia vita oggi è o chiuso in camera o dall'avvocato o in trasferta quando magari andiamo a incontrarci coi consulenti".
"Nessun errore giudiziario su Stasi, condanna giusta"
Per Sempio non c'è stato alcun errore giudiziario nei confronti di Alberto Stasi, condannato a 16 anni per l'omicidio di Chiara Poggi. "Secondo me la condanna è giusta", ha detto ai microfoni di 'Porta a Porta'. "Ci sono cose che non mi convincono nel racconto alternativo che vedrebbe Stasi innocente. Alcune cose che vengono sollevate non mi convincono. Mi sembra che siano più logiche e spiegate come sono state spiegate ai tempi", ha aggiunto. E ancora, tornando sul suo coincolgimento nell'Inchiesta: "Io francamente penso che sia tutto spiegabile".
"Spero di non dover aver affrontare tutti i gradi di un vero processo"
"Il mio unico dubbio", ha sottolineato a proposito del suo ipotetico rinvio a giudizio, "è che ci sarà tanta tanta roba da valutare, tanti elementi diversi. Io spero di riuscire a risolvere tutto in udienza preliminare, di non dover affrontare un vero e proprio processo con tutti i vari gradi". Però resta il fatto che "per quanto tu puoi sentirti sicuro su certi elementi e dire 'ok secondo me questa cosa si può spiegare', comunque poi dovrei riuscire a spiegarla in aula e non è così automatico". "Quindi il pensiero che ci possa si possa arrivare al carcere c'è. Francamente" - ha concluso - "cerco di non pensarci cerco proprio di non immaginarmi quell'eventualità". Rispondendo, invece, a una domanda riguardo all'impronta insanguinata di scarpa trovata a Garlasco, ha detto: "Tutte le scarpe di cui ho memoria e che ho ancora in casa, anche vecchie, sono tutte 44". "Noi la prova l'abbiamo fatta anche con le scarpe del 42 e non mi stava", ha aggiunto. E per quanto riguarda il Dna sotto le unghie di Chiara ha sottolineato che "la conclusione della perizia Albani è stata che con quella traccia non possiamo farci nulla. Non è una traccia solida, non è replicata, è mista, è degradata. Ogni volta che l'analizzavano, sono venuti fuori risultati differenti. A me pare che il discorso Dna ormai sia risolto". Sempio ha poi detto di avere parlato due volte con Chiara e "se ci fosse stato qualcosa di particolare in quelle chiamate, ad esempio un disturbo, probabilmente l'avrebbe riferito o al fidanzato o al fratello o alla famiglia dicendo 'guardate che ha chiamato tizio'.". Invece, "non c'è nessuno che possa dire che io gli abbia mai parlato di Chiara o che Chiara abbia mai parlato di me quindi anche questa idea che ci potesse essere un interesse" - ha ribadito - "non c'è da nessuna parte". E i video intimi della ragazza, "non li ho mai visti, ho scoperto della loro esistenza attraverso i media".